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Una analisi della progettazione presentata dalle regioni in merito alla messa in campo di interventi per il dopo di noi, a oltre un anno dall’approvazione della legge 112/2016

Quasi un anno e mezzo fa il Parlamento approvava la legge 112/2016 con l’obiettivo di affrontare e iniziare a normare la questione del Dopo di noi delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Obiettivo del provvedimento, quello di dare una risposta alla più angosciosa delle domande che i genitori di una persona con disabilità si fanno: chi se ne occuperà quando non ci saremo più? La legge, pur con lacune, ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento specifiche tutele per agevolare il futuro della persona con grave disabilità in contesti de-istituzionalizzati e il più possibile familiari.

LE LINEE DI INTERVENTO DELLA L.112/2016 - In particolare, le due principali direttrici su cui si muove la normativa sono:
1.    La promozione di percorsi di deistituzionalizzazione coordinati dalle regioni e messi in campo da soggetti a livello locale, e sostenuti grazie al Fondo realizzato ad hoc per il dopo di noi
2.    Una serie di agevolazioni per erogazioni e trust a favore di figli disabili, da parte dei privati.
Ma, a distanza di un anno, a che punto siamo con l’attuazione concreta dei progetti che la legge dovrebbe sostenere? Fotografa la situazione attuale la prima Relazione sullo stato di attuazione della legge 112/2016 inviata in questi giorni al Parlamento. 

IL PUNTO A OLTRE UN ANNO DALLA LEGGE - Poiché dal punto di vista attuativo e programmatico il primo step ha visto protagoniste le Regioni (successivamente l’operatività è ai Comuni, che erogano i servizi ai cittadini aventi diritto), dopo il riparto del Fondo,  questa relazione si concentra allo stato di avanzamento della prima fase: quella nella quale le regioni definiscono gli indirizzi di programmazione, propedeutici all’erogazione dei fondi per infine la realizzazione degli interventi sul territorio. La seconda relazione, che ancora deve essere presentata, si concentrerà quindi nella fase due, quella pienamente attuativa. (qui parliamo degli step dell'attuazione della legge Dopo di Noi)

COME VERRANNO SPESE LE RISORSE - Ma su cosa si sono concentrati i progetti delle Regioni? Come saranno spese le risorse messe in campo? Vediamo il contenuto in  sintesi. L’ammontare messo a disposizione per gli anni 2017-2018 è di 128 milioni di euro, così ripartiti: 90 milioni di euro per il 2016 più 38milioni e 300mila euro per il 2017. Queste risorse sono state tutte trasferite alle regioni nel corso del 2017. Nella media, in maggioranza  i progetti delle programmazioni regionali sono finalizzate a:

1.  Realizzazione e/o la messa a disposizione degli alloggi con le caratteristiche previste dalla norma (che riproducono le condizioni abitative e relazionali della casa familiare, con moduli abitativi per non più di 5 persone, spazi accessibili, utilizzo di nuove tecnologie per migliorare l'autonomia delle persone, collocate in contesti territoriali idonei a sviluppare contatti con la comunità di riferimento, ecc.). Questo genere di interventi prende circa il 30% delle risorse.

2. Realizzazione di percorsi di ingresso e supporto all’abitare, per i quali le risorse sono distribuite per: il finanziamento dei percorsi programmati di ingresso negli alloggi e il supporto alla domiciliarità una volta che i beneficiari degli interventi sono entrati nelle abitazioni. Questo genere di interventi prende circa il 55% del totale delle risorse.

3. Sviluppo delle competenze per favorire l'autonomia e per i programmi di accrescimento della consapevolezza (12% delle risorse).

4. Interventi di permanenza temporanea in strutture diverse dagli alloggi sopra individuati (4%) -  d'altra parte limitati dalla disciplina attuativa solo a situazioni emergenziali.

Notiamo quindi come siano soprattutto le prime due voci a coprire, con oltre il 70%, il totale dell’ammontare.
Il documento mette in relazione non solo le soluzioni delle diverse regioni, ma anche l’evoluzione nelle due annualità, delle tipologie di interventi.

DIFFERENZE TEMPORALI – La maggiore evidenza rispetto alle differenze temporali evidenzia come nel secondo anno ci sia un maggiore aumento del supporto alla domiciliarità, a discapito degli interventi infrastrutturali. I dati sono coerenti con lo sviluppo temporale della programmazione, che vedeva nel primo anno la creazione delle soluzioni alloggiative, e successivamente gli interventi di loro gestione.

DIFFERENZE REGIONALI- Sul fronte territoriale e regionale, la relazione registra delle differenze.

Nord
Al nord la quota maggioritaria è per la realizzazione di alloggi (37% a fronte del 23% del centro e del Sud), rimanendo pressoché invariata tra il 2016 e il 2017. Diverso discorso  invece per il Centro e il Mezzogiorno, dove si passa da circa il 28% del 2016 al 10% del 2017. A livello regionale, è l’Emilia Romagna e registrate la quota maggiore di risorse per gli alloggi. All’opposto, la valle d’Aosta è l’unica regione a non avere programmato alloggi a valere sulle risorse del Fondo.

Centro  - Nelle regioni centrali sono soprattutto i percorsi di deistituzionalizzazione, quindi accompagnamento fuori da istituti o nucleo familiare a trovare maggiore  impegno nella programmazione regionale. Nel Lazio questa quota raggiunge il 60%, mentre all’estremo, Emilia Romagna, Marche e Molise si attestano sul 10%.

Sud: nel mezzogiorno è soprattutto a interventi di supporto alla domiciliarità che vengono destinate le maggiori risorse del Fondo., soprattutto nella seconda annualità.

tabella di ripartizioni risorse per progetti dopo di noi Interessante sarà soprattutto la seconda fare, quindi, se, come registrato dall’ANFFAS, al momento attuale, solo 5 regioni (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Marche e Molise) vedono già operativa la legge, avendo emanato i bandi che permettono agli interessati di proporre il proprio progetto individuale.


Redazione