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Cosa aspettarsi dalla squadra italiana a Pyeongchang, ma anche un’occhiata al futuro dello sport paralimpico nell’intervista a Tiziana Nasi, Presidente della Federazione Italiana Sport Paralimpici Invernali

Tiziana Nasi è nata, cresciuta e vive con la tuta da ginnastica addosso, con lo sport, tra gli sport e per lo sport (specialmente quelli invernali), avendo fatto della sobrietà, della testardaggine e della pragmaticità i punti di forza che l'hanno portata a diventare una delle figure più importanti della montagna a livello Tiziana Nasinazionale e internazionale. Donna manager decisa ma illuminata, persona schietta ma cordiale, sempre disponibile e sorridente: nel 1982, a soli 34 anni, diventa Presidente della Sestrieres Spa, società che gestisce gli impianti di risalita dell'omonima località sciistica (di cui il padre Giovanni fu sindaco per una trentina d'anni) e del comprensorio della Via Lattea.
Per noi, Tiziana Nasi è soprattutto una delle maggiori artefici dello sviluppo e della promozione degli sport invernali praticati da persone con disabilità in Italia. Un impegno iniziato nel 1992 come organizzatrice della terza edizione dei Campionati Italiani di sci per disabili (sempre a Sestriere) e successivamente proseguito come Presidente del CIP Piemonte (dal 1997), fino alla nomina al vertice del Comitato Organizzatore dei Giochi Paralimpici Invernali di Torino 2006. Nel 2011 Nasi abbandona la Presidenza del CIP per diventare n. 1 della FISIP, Federazione Italiana Sport Paralimpici Invernali, ed è proprio per questo che l'abbiamo intervistata sulle speranze azzurre nello sci alpino, nello sci nordico e nello snowboard.

Mancano ormai pochissimi giorni all'inizio delle Paralimpiadi: per lei che è stata tra i pionieri degli sport invernali paralimpici in Italia, che emozioni prova nell'avvicinarsi a una manifestazione come questa?
Innanzitutto penso di non aver inventato nulla: i Campionati Italiani del 1992 li organizzai grazie all'insistenza di Paola Magliola, una signora biellese da tempo impegnata negli sport per persone disabili. L'unica cosa di cui mi sento davvero “inventrice” è la squadra di hockey perché nel 2006, come paese ospitante, avemmo l'occasione di essere automaticamente qualificati; fu così, in pochissimo tempo, che con Andrea Chiarotti, sempre Paola Magliola e tanti altri appassionati piemontesi creammo la squadra dei Tori Seduti. Successivamente seguirono il nostro esempio anche la Lombardia e il Trentino Alto Adige. Tornando alla domanda, l'attesa dei Giochi mi provoca, com'è ovvio, tantissima emozione. Inoltre, le Paralimpiadi 2018 coincideranno con la fine del mio secondo mandato come Presidente FISIP, che spero si concluderà nel migliore dei modi!
Foto Renè
Com'è andato l'ultimo anno? Come arriva l'Italia ai Giochi?
Abbastanza bene perché abbiamo ottenuto dei buoni risultati nello sci alpino grazie all'ormai affermata coppia composta dal trentino Giacomo Bertagnolli e dalla sua guida Fabrizio Casal e nello snowboard dal veronese Manuel Pozzerle; indicazioni interessanti sono arrivate anche dallo snowboarder toscano Jacopo Luchini, mentre crediamo molto nelle potenzialità di Renè De Silvestro, capace di ottenere un ottimo terzo posto in Coppa del Mondo di sci alpino. Renè, atleta di Cortina, prima dell'incidente era uno sciatore di buon livello, ad oggi lo stiamo vedendo migliorare giorno dopo giorno.

Alle Paralimpiadi avrete “solo” 9 atleti: 4 nello snowboard, 4 nello sci alpino e 1 nello sci nordico. È un buon risultato o pensavate di portarne di più?
Abbiamo una squadra piccola ma compatta, frutto di una scelta fatta in modo condiviso con il Consiglio Federale e supportata dal Comitato Italiano Paralimpico. Già dopo i Giochi di Sochi 2014 ci venne detto, per il quadriennio successivo, di lavorare su giovani emergenti, su atleti di prospettiva magari non ancora in grado di ottenere grandissimi risultati nell'immediato ma capaci di garantire un futuro alla Nazionale. Come potete notare, in Corea ci saranno tutti esordienti.

