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Christian Lorenzini, fisioterapista di Bebe Vio e della Nazionale paralimpica di scherma, racconta la sua paralimpiade
 
Si è appena chiuso il sipario sulle Paralimpiadi di Tokyo 2020: una edizione fortunatissima per l’Italia, che ha fatto incetta di medaglie come mai prima d’oggi.  Negli occhi ci restano molti istanti delle meravigliose vittorie degli azzurri: la tripletta dell’atletica, l’urlo di gioia di Bebe Vio ancora oro al fioretto, i moltissimi podi del nuoto, solo per citarne alcuni.
Ma quanto lavoro, quanta fatica, allenamento, tecnica, progettazione c’è dietro ad una Paralimpiade?

Christian LorenziniNella Giornata Mondiale della Fisioterapia, l'Associazione Italiana di Fisioterapia-AIFI accende i riflettori anche sulla riabilitazione sportiva, proponendo alcune considerazioni del fisioterapista Christian Lorenzini, da 10 al servizio della fisioterapia sportiva e specializzato in riabilitazione ortopedica, che si è preso cura di Bebe Vio e degli altri azzurri alle recenti Paralimpiadi. Il professionista mette subito le mani avanti in fatto di meriti: "Parlare di me è un'esagerazione – spiega – perché io dico sempre che noi addetti ai lavori, noi dello staff sanitario, siamo un po' l'ultima ruota del carro. Siamo quelli che si alzano prima la mattina, quelli che vanno a dormire più tardi la sera ma dire che c'è una percentuale di nostro nelle vittorie è forse un po' esagerato". "Facciamo la nostra parte, sicuramente ci mettiamo a disposizione massima degli atleti, quindi sicuramente una piccola percentuale di merito nostro c'è, ma gli attori principali, poi, sono sempre gli atleti e il merito va fondamentalmente tutto a loro".

Sull’incredibile recupero di Bebe Vio, sul podio dopo aver rischiato solo pochi mesi una nuova amputazione, così Lorenzini: "Bebe ha sintetizzato in maniera molto sincera quanto le è accaduto, e ritengo che questo dia ancora maggiore risalto alla sua vittoria nella gara individuale ed in quella di squadra, proprio perchè, venendo da un periodo non facilissimo, ha dovuto rincorrere il tempo per prepararsi e per affrontare questa ulteriore sfida che, fortunatamente, è riuscita a portare a compimento"."Fondamentalmente- prosegue Lorenzini- lei si mette sempre a nudo, Bebe è ciò che vediamo, è lei e quello che rappresenta. E questa è la cosa che mi è sempre piaciuta. È una ragazza davvero molto schietta, molto sincera, le cose non le manda a dire e, a mio avviso, è un fatto estremamente positivo".

Con Christian Lorenzini si discute inoltre delle eventuali differenze nel trattare, in qualità di fisioterapista, atleti con o senza disabilità: (…) La differenza probabilmente consiste in chi approccia alla disabilità, cioè come si vuole vedere ed interpretare la disabilità. Io, sinceramente, approccio allo stesso modo: soprattutto con gli atleti, in particolare con quelli che hanno una certa esperienza, che sanno già cosa il loro corpo possa dare. E a volte sono loro stessi che ci insegnano che la disabilità non è un limite ma una caratteristica".
Le differenze ci sono nel trattare determinate patologie, da un determinato punto di vista o da una certa angolatura. Ma in senso stretto non trovo una differenza, perchè le problematiche che possono essere muscolo-scheletriche in senso stretto, quindi gli infortuni, sono molto simili rispetto a quelli che possono avere atleti non disabili dello stesso sport ma, allo stesso tempo, dobbiamo cercare di adattarci nell'approccio (…).

Sul fronte delle differenze nei tempi di recupero tra atleti con e senza disabilità, Lorenzini ritiene che "un atleta con disabilità, se lo guardiamo in generale, sicuramente può avere differenze oltre che nel tempo di recupero anche in quello che può fare. Atleti con disabilità o comunque con il coinvolgimento vascolare o del sistema nervoso, infatti, non possono effettuare molte terapie. Quindi probabilmente sì, una differenza c'è". Ma un elemento importantissimo nel recupero è anche la volontà: "(…). C'è l'esempio di Bebe ma potrei citarne davvero tantissimi altri e molto spesso la caparbietà di questi atleti e la loro determinazione è un qualcosa che accelera il recupero da un infortunio per il raggiungimento di un obiettivo.

Al di là dei meriti sportivi, il socio AIFI racconta ciò che si porta dietro da questa esperienza delle Paralimpiadi di Tokyo: "sicuramente è stato un periodo molto lungo e molto faticoso, soprattutto stare lontano da casa e dalla famiglia. E allargo tutto questo agli altri colleghi, ai tecnici, agli addetti ai lavori, oltre ovviamente agli atleti stessi. Certamente, però, porto via con me molti momenti di vita vissuta, molti positivi e all'insegna della gioia ma anche di difficoltà, perchè in un periodo lungo che, ovviamente, precede un evento come una Olimpiade o una Paralimpiade, ci sono da gestire anche momenti un po' più difficoltosi, sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista morale. Mi porto via pezzi di quotidianità molto importanti, storie e situazioni che vanno oltre lo sport stesso e mi porto via moltissime emozioni proprio in campo umano".

È indubbio che ci sia stata molta enfasi per i Giochi Olimpici di Tokyo, e forse un po' meno attenzione per i successi delle Paralimpiadi, una cosa che gli addetti ai lavori, atleti compresi, percepiscono. Il fisioterapista di Bebe Vio e della Nazionale paralimpica di scherma afferma che "siamo partiti per il Giappone l'11 agosto e siamo stati catapultati in un mondo che ti assorbe completamente, 24 ore su 24. Probabilmente dobbiamo ancora un po' metabolizzare alcune cose. Però, a parte le battute fatte tra quanti lavorano nel mondo olimpico e paralimpico, un po' la differenza di considerazione, magari dal pubblico esterno, si percepisce. Ma vi assicuro che, proprio tra olimpico e paralimpico, c'è grandissimo scambio, in particolare fra noi terapisti, medici, preparatori e tra gli stessi maestri. Può anche succedere che un maestro che si occupa di scherma olimpica vada a fare allenamenti con il paralimpico e spesso c'è moltissima sorpresa negli occhi di chi passa nel paralimpico, perchè si rende conto dell'organizzazione, della passione, della serietà e del professionismo".

Redazione

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