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Una raccolta di firme per chiedere alle istituzioni di intervenire sulla novità INPS che restringe la platea dei beneficiari dell’assegno mensile di assistenza per gli invalidi

La novità INPS riguardante l’assegno di invalidità per i cittadini disabili con invalidità parziale sta smuovendo il mondo associativo della disabilità, ma anche quello civile, per quella che viene vista come una ingiustizia che limita l’inclusione sociale delle persone disabili.

La novità riguarda la decisione dell’INPS di applicare alla lettera quanto previsto dall’articolo 13 della legge n.118/1971, prevedendo da ora in avanti che, fermi restando i requisiti sanitari, non sia erogato nessun assegno mensile di assistenza (previsto per le persone con percentuale di invalidità dal 74% al 99%) nel caso di attività lavorativa, anche minima.

In particolare, l’INPS ha recepito i pronunciamenti della Corte di Cassazione, modificando le sue precedenti indicazioni sulla concessione di tale provvidenza (di 287 euro mensili, ndr) che veniva erogata nel caso in cui non si superasse la soglia dei 4.931 € annui di reddito personale. Dal 14 ottobre, ha fatto sapere l’INPS nel messaggio n. 3495, l’Istituto erogherà quindi l’assegno mensile solo in caso di provata inattività lavorativa dei richiedenti invalidi.

Ciò significa che chi ha qualche lavoretto o si occupa a tempo parziale di una attività retribuita dovrà scegliere se tenere quella o l’assegno mensile. Tale misura sta provocando, come dicevamo, l’alzata di scudi da gran parte del mondo della disabilità, considerando le ricadute che questo provvedimento avrà nel concreto di chi usufruisce della prestazione, non tanto e non solo sul piano meramente economico, ma anche e soprattutto su quello occupazionale, della socializzazione e, in taluni casi, anche terapeutico. Perché, se il lavoro nobilita l’uomo, contribuisce anche a includerlo e renderlo parte attiva della società.

Sulla questione c’è stato già l’interessamento della Ministra per le Disabilità, Erika Stefani, quella del Ministro del Lavoro, Orlando, che ha presentato un emendamento al riguardo, ma anche la forte richiesta a parte del mondo associativo. Dicevamo che anche la società civile sta facendo sentire la sua voce. Tra i numerosi appelli, quello del team dell'Associazione "Pepitosa in carrozza", Presieduta da Valentina Tomirotti, che su Change.org ha pubblicato una petizione con raccolta di firme per informare l'opinione pubblica e per sensibilizzare le istituzioni a prendere provvedimenti seri per bloccare questa grave situazione.

La richiesta, rivolta o alle istituzioni, al Governo e al Ministero della disabilità, è quella di prendere un impegno concreto verso la cittadinanza con disabilità, bloccando questa nuova normativa e trovando soluzioni esaustive per i bisogni economici di noi soggetti disabili, sostenendo e incentivando la nostra autonomia e dignità anche attraverso una garanzia di lavoro. Il riferimento dei proponenti è agli articoli 4 della Costituzione Italiana e 27 della Convenzione ONU, sul diritto al lavoro di ogni cittadino.

Si ricorda nella petizione che  Se ancora ci fosse qualche dubbio, la vita delle persone con disabilità è più onerosa delle altre persone, non per sfizi, ma per necessità di coinvolgere professionisti per compiere azioni quotidiane.
Le persone con disabilità hanno diritto di lavorare, hanno diritto ad una socialità conquistata e a questa misura economica mensil
e. Non può essere trasformata in una scelta di colpa ambire ad essere un soggetto economicamente attivo. Questa decisione non farà altro che aumentare il lavoro in nero, l'assenza di sicurezza o la scelta di galleggiare semplicemente per sopravvivere.


Ci aspettiamo che le persone con disabilità non siano ancora una volta messe in silenzio e marginalizzate insieme ai propri diritti e che, finalmente, venga incentivato l'ascolto dei bisogni e necessità di tutte le persone indistintamente.

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Redazione

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