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Pubblicato da Add Editore, il libro racconta la vita di questo pluricampione, dalla sua adolescenza nella campagna inglese all’incidente che lo ha reso paraplegico al percorso di rinascita e conquista di vette sportive

copertina del libro Le mie vite in gioco
Ian Sagar
è un tipo dritto. Nato in Inghilterra, in quei sobborghi che hanno visto le lotte del proletariato ai tempi della Tatcher, e che lui ha vissuto nella loro scia (è del 1982, ndr), nel nostro Paese ha messo su famiglia e oggi guida la Briantea84 Cantù, squadra di basket in carrozzina campione d’Italia e con la quale ha vinto 5 stagioni.

Di trofei e medaglie è piena la sua casa – non bastassero i titoli italiani e spagnoli, con la nazionale inglese punta dritto all’oro alle prossime Paralimpiadi di Tokyo, dopo il bronzo di Rio e l’argento di Londra – e la sua storia è quella di un vincente.

Ma Ian non è sempre stato un campione. La sua vita è segnata da un prima e un dopo: lo spartiacque è il 23 settembre 1999 quando, a diciassette anni, cade con la moto di un amico che lui stesso guidava col casco agganciato male, e si procura una lesione spinale che lo porta sulla carrozzina. Lì la vita di prima finisce, e inizia la seconda vita: quella di Ian e di coloro che gli stanno a fianco. Ed è questo passaggio tra una vita prima e la stessa vita (ma diversa) poi, il protagonista del libro che Ian Sagar ha scritto con il giornalista Alessandro Camagni, per Add Editore.

Le mie vite in gioco è il titolo, che è anche un gioco di parole riuscito, di questo volume che consigliamo a tutti di leggere, perché profondamente onesto. Onesto nel modo in cui Ian mette a nudo un percorso che non è stato di certo facile, un percorso sia emotivo che fisico, che lo ha portato oggi ad essere un campione sul campo e un uomo che è riuscito ad accettare la sua nuova vita, e poi a plasmarla, attraversando numerose sfide: le sue vite in gioco, appunto.

Nella prima parte di questo racconto, che va via veloce e che leggi con piacere, c’è il racconto del prima, che è quello di un ragazzo degli anni ‘90 nato in un sobborgo inglese, stretto in un perimetro di futuro che si sa già essere chiuso nelle poche chance che la provincia può dare, ma con la serenità e la spavalderia di chi si diverte, tra amici, ragazze e pub. Nella sua Barnsley Ian si attendeva un futuro fatto di sogni piccoli, nel perimetro di una cittadina che da offrire aveva solo un lavoro in fabbrica o in miniera, ma andava bene così.

La caduta e la disabilità conseguente deflagreranno in quel contesto, e lo lasceranno un ragazzo diverso: un ragazzo che fatica a riconoscersi, che non può più fare quello che faceva prima, che nel pieno della giovinezza vede crollare tutte le sue certezze sul suo presente e il suo futuro. La profondità di questo disagio si scopre tra le righe, nel racconto della sua difficoltà di sentirsi come gli altri, di vedersi sempre come mancante di qualcosa, nel continuo evitare di costruire qualcosa di profondo con l’altro sesso per evitare di dover fare i conti con delle aspettative e delle richieste che un corpo menomato non può soddisfare.

Il libro non risparmia di raccontare anche le difficoltà fisiche che la paraplegia gli porta: camminare anche solo per pochi passi con le stampelle è un’impresa che lo spossa al punto da sfinirlo, ma che ricerca perché l’idea della carrozzina è inaffrontabile, e non è l’unico problema. La placca in ferro che ha sulla schiena gli dà forti dolori, mentre la mancanza di sensibilità allo stomaco fa sì che le uscite con gli amici siamo corredate d’ansia. Ma Ian non si arrende.

E’ solo quando Ian inizia ad accettare la sua nuova condizione e la sua carrozzina, che qualcosa di fondamentale in lui si sblocca.  A quel punto, l’inizio di una rinascita: come la risalita da una apnea che ha tolto il fiato per lungo tempo. Sarà poi il basket – col quale il primo approccio fu fallimentare – a ridare slancio e fiducia e piacere a questo ragazzo che con la carrozzina inizia a divertirsi come non credeva possibile: scopre di essere bravo – e molto, riscopre il piacere di far parte di una squadra, di essere tutti uguali, in un contesto dove, finalmente, il pietismo non trova spazio.
I progressi sportivi non tardano ad arrivare (diventa professionista nel 2005), mentre a livello lavorativo è costretto anche a fare i conti con un fallimento. Ancora una volta, si rimette in campo e in gioco, si risolleva trovando forse la forza anche in quel percorso difficilissimo che qualche anno prima lo aveva messo a terra su un altro fronte. Il seguito saranno Paralimpiadi, una famiglia, una dimensione nuova di uomo e di campione. Insomma, una nuova vita che inizia a rifiorire da un gioco, dopo aver trovato la forza, il coraggio, la determinazione  – e qui il gioco di parole -  di mettersi, in gioco.

Scheda libro
Le mie vite in gioco
Ian Sagar
Add Editore
Euro 14,00
Qui per acquistare

In copertina: Ian Sagar

Photo credit: Add editore

Francesca Martin

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