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Pronostici e aneddoti dal portabandiera azzurro, veterano dello sport paralimpico italiano che ci farà ancora sognare qualche medaglia alle Paralimpiadi della Corea del Sud

florian planker con maglia dell'italiaQuattro anni dopo Sochi 2014, un altro atleta del para-ice hockey è stato eletto Portabandiera della Nazionale Italiana alle Paralimpiadi di Pyeongchang 2018. Dopo Andrea Chiarotti, toccherà a Florian Planker guidare la delegazione Azzurra durante la cerimonia d'apertura, in programma venerdì 9 allo Stadio Olimpico. Florian Planker, 41 anni compiuti da poco, è originario di Selva di Val Gardena (BZ) e ha gli sport invernali nel sangue: giocatore di hockey prima dell'incidente, atleta di successo nello sci alpino paralimpico e nel para-ice hockey dopo. In Corea Planker disputerà la sua sesta Paralimpiade personale e si appresterà a trascinare i compagni di squadra verso l'obiettivo della medaglia di bronzo grazie alla sua classe, al suo carisma e alla sua esperienza. Disabili.com l'ha intervistato alla vigilia dei Giochi.

Florian, sei stato nominato Portabandiera della Nazionale Italiana ai Giochi, te l'aspettavi? Che emozioni hai provato appena l'hai saputo?
Non me l'aspettavo perché, di solito, si cambia disciplina: avendo avuto Chiarotti quattro anni fa pensavo venisse scelto qualcun altro da sci o snowboard. Ottenere questo riconoscimento alla mia sesta Paralimpiade (tre nello sci alpino e tre nel para-ice hockey, ndr), oltre ad essere una grande emozione, è un grande onore perché mi ha reso orgoglioso di tutto quello che ho fatto in questi anni di attività nello spot paralimpico. Voglio ringraziare il Presidente Pancalli per questa nomina.

Per la seconda Paralimpiade consecutiva, un giocatore di para-ice hockey è stato scelto come Portabandiera: si tratta di un grande riconoscimento per questo sport, significa che state lavorando nella direzione giusta?
Anche se numericamente non siamo cresciuti più di tanto, i risultati ottenuti sono riusciti a mettere il nostro sport sotto la lente di ingrandimento del pubblico; il Comitato Italiano Paralimpico in questi ultimi anni ha creduto molto in noi, sostenendoci sia dal punto di vista sportivo che da quello economico. Essendo praticato solo al nord (Lombardia, Piemonte e Trentino Alto-Adige, ndr), a livello nazionale il para-ice hockey è svantaggiato rispetto ad altre discipline come quelle estive, mentre a livello internazionale il fatto di essere in pochi non ci agevola rispetto al bacino di atleti di altre nazioni. Nonostante tutto stiamo crescendo bene e i risultati ottenuti negli ultimi anni, come l'oro del 2011 e l'argento del 2016 agli Europei, sono lì a testimoniarlo.

florian planker in pistaDando per scontate le prime due posizioni, l'obiettivo concreto per Pyeongchang è il bronzo? Quali sono le principali rivali e perché?
Il terzo posto è un obiettivo realistico ma sarà importantissimo battere la Norvegia nella gara d'esordio, mentre sappiamo che la Svezia è, sulla carta, un po' più debole di noi. Riuscissimo a qualificarci come seconda, bisognerà aspettare di conoscere la seconda classificata del Gruppo B tra Giappone, Repubblica Ceca e Corea del Sud, tutte squadre difficili da battere. Le partite, comunque, inizieranno dallo 0-0 e potrebbe essere un singolo episodio a deciderle: se saremo al 100% possiamo ben sperare e, perché no, aspettarci anche qualche sorpresa.

Dal punto di vista prettamente tecnico/tattico, cosa dovrete fare e cosa non dovrete fare per raggiungere gli obiettivi?
Puntare sulle nostre qualità, partendo da un'ottima difesa - difesa invidiata da tutte le altre squadre, portieri compresi. In campo dovremo giocare con attenzione, concentrazione e ordine evitando di sbilanciarci in avanti per non esporci al contropiede avversario; in passato abbiamo perso alcune partite proprio per questo motivo, gli attaccanti dovranno aiutarci con concretezza sfruttando le occasioni da gol e aiutando la squadra in copertura.