Quali sono gli obiettivi per le tre discipline?
Paolo Priolo snowboardL'obiettivo è unico, per tutti: fare quello che è possibile e immaginabile. Come abbiamo detto prima, Bertagnolli e Casal stanno ottenendo risultati strepitosi e da loro ci aspettiamo molto. Per quanto riguarda gli altri, Davide Bendotti (sci alpino) è un ottimo atleta e un ragazzo serio che migliora costantemente, anche se forse è un po' presto per immaginarlo sul podio. Nello snowboard punteremo molto sull'unità e sull'affiatamento della squadra, composta da grandi amici: in quest'ottica è molto importante il recupero dall'infortunio di Roberto Cavicchi, elemento di grande aggregazione che fa bene al gruppo. Infine, due parole sul piemontese Paolo Priolo, altissimo e magrissimo, caratteristiche piuttosto rare per uno snowboarder. Al di là dei risultati che otterremo, comunque, è importante constatare come tutti stiano lavorando sodo e ci tengano enormemente, stiamo parlando di una Paralimpiade e non potrebbe essere altrimenti.

La spedizione azzurra è composta al 50% da esordienti. L'età media, inoltre, si è abbassata notevolmente: nel solo sci alpino, ad esempio, è di 21 anni contro i 33 di Sochi 2014...siete soddisfatti di questo?
Evidentemente sì perché è perfettamente in linea con il progetto varato quattro anni fa con Luca Pancalli. Ripeto, dopo Sochi 2014 ci disse di non ragionare solo in ottica Pyeongchang ma di essere lungimiranti su un lavoro che, inevitabilmente, deve puntare alla formazione di atleti in grado di primeggiare nei futuri impegni internazionali.

Una come lei avrà sicuramente mille ricordi legati alle Paralimpiadi, ci può raccontare qualche aneddoto?
Dalla prima Paralimpiade estiva a cui presi parte, Sydney 2000, ho un ricordo straordinario di tutte le edizioni. La più bella, per motivi affettivi oltre che geografici, è stata quella invernale di Torino, in cui scommettemmo su una visione nuova della città: non dimenticherò mai la camminata, dalla tribuna al podio, con il Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale Philip Craven tra le due ali di atleti che avevo avuto occasione di conoscere durante la promozione della candidatura della mia città. Non dimenticherò mai nemmeno i Paralympic Days che accesero di passione i volontari e la cittadinanza tutta, è bello vedere, anche a distanza di anni, la loro voglia di essere presenti alle manifestazioni celebrative.

Visto che se ne sta parlando, è favorevole ad una ricandidatura di Torino per il 2026?
Pensare idealmente ad un ventennale Torino 2006-2026 sarebbe fantastico! Sono favorevole perché sarebbe un modo non violento di organizzare i Giochi, molte cose di cui avremmo bisogno ci sono già mentre altre potrebbero essere realizzate attraverso il recupero di aree dismesse come, ad esempio, le palazzine dell'ex Villaggio Olimpico. Inoltre, si potrebbe riprendere il discorso sull'eliminazione delle barriere architettoniche, un campo in cui Torino ha dimostrato di essere all'avanguardia: ancora oggi incontro decine di persone con disabilità, sportivi e non, che mi dicono quanto sia bello trascorrere del tempo in una delle città più accessibili d'Italia.

Tornando alla parte agonistica, su cosa si può lavorare per far crescere ancora di più la FISIP e le sue attività?
Il chiodo fisso è sempre lo stesso, concentrarci sui giovani. Per farlo occorre parlarne il più possibile, farci aiutare da voi giornalisti nel divulgare il nostro lavoro e le nostre attività. Alle Paralimpiadi ci affideremo agli ottimi servizi della RAI, compatibilmente con gli orari difficili a causa del fuso orario coreano. A livello numerico, invece, avremmo bisogno di fondisti e di ragazze: sono rimasta strabiliata nel vedere la norvegese Lena Schroder giocare a hockey, dobbiamo lavorare in quella direzione.


In disabilicom:

Speciale sport disabili

Nelle foto:
Foto 1 – Giacomo Bertagnolli, Tiziana Nasi e Fabriazio Casal (VI)- Cavalese TN
Foto 2 – Renè De Silvestro (sitting) – San vito di Cadore BZ
Foro 3 – Paolo Priolo (Upperlimb – SnowBoard) Asti AT

 

Marco Berton