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Stallo della riforma dei LEA protesica, mancato recepimento delle nuove tariffe, mancata attività di revisione degli elenchi delle prestazioni erogabili, mancato accreditamento dei fornitori. E’ questa le denuncia dalle sigle del Comparto Ortoprotesico

Uno stallo che dura da 6 anni - quelli trascorsi dall’approvazione dei nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza), ovvero del DPCM 12.1.2017, e la sua reale applicazione - con una serie di ricadute che vanno a coinvolgere cittadini, imprese, e intero settore ortoprotesico.

LA DENUNCIA DEL COMPARTO ORTOPROTESICO
E’ questa la denuncia del comparto che, sotto le sigle ASSORTOPEDIA – CIDOS - FEDERLAZIO – FIOTO - proclamano lo stato di agitazione delle Aziende Ortopediche e dei lavoratori del settore per il prossimo 18 marzo, per denunciare l’inerzia e l’assenza delle Istituzioni (Ministero della Salute, Conferenza Stato/Regioni, Regioni, Ministero dell’Economia e delle Finanze) che a 6 anni dalla pubblicazione del DPCM 12.1.2017 non sono ancora riusciti a rendere operativi i nuovi LEA, a organizzare i SSR e le relative tariffe.
L'obiettivo dello stato di agitazione è quello di attenzionare l’Opinione pubblica, la Politica e le Istituzioni alla pericolosa fase di stallo in cui si trova il settore, a causa di una riforma incompleta e mai compiuta.

ELENCHI NUOVI MA GIÀ VECCHI
I dispositivi erogabili sono vecchi di oltre 23 anni, ricordano i promotori,
e i quadri normativi sono cambiati. “La domanda è cambiata, il mondo è cambiato e i costi aziendali che incombono sulle aziende ortopediche si sono moltiplicati”. Alle aziende viene chiesto di garantire l’erogazione diretta delle prestazioni protesiche a beneficio degli assistiti e della cittadinanza tutta secondo due classificazioni ISO difformi: quella del nomenclatore 1999 e quello del DPCM 12.1.2017.
Siamo passati dal Regolamento Bindi D.M. 332/99 al D.P.C.M. 29/11/2001 fino al più recente D.P.C.M. 12/01/2017: “in 24 anni troviamo nei LEA gli stessi dispositivi e le stesse tariffe”, denunciano le sigle del comparto: “Sulle strutture erogatrici gravano oltre vent’anni di inadempimenti della P.A. e da 6 anni si attende la determina del decreto tariffeche renderebbe operativo il paniere delle prestazioni dei nuovi elenchi LEA. Nuovi, ma già vecchi ancora prima di divenire operativi!”.

LE RICADUTE SUI CITTADINI
Nuovi ma già vecchi, appunto. Lo sanno bene i cittadini con disabilità, per i quali non è ancora possibile accedere ad ausili più moderni, a causa del blocco delle tariffe, non ancora definite all’interno del Nomenclatore Tariffario. Questo significa ausili più vecchi, e qualità della vita peggiore. Intanto, in tutti questi anni, l’inflazione ha raggiunto la soglia del 34% dall’ultimo aggiornamento del Nomenclatore Tariffario.
Ad oggi non vi è nessuna evidenza che il Ministero della Salute stia lavorando per modificare i LEA, sia nei termini della declaratoria degli elenchi di prestazioni erogabili, sia delle tariffe riferite, sia delle modalità di rinnovo. Incombe altresì lo spettro di molte criticità, per scelte errate, che negheranno la fornitura di presidi indispensabili e rigetteranno nel caos prescrittori, assistiti, Asl, stazioni appaltanti e fornitori, chiosano i promotori dell’agitazione.

LE RICHIESTE
Per i promotori dello stato di agitazione è indispensabile che le Istituzioni prendano coscienza del fatto che occorre urgentemente provvedere a:
- Uniformare le prestazioni LEA nei SSR superando la coesistenza di due classificazioni e regolamenti difformi
- revisione delle tariffe
- revisione degli elenchi delle prestazioni erogabili
- accreditamento della filiera degli erogatori di prestazioni ortoprotesiche
- determinazione di una metodica di lavoro e aggiornamento permanente dei LEA e delle tariffe
- semplificazione dei processi di erogazione e controlli

Cittadini e imprese non possono più aspettare.

Redazione

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