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La gamba di Martina, il braccio di Bebe e la handbike di Alex sono esposti al museo di storia della medicina di Padova: è la prima volta che dispositivi sportivi per persone disabili entrano in un museo della medicina

I nostri campioni dello sport paralimpico entrano…in museo! Ma non ci entrano perché ormai le loro imprese sono datate e vanno messe sotto teca: ci entrano con quello che ha permesso loro di raggiungere traguardi inimmaginabili  e superare limiti che sembravano invalicabili. A entrare nel museo  - e, nello specifico, nel Museo di Storia della Medicina di Padova - sono tre tra protesi e dispositivi che hanno fatto salire sul tetto del mondo sportivo tre grandissimi campioni italiani dello sport paralimpico come Martina Caironi, la donna con protesi più veloce del mondo, Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, e Alex Zanardi, il più campione di tutti, insuperabile sulla sua handbike e non solo.


Ebbene, da oggi la protesi alla gamba in titanio, carbonio e alluminio personalizzata con immagini e disegni (e affettuosamente chiamata Berta) che Martina ha usato per allenarsi e raggiungere i suoi primati, quella di arto superiore (in fibra di carbonio all’esterno e parti di interno in ferro) che Bebe ha indossato negli allenamenti e nelle gare dal 2010 e ai mondiali di Budapest del 2013, e la handbike di Alex col telato in fibra di carbonio con la quale l’Ironman più forte del mondo ha vinto l’oro alle Paralimpiadi di Londra 2012 sono esposte nella sala F (terapia) del MUSME, il museo interattivo della Storia e della Medicina di Padova. 

protesi gamba martina caironi spada bebe vio bici handbike zanardi


antesignano dell'esoscheletro Questi prodigiosi strumenti della tecnica e della tecnologia sono ospitati nella stessa sala in cui trova spazio anche la riproduzione dell’incredibile “macchina dell’Acquapendente”, una specie di macchina di ferro che potremmo definire l’antesignana dell’esoscheletro, che risale addirittura al XVI secolo, in una sorta di dialogo tra passato  e futuro, dove la tecnologia incontra letteralmente il corpo umano per dargli nuova forma e nuova forza

Ma cosa c’entra un museo della storia della medicina con le protesi e le attrezzature per lo sport paralimpico?
C’entra eccome: tutto ruota intorno al concetto di sport come medicina. Sappiamo bene, infatti, quanto lo sport faccia bene e possa curare, anche e soprattutto in caso di disabilità. Il potere dello sport, in questo caso, non è solo riabilitativo in senso fisico, ma anche psicologico: mettersi in gioco ed affrontare i propri limiti è forse la migliore delle terapie che potremmo augurare a ciascuno di noi, ed in particolare a una persona che possa avere perso alcune sue abilità. Testimonianza di ciò, il fatto che accanto a questi dispositivi esposti troviamo anche delle video testimonianze di questi tre campioni che raccontano come lo sport li abbia fatti tornare a essere protagonisti a tutto tondo della loro vita.

Inaugurata ieri alla presenza dei super ospiti Caironi e Zanardi, del Presidente della Fondazione MUSME, Francesco Peghin e di numerose personalità sportive e politiche, questa installazione vuole anche essere un monito che invita a porre l’attenzione sull’importanza del progresso medico-tecnologico nel campo delle protesi per disabili affinché queste siano sempre più accessibili a tutti. E’ importante ricordare, infatti, che dietro al talento  e alla determinazione di tre singole personalità c’è una collettività di ricercatori, discipline, studi che ogni giorno sviluppa e porta avanti delle ricerche per il miglioramento della vita di tutte le persone che necessitano di ausili non solo per diventare campioni nello sport, ma per condurre una vita dignitosa e il più possibile autonoma.presentazione musme protesi disabili
Davvero interessante e importante che questo avvenga tra le sale di  un museo modernissimo, dotato di postazioni interattive e multimediali, che pone il corpo umano al centro di un percorso storico e scientifico da vivere e toccare, in grado di avvicinare i visitatori, e in particolar modo pensiamo ai più giovani, alla scienza e ai meravigliosi meccanismi che governano il nostro corpo, anche quando questi sono rinforzati  e potenziati da ausili  e strumenti in grado di completare, rafforzare ed esaltare quello che siamo.

bambina con mamma di spalle guardano video e instllazione protesi disabili al musme


Francesca Martin