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Dopo l’insediamento del nuovo Governo, una giovane donna con disabilità ha scritto una lettera appello ai neo ministri, raccogliendo quasi 40mila firme per chiedere che si intervenga su alcuni temi critici vissuti dalle persone con disabilità nel nostro Paese

Le legislature finiscono, i governi si susseguono, ma la disabilità non scade. Non termina, non ha soste, e richiede politiche, interventi, leggi, sostegno. Sulla questo si concentra l’appello di una giovane donna con disabilità, Maddalena Milone, che ha lanciato una petizione su change.org, già firmata da quasi 40.000 persone, nella quale si rivolge ai Ministri delle disabilità e delle pari opportunità e del lavoro, evidenziando quelle che lei e i firmatari ritengono alcune delle criticità che riguardano diverse aree della disabilità nel nostro Paese: nomenclatore tariffario fermo e conseguenti ausili osboleti, permessi legge 104, congedo e tutele al lavoratore con disabilità da rafforzare, cifra delle pensioni di invalidità attualmente insufficiente a condurre una vita dignitosa.

Milone ha girato anche una breve presentazione video di sé nella quale racconta chi è e cosa chiede con questa raccolta firme.



Questi i punti della lettera inviata ai Ministri del neo governo Meloni.

1. aggiornamento nomenclatore tariffario 
Il nomenclatore tariffario degli ausili, protesici e non, è un documento in cui sono elencati i vari ausili ortopedici necessari alle persone con disabilità per camminare. Al momento risulta ancora in vigore quello del 1999. Nonostante sia stato emanato, in effetti, un documento con i nuovi dispositivi tecnologici e i nuovi livelli di LEA, tale documento (DPCM 12 gennaio 2017), approvato nel 2021, risulta ancora non operativo. 
Le stesse officine ortopediche chiedono a gran voce di risolvere tale problema, che comporta per loro una maggiore difficoltà lavorativa e un doversi adattare a una burocrazia non più adeguata. Sul sito Fioto viene riportato: "Questi cinque anni di attesa hanno accentuato le diseguaglianze territoriali (sia tra le Regioni sia tra le ASL) di accesso alle prestazioni di assistenza protesica; si sono moltiplicate le situazioni di abusivismo in assenza della disciplina dell'accreditamento della filiera erogativa. Non è più tempo di rinvii; i LEA devono diventare operativi."
Soprattutto, però, questo risulta un problema molto grave per coloro che colpiti da disabilità si trovano ad affrontare spese molto alte o a rinunciare a poter svolgere determinate attività, incluse quelle lavorative e sportive, rimaste privilegio dei pochi che possono permettersi le protesi e le carrozzine per lo sport.


2. Legge 104/1992 e legge 151/2001
Anche nei casi di gravità, la legge non tutela sufficientemente il lavoratore disabile sul posto di lavoro, in quanto la normativa tende a tutelare  il caregiver prevedendo un congedo straordinario o il diritto al part-time, per gravissimi e documentati motivi di salute, solo a beneficio dei parenti/genitori/figli della persona con handicap, ma non per il disabile stesso.
Mi chiedo e Vi chiedo, quindi, in che modo avvenga l'inclusione della persona con difficoltà nel mondo del lavoro, se in caso di gravi problemi di salute tale forma di congedo è prevista solo per chi assiste ma non per il lavoratore diretto interessato, che rischia così di perdere il lavoro se capita un grave problema di salute.


3. Sussidi economici per persone con disabilità e invalidità civile
E' lampante come 295 euro di invalidità civile o 500 euro di accompagnamento non siano sufficienti, nel 2022 in Italia, per permettere una vita dignitosa, soprattutto se teniamo in considerazione il fatto che una persona disabile deve affrontare maggiori spese mediche.
Aggiungo che il limite 17.050, 42 euro lordi (circa 1200 euro al mese) per avere tale sussidio appare assolutamente inadeguato, considerando anche i problemi precedentemente esposti. Chiediamo che tali importi vengano adeguati al costo della vita. 


La lettera riporta poi alcuni riferimenti alla nostra Costituzione:
La Costituzione Italiana, all'articolo 3, così recita:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c.1], di razza, di lingua [cfr. art 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinione politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'articolo 38, invece, cita: Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

In riferimento a tali principi costituzionali, la lettera continua: è palese come tali contraddizioni violino addirittura la fonte primaria del nostro diritto, ma soprattutto avere dei cittadini in grado di lavorare e di produrre per lo Stato sarebbe un vantaggio per la Società, che invece di fatto esclude queste persone sia in ambito sociale che lavorativo, in quanto non le mette in condizione di raggiungere il loro pieno potenziale. 
Crediamo fermamente che sia non solo etico, ma utile un'integrazione migliore del cittadino con handicap, rendendo di nuovo produttive persone che ad oggi sono considerate solo una spesa.
Si parla tanto di inclusione ma spesso si ha l’impressione che le proposte e gli interventi sul tema siano solo di pura apparenza. 


Qui per firmare la petizione: https://www.change.org

Redazione

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