Dal punto di vista personale, quali sono invece i tuoi obiettivi?
Coincidono con quelli di tutta la squadra: l'obiettivo principale è la medaglia di bronzo, ma se arriverà qualcosa di meglio ben venga. Da Portabandiera, invece, sento una grandissima responsabilità verso tutta la delegazione e spero di portare fortuna anche agli atleti dello sci.

Cosa può dare in più Florian Planker alla squadra del para-ice hockey?
Sicuramente l'esperienza accumulata in queste sei Paralimpiadi disputate. Inoltre, spero di far valere la visione di gioco che ho sviluppato quando giocavo ad hockey in piedi e che mi permette di leggere al meglio le azioni. Questa mia caratteristica mi aiuterà a trasmettere la giusta dose di calma alla squadra nei momenti cardine della partita e a dare ordine al nostro gioco.

Da qualche tempo sei impiegato anche come difensore, perché e come cambia il tuo gioco?
Perché i giovani cresciuti in questi ultimi anni sono tutti attaccanti, mancando un difensore di ruolo ho accettato di arretrare di qualche metro. Più che un vero e proprio difensore, comunque, sono un regista difensivo con propensione offensiva, se siamo in superiorità numerica e vedo l'occasione buona sono sempre pronto a salire in attacco.

florian plankerPrima di tornare all'hockey hai praticato lo sci alpino, conquistando un bronzo Paralimpico e uno Mondiale, cosa ti ha spinto a tornare sui tuoi passi dopo questi successi?
I motivi sono diversi: in primo luogo lo sci era diventato troppo impegnativo perché sempre più professionale, non riuscivo più a conciliare il tempo sportivo con quello da dedicare al lavoro e alla famiglia. Contemporaneamente, dopo aver provato il para-ice hockey nel post-Torino 2006 mi tornò subito la voglia praticare il mio sport preferito. Per qualche anno sono riuscito addirittura a portare avanti le due discipline insieme; dopo aver ottenuto la qualificazione a Vancouver 2010 in entrambe, il CIP mi impose di scegliere e tra le due optai per il primo amore.

Alla sesta Paralimpiade possiamo considerarti a pieno titolo un veterano! Hai qualche ricordo o aneddoto particolare da raccontarci riguardo i Giochi a cui hai partecipato?
A Torino 2006 convinsi Silvia Parente, atleta non vedente dello sci alpino, a fare la discesa libera oltre alle sue specialità; all'epoca erano pochi gli sciatori della sua categoria a provarla e ricordo ancora il suo scetticismo a riguardo. Per rassicurarla le dissi ironicamente: «Cosa te ne frega? Tanto “non la vedi”, segui il tuo maestro e andrà tutto per il meglio!». Su cinque atlete partecipanti, due caddero e Silvia conquistò una fantastica medaglia di bronzo. Riguardo l'hockey, non posso non citare le esilaranti barzellette del nostro Capitano Andrea Chiarotti per stemperare la tensione prima delle gare della Nazionale. Non capendo bene il dialetto piemontese, ogni tanto gli chiedevo di rispiegarla in italiano a noi trentini.

Secondo te, cosa occorre fare per sviluppare ancora di più il para-ice hockey in Italia?
Cercare nuove leve disposte a intraprendere questa fantastica disciplina. Dobbiamo invogliare le ragazze e i ragazzi a iniziare, convincendoli del fatto che, pur essendo uno sport fisico e agonistico, il para-ice hockey non è pericoloso perché è protetto e prima di essere avversari si è tutti grandi amici.

A questa pagina potete seguire le gare delle Paralimpiadi invernali della Corea del Sud che, lo ricordiamo, sono in programma dal 9 al 18 marzo 2018-03-07 


Sulle paralimpiadi di Pyeongchang abbiamo scritto anche:

Paralimpiadi di Pyeongchang: la squadra azzurra e i pronostici di podio del para-ice hockey


Marco Berton

Photo Credits:
Foto 1-2-3: Gabriele Merlin
Foto 4: Luciano Movio