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Le associazioni del mondo della disabilità chiedono di intervenire sulla novità INPS riguardante i requisiti per accedere all’assegno mensile di invalidità per invalidi parziali

Sta già scatenando allarmi il messaggio INPS diramato il 14 ottobre con il quale l’Istituto è intervenuto sulle sue precedenti indicazioni e requisiti per poter ottenere l'assegno mensile di assistenza che spetta agli invalidi civili parziali (con percentuale di invalidità dal 74 al 99%), erogato se non si supera il reddito annuo personale di 4.931 euro.

Lettura restrittiva dell’articolo di legge
Il nuovo messaggio INPS precisa che da ora in avanti, in linea con alcuni pronunciamenti della Corte di Cassazione, verrà data lettura restrittiva di quanto contenuto nell’articolo che istituisce, appunto, l’assegno, ovvero l’articolo 13 della legge 118/1971, che recita:
1. Agli invalidi civili di eta’ compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacita’ lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attivita’ lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, e’ concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno mensile di euro 242,84 (importo poi rivalutato annualmente, ndr) per tredici mensilita’, con le stesse condizioni e modalita’ previste per l’assegnazione della pensione di cui all’articolo 12.
2. Attraverso dichiarazione sostitutiva, resa annualmente all’INPS ai sensi dell’articolo 46 e seguenti del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, il soggetto di cui al comma 1 autocertifica di non svolgere attivita’ lavorativa. Qualora tale condizione venga meno, lo stesso e’ tenuto a darne tempestiva comunicazione all’INPS.

Il nodo della inattività lavorativa
In particolare, la locuzione "inattività lavorativa" verrà letta in senso più stringente, prevedendo che non ci debba essere nessuna attività lavorativa, neanche minima, per poter accedere all’assegno. Neppure una attività, avvertono CoorDown, Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con Sindrome di Down e Uniamo, la Federazione delle Associazioni di Persone con Malattie Rare d'Italia, che produca reddito, anche se minimo e anche se inferiore ai 4.931 euro annui.

Come funzionava prima
In precedenza, ricordano le due associazioni, per "inattività lavorativa" valevano i requisiti previsti per l'iscrizione alle liste di collocamento che ammettono la possibilità di incassi da lavoro dipendente fino a 8.145 euro annui e di 4.800 euro in caso di lavoro autonomo, quindi limiti ben più ampi. Si potevano svolgere piccoli lavori, entro il limite di 4.931 euro annui senza perdere l'assegno. Non è più possibile – denunciano CoorDown e Uniamo.
Secondo CoorDown e Uniamo Siamo quindi di fronte ad una interpretazione estremamente restrittiva, che limiterà la possibilità di qualsiasi lavoro o inserimento per le persone con disabilità.
Il tutto per un assegno, lo ricordiamo, di 287 euro al mese.

Perché questa misura può essere particolarmente gravosa?
Perché il suo impatto, al di là del residuale "risparmio" per le casse INPS, per le persone con disabilità può significare ben altro. Pensiamo alle persone con disabilità a bassissimo reddito, ma anche a persone disabili che svolgono piccoli lavori di grande importanza dal punto di vista della socializzazione, dell’autorealizzazione e dell’autonomia.
CoorDown e Uniamo parlano senza mezzi termini di Una scelta miope che sospinge le persone all'autoisolamento, alla rinuncia di percorsi di autonomia, di inclusione.
Medesima preoccupazione e bocciatura su tutta la linea arriva dall'ANMIC, che per voce del suo Presidente, Nazaro Pagano, definisce la misura "Un assurdo logico, giuridico ma anzitutto sociale  che preclude a chi è disoccupato o inoccupato, ma svolge una piccola attività lavorativa percependo un reddito bassissimo, la possibilità di percepire una prestazione economica istituita proprio per sostenere  la persona disabile che  è in cerca di un lavoro stabile e  risulta completamente privo di reddito".

Il mancato confronto con le associazioni
Il Presidente dell’ANMIC denuncia inoltre il comportamento non lineare dell’INPS che, dopo aver sottoscritto un protocollo d’intesa con ANMIC, ENS, UICI e ANFFAS, obbligandosi a consultare le parti prima di emanare disposizioni in ordine alle provvidenze economiche e alle politiche in favore dei disabili, è ora intervenuto unilateralmente a dettare regole in una materia riservata alla legge e non ad atti amministrativi meramente interni.

Possibili soluzioni
Fermo restando che il requisito di inattività lavorativa era già contenuto nell’articolo di legge che disciplina la misura, come intervenire?
Uniamo e CoorDown rivolgono un appello a Governo e Parlamentoper sanare questa stortura a tutela dei più fragili, dei più poveri, dei più esclusi e anche per restituire un segnale positivo a favore dell'occupabilità delle persone con disabilità e propongono una soluzione: modificare o fornire interpretazione autentica della norma originaria sull'assegno che riconosca quale condizione di inattività lavorativa la medesima già prevista per tutti per l'iscrizione alle liste di collocamento.
Anche ANMIC si rivolge al Governo e al Parlamento per l’approvazione di una norma interpretativa che ponga fine ad un comportamento illegittimo

Anche la FISH ha annunciato di aver chiesto e ottenuto un immediato incontro con la ministra per le Disabilità Erika Stefani, che avverrà già nelle prossime ore, insieme ai rappresentanti dell’altra Federazione FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).
"Con la ministra Stefani – spiega il presidente Falabella - discuteremo su come tracciare la strada più immediata per superare questa ingiustizia normativa, chiedendole di rappresentare la questione sia in Consiglio dei Ministri, sia in Parlamento. Servirà infatti un intervento immediato sulla stessa Legge 118 che cinquant’anni fa fissò i gradi di invalidità e le relative provvidenze, una norma che è alla base dell’attuale interpretazione fornita dall’INPS".

Per approfondire:

Messaggio INPS 3495 del 14 ottobre 2021

In disabilicom

Come fare domanda di invalidità

Importi invalidità 2021

Redazione

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