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Una petizione online chiede di ricostruire in maniera accessibile le città colpite da calamità come il terremoto

Spesso parliamo di accessibilità perchè le nostre città sono ancora molto indietro da questo punto di vista, e i motivi possono essere molti. Le barriere architettoniche da abbattere, infatti sono tante e non solo fisiche. Da un lato ci sono i piccoli borghi antichi, con case molto vecchie, viette strette e in salita, ciottoli, scalini, dall'altro le medie o grandi città che non di rado hanno continuato a costruire accavallando edifici su edifici senza considerare la vivibilità dello spazio e la sua serena fruizione anche da parte delle persone con difficoltà. Certo, buttare giù tutto e rifare da zero non è possibile, ma qualcosa si può iniziare a fare.

LE CALAMITA' NATURALI -  Perché, intanto, non obbligare una ricostruzione anche in termini di accessibilità per quegli edifici e spazi che vengano danneggiati da calamità naturali (terremoti, inondazioni, ecc) - delle quali purtroppo il nostro Paese è non di rado vittima? Se, tra l’altro, dopo un evento drammatico come un terremoto, scopriamo che quelle case, quegli edifici non erano costruiti a norma, ricostruiamo evitando di compiere gli stessi errori in termini di sicurezza ma anche in termini di accessibilità.
Sì, perchè se si deve ricostruire almeno si ricostruisca in meglio e non in peggio, pensando anche a quelle condizioni che non erano state considerate in passato, come possono essere quelle della persona disabile o anziana o con problematiche di qualunque tipo.

LA PETIZIONE - A questo proposito, l'associazione Diritti Diretti ha lanciato una petizione online intitolata “CALAMITA' E RICOSTRUZIONE PUBBLICA: L'accessibilità è considerata?” che invita gli enti pubblici a ricostruire in maniera accessibile.
“Chiediamo di firmare se si vuole che, una volta ricevuti i fondi pubblici destinati al superamento dei danni causati da calamità, gli enti destinatari pongano la giusta considerazione su una fruizione agevole e sicura di uffici pubblici e di luoghi d'interesse artistico, storico e culturale. – spiega Simona Petaccia, presidente di Diritti Diretti Onlus, che continua - Crediamo, infatti, che la crescita socio-economica e il rischio di spopolamento dei territori colpiti dalle calamità siano sempre più connessi all'accoglienza per tutti, perché milioni di turisti con esigenze speciali vorrebbero visitare comodamente l'Italia e tutti i suoi abitanti vorrebbero viverla al meglio.”

GLI EDIFICI PUBBLICI – A margine di una calamità, per rilanciare una città è necessario partire da interventi ricostruttivi che diano risultati che siano fruibili da tutti: e sono proprio gli edifici pubblici, quelli più frequentati sia dai residenti che dai turisti, che devono essere ricostruiti senza barriere. A questo si aggiunga il fatto che, così agendo, danno il buon esempio a tutti i privati, come giusto che sia.

IL FUTURO DEI RESIDENTI E DEI TURISTI - Il compito degli urbanisti, degli architetti, dei geometri e di quanti lavorano nel campo dell'edilizia e dell'urbanistica è assai delicato: nei loro disegni sta il futuro dei residenti di un luogo e nello stesso tempo il futuro di una città che se non accogliente e accessibile vedrà poche persone inclini ad abitarci o a visitarla come turisti.
L'INU, l'Istituto Nazionale di Urbanistica, si è attivato in questo senso aprendo una call for papers mirata a raccogliere il più alto numero di contributi validi e spendibili per creare delle città sempre più accessibili in futuro.
Diritti Diretti, dal canto suo, è in prima linea sul campo, soprattutto del turismo accessibile, tanto da indire un premio dedicato a tutti i giornalisti e comunicatori che si impegnano nel diffondere le buone pratiche di ospitalità e locali accessibili alle persone con disabilità.
Gli esempi ci sono, diamoci da fare.


Per info:
Link alla petizione
 
Redazione


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