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A cura dell’Ente Italiano di Normazione, un documento che fornisce una serie di indicazioni tecniche per riprogettare ambienti in ottica di universal design, per la piena accessibilità

Allo scopo di dare maggiori strumenti  atti a favorire l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’UNI (Ente Italiano di Normazione) ha pubblicato delle prassi di riferimento con indicazioni tecniche per la riprogettazione dell’ambiente secondo i principi dell’universal design.

Le UNI/PdR 24:2016 sono delle indicazioni relative a prassi condivise all’interno di gruppi del Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati (CNGeGl) e Fiaba Onlus (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche). Nello specifico, il documento è stato elaborato dal tavolo “Riprogettazione accessibile del costruito in ottica universal design” costituito da esperti del CNGeGL e Fiaba Onlus, condotto dal’UNI.

COSA SONO LE PRASSI – È importante specificare che non si tratta di norme (leggi), ma di prescrizioni di tipo tecnico - che illustrano una metodologia fondata sul concetto di accessibilità per tutti - adottate solo in ambito nazionale, e sono disponibili per un periodo non superiore a 5 anni, termine entro il quale possono essere trasformate in un documento normativo, oppure devono essere ritirate.

ACCESSIBILITÀ VANTAGGIO PER TUTTI - Il concetto cardine da cui muove il documento è quello secondo il quale rispetto alla tematica è necessario fare un passo avanti, poiché la legislazione  vigente ( su tutti il DM 236/89 in materia di edilizia privata ed edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata e il DPR 503796 in materia di edifici, spazi e servizi pubblici e successive modificazioni…) è datata e non aggiornata nei tempi; ma è ancor più pressante il bisogno di cambiare la mentalità di fondo, che fa dell’abbattimento delle barriere un ostacolo da aggirare, e non invece uno stimolo per una progettazione innovativa, che fa bene alla globalità, e non che risponde a una minoranza che abbia specifici bisogni.
L’accessibilità è pertanto multivocazionale: si rivolge a persone in vari stadi della vita, con diverse caratteristiche, e produce un innalzamento della qualità della vita per molte parti interessate. Partire dai bisogni delle persone che lo spazio lo vivono e percepiscono, trovandone limitazioni, è l’approccio da seguire come metodologia, coinvolgendo gli stessi soggetti nel processo.

GLI STEP DEL PROCESSO - Le UNI/PdR 24:2016 illustrano un approccio metodologico con step da seguire per perseguire l’accessibilità per tutti, passando per l’abbattimento delle barriere architettoniche, sintetizzabili in:
1. Analisi del contesto
2. Metodica per il rilevamento delle criticità
3. Analisi delle scelte progettuali

COSA SONO LE BARRIERE ARCHITETTONICHE – Come indicato, quindi, il primo passaggio fondamentale è quello di rilevare esattamente le caratteristiche architettoniche che possono ostacolare la fruizione dell’ambiente da parte del soggetto con mobilità ridotta. Si ricorda che le barriere architettoniche possono essere:
a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

Possono costituire pertanto barriere architettoniche:
- negli edifici: dislivelli con gradini o rampe troppo ripide; larghezze di porte insufficienti, aperture che ostacolano la visuale esterna, pavimentazione scivolosa o spigoli vivi, ecc,
- nell’ambiente urbano: pavimentazione sconnessa, parcheggi non adatti, passaggi obbligati, mancanza di segnaletica di orientamento, insufficiente illuminazione stradale, ecc.

Una volta compreso ciò che può rappresentare una barriera, va fatto un sopralluogo che ci renderà una valutazione del grado di accessibilità, che va da totalmente inaccessibile ad accessibile. È solo allora che si possono avanzare ipotesi di possibili soluzioni.

I SERVIZI IGIENICI – Quanto alla riprogettazione dei servizi igienici per renderli accessibili alle persone con disabilità, il documento sottolinea come sia spesso oggetto di errori, pur nel seguire le prescrizioni del D.M. 236/89 che la disciplina. Tra gli errori più comuni, la scelta dei sanitari, non sempre rispondenti alle reali esigenze di chi li utilizza.
Interessante è l’indicazione, contenuta nelle prassi, di un documento utile per comprendere le effettive necessità progettuali di un servizio igienico accessibile alle persone con mobilità ridotta, ovvero lo "Schema di Regolamento per la eliminazione delle barriere architettoniche”, elaborato tra il 2004 e 2006 da una Commissione Ministeriale, istituita con decreto n. B3/1/792 del 15 ottobre 2004 del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali su base paritetica tra lo Stato e le Regioni e le Province Autonome, ma mai divenuto legge a causa della soppressione della succitata Commissione in attuazione dell'articolo 12, comma 20, del decreto-Legge 95 del 2012, sulla Spending Review. Dall'esame delle leggi vigenti e in base all'esperienza dei fruitori, nel testo si elabora un elenco di suggerimenti che possono aggiungersi alle prescrizioni normative, utili a rendere i servizi igienici per persone con mobilità ridotta più accoglienti e funzionali.
Uno schema sintetizza i principali errori e i consigli per superarli:

