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IL DISTURBO DELLA DEGLUTIZIONE: LA DISFAGIA
prime vie digestive

SI PUÒ GUARIRE DALLA DISFAGIA? 

Abbiamo visto come la disfagia sia un disturbo da non sottovalutare perchè la fatica a deglutire o la tosse persistente durante i pasti possono evolversi in qualcosa di più serio e grave come il soffocamento o l'infezione polmonare.
In ogni caso la risposta alla domanda è...

Sì, si può guarire dalla disfagia ma tutto dipende dalla gravità del disturbo in atto.
- Se è qualcosa di lieve anche nel giro di una settimana si può guarire.
- Se vi è qualche causa circoscritta che provoca la disfagia come può essere la reazione iatrogena a qualche farmaco o la presenza di un tumore, la disfagia scompare nel momento in cui si elimina il suo fattore scatenante.
- Quando invece la disfagia è la conseguenza di una patologia o di una particolare operazione subita dal corpo, allora i tempi di guarigione sono più lunghi e non è detto che il disturbo scompaia ma sicuramente è possibile attenuarlo e compensarlo con altri metodi che aiutino a gestire il problema in maniera serena e pratica per tutti.

La cosa primaria è ristabilire il giusto apporto nutritivo al paziente e successivamente si può lavorare anche sul benessere psicologico della persona, che prende coscienza della sua condizione e impara a conviverci riscoprendo anche il piacere del mangiare in compagnia.

A livello di zone cerebrali colpite si è rilevato che le lesioni che coinvolgono le aree sottocorticali del tronco e bulbo sono correlate a deficit deglutitori maggiori ma non c’è una particolare differenza se ad essere colpito è l’emisfero cerebrale destro oppure sinistro.

Un consiglio importante che si può dare a familiari e caregivers è lasciare che la persona con disfagia faccia quello che riesce a fare senza aiutarla, insegnandole ad essere sempre più autonoma e non abituandola alla prassi che qualcuno la imbocchi o faccia le cose al posto suo, altrimenti la riabilitazione diventa estremamente difficile.
È da tener presente che la cannula tracheostomica è percepita comunque come un dispositivo estraneo che può generare fastidio e rallentare la capacità del singolo paziente di ritornare a nutrirsi da solo in autonomia.

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