Menu

banner exposanita

 
 
 
 
 

Tipografia

I numeri della indagine FISH sono allarmanti: il 65% delle donne con disabilità intervistate ha subito una qualche forma di violenza

Lungi dall’essere sconfitta, la violenza sulle donne è purtroppo una attualissima piaga anche nella nostra Italia. I numeri delle violenze subite dalle donne – spesso dentro alle mura domestiche – non danno tregua, e ce ne riportano la drammatica quotidianlità telegiornali e notiziari, tra femminicidi, violenze fisiche e psicologiche, stalkeraggio e minacce.

Se al genere si unisce anche una componente di maggior fragilità, come può essere la componente della disabilità, ecco che lo scenario si può fare anche peggiore: la violenza sulle donne con disabilità  è un fenomeno dai numeri che spaventano. Per renderci conto delle proporzioni del problema, la FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che da sempre ritiene centrale il tema della discriminazione e della violenza contro le bambine, le ragazze e le donne con disabilità, tra le varie sue attività ha promosso nei mesi scorsi la ricerca VERA (acronimo per Violence Emergence, Recognition and Awareness), in collaborazione con Differenza Donna, i cui dati, estratti, incrociati ed analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez sono stati presentati ieri a Roma.


DISCRIMINAZIONE MULTIPLA
Dall’analisi, condotta su 519 intervistate con differenti disabilità, si delinea un quadro allarmante e a tinte ancora più fosche di quello che riguarda la violenza sulla generalità delle donne, e vanno a confermare un dato: le donne con disabilità sono più a rischio di violenza. Le donne con disabilità subiscono infatti una discriminazione multipla: come donne e come disabili. L’esito non è una semplice somma, ma una condizione ancora più complessa.


I NUMERI DELLA VIOLENZA
Dall’indagine emerge una incidenza notevole e superiore a quella finora supposta: su 519 intervistate, ben 339 donne hanno subito violenza in qualche forma (65,3%). Preoccupante è la consapevolezza della violenza subita. Dall’analisi degli incroci delle diverse domande risulta evidente che solo una parte delle intervistate (33%) riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire. Ciò ad indicare che molto spesso le donne stesse faticano a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessuale.


LE FORME DI VIOLENZA
La forma di violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale – che include anche le violenze a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%).


CHI COMPIE LA VIOLENZA
La violenza è perpetrata prevalentemente da persone note alla vittima (80% dei casi). Nel 51% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 21% si tratta di un conoscente e nell’8% di un operatore.


DISABILITA’ PIU’ ESPOSTE
Fra le intervistate, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza l’82% delle donne con una limitazione cognitiva/intellettiva e l’85% di quelle con una disabilità psichiatrica. Le donne con una disabilità plurima hanno subito violenza nel 74% dei casi, rispetto al 64% registrato tra quelle con un solo tipo di limitazione. 


LA VIOLENZA VISSUTA IN SILENZIO
Solo il 37%
delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate afferma di aver reagito. Fra queste una quota più residuale di donne ha deciso di confidarsi, in cerca di aiuto, con la propria rete di familiari e amici (6,5%) o si è rivolta al servizio competente, ossia ad un Centro antiviolenza (5,6%).

POLITICHE E AZIONI A CONTRASTO DELLA VIOLENZA
Atti internazionali come la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la Strategia ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile richiamano un impegno degli Stati e delle organizzazioni su questi aspetti. La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, PROMUOVENDO questa ricerca, intende promuovere la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate. Inoltre, la FISH ha aderito alla Manifestazione Nazionale del 23 novembre (Roma, Piazza della Repubblica, ore 14) promossa da Non Una Di Meno ed altre organizzazioni in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.


Ma tutti noi siamo chiamati a fare qualcosa: anche solo a vigilare, a registrare qualsiasi segnale, a denunciare ed offrire vicinanza alle donne vittime di violenza. Tutte.


Abbiamo parlato di questo argomento anche qui:

Violenza contro le donne disabili: quella piaga silenziosa che va scoperchiata

L'Europa deve fare di più per le donne con disabilità

Redazione