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Meglio il metodo manuale o quello idrostatico per la realizzazione delle invasature delle protesi di gamba personalizzate? Uno studio italo-americano finanziato con 2,5 milioni di dollari dal Dipartimento della Difesa statunitense

La costruzione di un arto artificiale personalizzato – nello specifico, di una gamba – è un processo complesso, che deve essere in grado di produrre un dispositivo capace di calzare alla perfezione ed essere performante. Una ricerca Italia-Usa, finanziata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, realizzerà una analisi comparativa dell'efficacia delle tecniche tradizionali e innovative per la realizzazione di uno dei componenti fondamentali dei dispositivi di arto inferiore.

L’INVASATURA DELLA PROTESI - Una delle componenti più importanti della protesi di arto inferiore (se non la più importante in assoluto) è l’invasatura, ovvero l’elemento di raccordo con il moncone dell’utente: è la parte che va a collegare il dispositivo con la parte residua dell’arto amputato, contenendola. E’ evidente quindi che questa parte, per poter calzare alla perfezione, deve essere fatta nel modo più personalizzato possibile, e spesso può essere necessario rifinirla più e più volte per essere perfettamente indossabile.

COME SI COSTRUISCE L’INVASATURA - Stefania Fatone, della Northwestern University, ricorda: "Benché sia fondamentale, non esiste un unico modo per la costruzione dell'invasatura, che spesso dipende dall'abilità e dall'esperienza del tecnico ortopedico". Nella tecnica tradizionale-manuale sono infatti più opzioni che riguardano la scelta dei materiali, la realizzazione del calco del moncone e l'allineamento con gli altri elementi che compongono il dispositivo protesico. "Non è quindi raro – aggiunge Fatone – doverne realizzare più versioni prima di giungere a quella che più soddisfa il paziente, con un notevole stress per la persona che la deve indossare e un incremento di tempi e costi di produzione".
In alternativa alle tecniche manuali tradizionali è nata anche una tecnica innovativa, denominata "idrostatica", che supporta il tecnico ortopedico nel definire i volumi e la forma dell'invasatura.

UN CONFRONTO TRA LE TECNICHE - A disposizione ci sono quindi due tecniche costruttive: quella manuale e quella idrostatica, ma il punto è: quale delle due è più efficace? Sui metodi di realizzazione dell’invasatura personalizzata (che sono più di uno), si concentrerà uno studio scientifico per comprendere come migliorarli e poter costruire protesi che nel futuro siano le migliori possibili per la persona amputata. Si tratta di una importante ricerca avviata i questi giorni che coinvolgerà per i prossimi 3 anni l’INAIL, col suo Centro Protesi di Vigorso di Budrio, il Minneapolis VA Health Care System, struttura ospedaliera e di ricerca per i militari americani e la Northwestern University di Chicago, finanziata con circa due milioni e mezzo di dollari (di cui quasi 800mila destinati al Centro Inail)dal Dipartimento della Difesa Usa.
Obiettivo dello studio è una analisi comparativa dell'efficacia delle tecniche tradizionali e innovative per la realizzazione delle invasature dei dispositivi di arto inferiore per verificare se il metodo di sospensione idrostatica permetta davvero di costruire invasature più confortevoli, in modo più semplice, efficiente e affidabile rispetto alla tecnica completamente manuale, rendendo l'esperienza per il paziente meno stressante e con maggiore probabilità di successo.

TESTING SUI PAZIENTI AMPUTATI - Per realizzare lo studio verranno reclutati , in ognuno dei centri partner aderenti al progetto, 30 pazienti, di cui 10 con amputazione transfemorale (sopra al ginocchio) e 20 con amputazione transtibiale (sotto al ginocchio) , che collaboreranno attivamente con i ricercatori, testando più invasature e individuando quella per loro più confortevole.

I risultati potranno supportare la scelta della tecnica di costruzione da adottare e porteranno alla stesura di linee guida applicative, fondamentali per i pazienti e per chiunque operi in ambito tecnico-protesico.

Per saperne di più:

www.inail.it

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Redazione