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I due atleti Afghani giunti da Kabul dopo una mobilitazione internazionale e la squadra dei Rifugiati riportano l’attenzione su alcune situazioni drammatiche internazionali

Quello che sta succedendo in questi giorni in Afghanistan, con la ripresa del potere da parte dei talebani, passa attraverso le nostre tv e i nostri giornali, riportandoci una realtà che fa tremare i polsi. Ma un pizzico di Afghanistan è anche nella festa internazionale di Tokyo, dove si stanno tenendo le Paralimpiadi, disputate da atleti con disabilità provenienti da ogni parte del mondo, Afghanistan compreso, possiamo dire adesso.

Sono infatti riusciti a lasciare Kabul e a raggiungere un paio di giorni fa il villaggio Paralimpico a Tokyo Zakia Khudadadi (taekwondo ) Hossain Rasouli(lancio del disco) i due atleti paralimpici che nei giorni scorsi avevano rischiato di non partire e restare bloccati nella capitale del loro Paese.
Nella stessa cerimonia di apertura delle Paralimpiadi del 24 agosto scorso la bandiera dell’Afghanistan era senza rappresentati, ed era stata sventolata come simbolo di solidarietà e pace.
Ora, la notizia del loro arrivo a Tokyo, frutto di una mobilitazione che ha visto i due atleti prima trasferiti in Francia e ora in Giappone, giunge come una boccata d’aria fresca. In particolare la presenza di Zakia Khudadadi, che gareggerà domani nel taekwondo (categoria K44-49 kg): prima donna afghana a partecipare ale Paralimpiadi da Atene 2004. Il suo connazionale  Hossain Rasouli scenderà in pista il 3 settembre, nelle batterie dei 400m T47.

Khudadadi e Rasouli  non sono i soli atleti a riportarci all’attenzione i drammi delle guerre e della fuga a cui milioni di persone sono costrette nel mondo tutti i giorni. Per la prima volta nella storia dei Giochi, infatti, queste Paralimpiadi vedranno gareggiare anche la Squadra Paralimpica Rifugiati, che sta a rappresentare i milioni di persone con disabilità, costrette a lasciare i loro paesi, fuggendo da guerre, malattie e persecuzioni.
Sei i componenti di questa squadra (una donna e cinque uomini):

Alia Issa, 20 anni, viene dalla Siria ma vive in Grecia. A Tokyo gareggerà nel lancio della clava, una specialità riservata agli atleti che non possono impugnare il giavellotto, il peso o il disco.
Il vaiolo contratto a 4 anni le ha causato danni cerebrali, con conseguenti disabilità fisiche e mentali. Dopo aver perso suo padre a causa del cancro, tre anni fa si è avvicinata al mondo dello sport nella sua scuola in Grecia e ora gareggia a livello internazionale.

Abbas Karimi, che gareggia nel nuoto, è un rifugiato afghano che ora vive negli Stati Uniti. In Afganistan, a causa della sua appartenenza etnica e della sua disabilità (è nato senza entrambe le braccia), ha subito discriminazioni tali da portarlo a fuggire in Turchia, dove ha vissuto per quattro anni come rifugiato prima di essere reinsediato negli Stati Uniti.

Ibrahim al Hussein, originario della Siria, ora vive in Grecia, e a Tokyo gareggia nel nuoto. Gli è stata amputata la gamba destra sotto il ginocchio dopo essere stato coinvolto nell’esplosione di una bomba mentre cercava di aiutare un amico ferito in Siria. Ha partecipato ai Giochi Paralimpici di Rio nel 2016 come membro della prima squadra paralimpica rifugiati indipendente, allora composta da due soli atleti.

Anas Al Khalifa nel 2015 è fuggito dalla guerra in Siria, ed è arrivato in Germania, attraversando la Turchia. In Germania nel 2018 ha subito un infortunio sul lavoro: installatore di pannelli solari, ha riportato una lesione al midollo spinale a causa di una caduta da un edificio di due piani, che ha gravemente compromesso la mobilità e la sensibilità degli arti inferiori. A Tokyo gareggia nel canottaggio: attività che lo ha incoraggiato ad intraprendere il suo fisioterapista.

Shahrad Nasajpour è nato in Iran con paralisi cerebrale, per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Ha iniziato a giocare a ping pong prima di passare alla para-atletica: oggi gareggia infatti nel lancio del disco. E’ stato luoi a proporre all’IPC di istituire una squadra di rifugiati per Rio, riuscendo poi a partecipare lui stesso ai Giochi: è infatti il secondo membro della squadra paralimpica indipendente di Rio .

Parfait Hakizimana è originario del Burundi, dai cui conflitti è scappato: vive attualmente nel campo per rifugiati di Mahama in Ruanda. Dopo aver perso la maggior parte del braccio sinistro all’età di 6 anni durante un attacco in cui sua madre ha perso la vita, ha iniziato a praticare il taekwondo e ora gareggia a livello internazionale; allena inoltre le bambine e i bambini rifugiati che vivono nel campo.

Ebbene, le Paralimpiadi sono anche questo: la forze dello sport che incarna valori universali che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.

In disabili.com:

Le regole degli sport Paralimpici

Dove vedere in tv le Paralimpiadi di Tokyo 2020

Chi sono gli atleti italiani in gara a Tokyo 2020

Redazione

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