Riferimenti Normativi
- DM 236/89 artt. 4.1.6 e 8.1.6
- Delibera 27/03/2001 n. 424 della Giunta della Regione Lazio
- Schema di Regolamento per la eliminazione delle barriere architettoniche

Consigli
a. Sono le dimensioni dell’ambiente a rendere un bagno accessibile o più adatto alle necessità di una o dell’altra persona;
b. Anche gli arredi e gli accessori dei servizi igienici devono essere tutti utilizzabili dalle persone nella maggiore misura possibile (ad esempio cestino della spazzatura, appendiabiti ecc.);
c. Un bagno accessibile alle persone con disabilità può essere bello e non necessariamente caratterizzato da un’estetica simbolo della progettazione dedicata.

Errori comuni
i. i sanitari comunemente definiti "per disabili" sono nella maggior parte dei casi meno funzionali di quelli comuni e non sono richiesti dalla normativa ;
ii. la tazza wc o il relativo sedile con apertura anteriore sono realmente pericolosi per alcune tipologie di disabilità e non sono richiesti da normativa e con piano superiore a 45-50 cm dal piano di calpestio, dotata di tavoletta-copriwater rialzabile;
iii. non è necessario realizzare un bagno esclusivo per persone con disabilità, è sufficiente prevederne uno dalle dimensioni e arredi confortevoli per tutti.

I DISLIVELLI – Altro macro tema affrontato è quello dei dislivelli, per i quali si registrano alcuni tra i principali problemi di accessibilità. La normativa vigente – si legge nel testo - prevede la possibilità di realizzare discontinuità altimetriche tra i 2,00 cm e 2,5 cm, tuttavia tale dislivello è in alcuni casi non praticabile ed è opportuno prevedere percorsi completamente piani.
Quattro le possibili soluzioni per superare i dislivelli: ascensori, piattaforme elevatrici e servo scala(per i quali esiste una legislazione nazionale che specifica l’obbligo della manutenzione (DPR 162/1999 e smi), e le rampe.

Rispetto a questi strumenti, le PdR affermano quanto segue:

Rampe
Tra le varie ipotesi, la rampa può essere considerata come la soluzione più versatile ed economica: può infatti essere inserita con successo sia in progetti di spazi urbani che in spazi chiusi. Di contro, lo spazio occupato da un piano inclinato è sicuramente maggiore di quello necessario all’installazione di un ascensore, di una piattaforma o di un servoscala. A rendere la rampa particolarmente apprezzata dai suoi fruitori è la sua universalità. Si consiglia, dove possibile, di realizzare rampe con pendenza compresa fra il 3% e il 5%.

Ascensori
L’ascensore rappresenta una soluzione rivolta a tutti. Le necessità spaziali d’istallazione non favoriscono la sua diffusione, soprattutto in contesti di adeguamento con aree disponibili contenute. Per quanto riguarda le caratteristiche dimensionali e tecniche, è opportuno far riferimento alla UNI EN 81-70, per quanto applicabile.

Piattaforme elevatrici
Le piattaforme elevatrici possono essere strumenti utili in progetti di adeguamento in strutture esistenti, dove non fosse possibile adottare ascensori o rampe per oggettiva impossibilità tecnica (es. insufficienza di spazi o vincoli estetici-architettonici). Per quanto riguarda le caratteristiche dimensionali e tecniche, è opportuno far riferimento alla UNI EN 81-41.
La bassa velocità di queste apparecchiature ne rende meno efficace l’impiego per dislivelli considerevoli.
Casi in cui questo sistema può risultare estremamente conveniente sono i dislivelli all’interno degli androni di vecchi edifici o all’ingresso di edifici storici.

Servoscala o montascale
I servoscala o montascale sono indicati per risolvere l’inaccessibilità di singoli utenti, e necessitano di un’accurata manutenzione. Per quanto riguarda le caratteristiche dimensionali e tecniche, è opportuno far riferimento alla UNI EN 81-40.
Ove non possibile applicare soluzioni alternative, l’installazione del servoscala o montascale è da considerarsi una soluzione solo per alcune categorie di persone a mobilità ridotta, escludendo soggetti che presentano altre tipologie di difficoltà motorie (es.famiglie con passeggini o viaggiatori con bagagli).

Per una lettura più specifica, rimandiamo al testo delle Prassi, al cui interno vengono anche allegate tavole di rilevamento accessibilità ed esempi di progetti di abbattimento di barriere architettoniche.
Qui si può scaricare il pdf completo delle UNI/PdR 24:2016

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Redazione