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IL DISTURBO DELLA DEGLUTIZIONE: LA DISFAGIA
prime vie digestive
LE CURE PER LA DISFAGIA: COME VIENE TRATTATA E L'INTERVENTO RIABILITATIVO

A seconda del tipo di disfagia, il personale medico sanitario preposto adotta interventi riabilitativi diversi. Oltre a ciò dà dei suggerimenti utili e pratici per paziente e familiari sulla postura corretta per mangiare e sugli esercizi più efficaci per potersi allenare.

  • Se si tratta di disfagia orofaringea si eseguono esercizi mirati ad aiutare la coordinazione dei muscoli interessati e si stimolano i nervi nelle loro attività di riflesso e risposta.
    In particolare sono consigliati esercizi di mobilizzazione e stretching dei muscoli dell’osso ioide (osso alla radice della lingua) e dei muscoli del collo.
    Si insegnano tecniche rieducative di deglutizione che hanno a che vedere col coordinamento di bocca, viso, mandibola; metodiche di compenso (come posture che facilitino la deglutizione) e adattamenti alla dieta (diete semisolide, semiliquide…).

  • In caso di disfagia esofagea, invece, si interviene sull’esofago o con interventi chirurgici che asportino ad esempio il tumore presente oppure che mirino ad allargare il diametro della cavità esofagea qualora questa si sia ristretta.
    In alcuni casi è sufficiente un trattamento farmacologico che curi le infezioni presenti o riduca i sintomi più acuti di qualche malattia (ad esempio quella da reflusso gastroesofageo). I farmaci possono anche essere utili nel caso in cui si voglia indurre il rilassamento dei muscoli.

  • Se la disfagia è di tipo psicogeno si interviene tramite un trattamento psicologico o psichiatrico.

  • Se è una disfagia da reazione iatrogena al farmaco si elimina il farmaco che la causa.

Nei casi più estremi si procede all’alimentazione tramite sondino nasogastrico (SNG) (tubicino che dal naso va allo stomaco) o tramite PEG.
La PEG, sigla per Gastrostomia Endoscopica Percutanea, consiste nel collegare un tubicino, attaccandolo sottocute poco sopra l’addome a livello dello stomaco, per nutrire artificialmente la persona senza passare per le vie aeree e digestive superiori.
È un intervento delicato che si consiglia solo in casi particolari e comunque per pazienti che hanno un’aspettativa di vita superiore ai sei mesi.
In ogni caso la PEG non dà effetti collaterali particolari e viene ben tollerata dal paziente che non la percepisce come corpo estraneo, contrariamente al sondino (SNG) che, accidentalmente o volontariamente nei pazienti confusi o agitati, viene spesso rimosso.

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