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Secondo gli esperti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale si rischia di perdere quanto di buono fatto fino ad oggi per contrastare gravi malattie

L’argomento vaccini continua ad essere al centro del dibattito nel nostro Paese. Il discorso è tornato attuale in questi giorni a seguito delle recenti dichiarazioni del leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che in un intervento ha affermato che dieci vaccini (quelli resi obbligatori lo scorso anno dal decreto Lorenzin per gli studenti, ndr) sono troppi, perché inutili «e in parecchi casi pericolosi».  Riferendosi all’obbligatorietà dei vaccini per gli studenti, Salvini sottolineava la priorità che i bimbi non vaccinati non venissero esclusi dalla classe.

A seguito delle dichiarazioni del Ministro dell’Interno, nello stesso giorno è seguito un comunicato della ministra della Salute Giulia Grillo, la quale ha ribadito come i vaccini siano fondamentali, e come si tratti di un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute.

Sembra utile, a questo punto, riportare anche il parere di chi si occupa di questo tema sotto il profilo non politico ma sanitario. A questo proposito,  in un comunicato stampa la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale si è detta preoccupata dalle dichiarazioni di alcuni Membri del Governo Italiano “in quanto – spiegano gli esperti della SIPPS - sembrano evidenziare una inadeguata conoscenza del grave pericolo tuttora rappresentato dalle malattie prevenibili con le vaccinazioni, e fanno temere che, in nome di posizioni ideologiche prive di fondamento scientifico, si rischi di perdere quanto di buono è stato realizzato anche nel nostro paese nella lotta contro queste malattie”.

Il Professor Luciano Pinto, vice Presidente SIPPS Campania, che “si è affermato che “10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi”. Chi ha espresso questo parere sembra del tutto ignaro delle motivazioni che avevano indotto il Parlamento Italiano ad estendere da 4 a 10 il numero dei vaccini obbligatori, e dimostra di non sapere nulla della reale situazione epidemiologica, in Italia e negli altri Paesi, delle malattie che i vaccini prevengono”.

Paradigmatico – continua il Prof. Pinto - è il caso del vaccino contro il morbillo, la cui obbligatorietà è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte. In Italia da oltre un anno e mezzo è in atto una grave epidemia di morbillo, con 6.664 casi ufficialmente registrati dal 1° gennaio 2017 al 30 aprile 2018, quasi tutti di soggetti non vaccinati o vaccinati incompletamente, che ha causato 8 decessi: 4 bambini al di sotto dei 10 anni (fra cui un lattante di 10 mesi che per l’età non poteva essere vaccinato) e 4 adulti. Anche in questi giorni una articolata campagna antivax, che sembra trovare un riscontro favorevole nell’ambito del Governo, continua ad ignorare i morti e gli altri danni causati dalle malattie e che grazie alla vaccinazione si possono evitare, ed insista nell’attribuire al vaccino un grado estremo di pericolosità, nonostante che la Scienza da decenni ne abbia inequivocabilmente dimostrato l’insussistenza”.

Il Professor Pinto aggiunge che “si legge inoltre sui media che dovrebbe essere permesso che “tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola", perché "la priorità è che non vengano espulsi dalle classi" anche se non vaccinati, in quanto vi sarebbe un “rischio di esclusione sociale”. “Appare evidente – dichiara Pinto - che anche in questo caso i politici non hanno pienamente valutato le motivazioni che hanno indotto il Parlamento italiano ad approvare nel 2017 delle misure precauzionali. Un bambino non vaccinato è a rischio di ammalarsi della malattia trasmissibile che la vaccinazione previene, e di trasmetterla agli altri bimbi non vaccinati. Non tutti i bambini, come non tutti gli adulti, possono essere vaccinati, in quanto alcune condizioni mediche controindicano la vaccinazione, in particolare con i vaccini con virus vivo attenuato come quello contro il morbillo. Per questo motivo il legislatore ha previsto che possono accedere alla scuola dell’infanzia solo i bambini vaccinati o non vaccinati per problemi medici, mentre nella scuola dell’obbligo un bambino che non può essere vaccinato deve esse collocato in una classe in cui i suoi compagni sono vaccinati”.

Per la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale il problema è reale e di vasta portata, se si tiene conto che nella epidemia di morbillo in corso fino ad ora si sono ammalati circa 800 bambini di età da 1 a 4 anni, e 400 di età inferiore all’anno (che per l’età non possono essere ancora vaccinati).

La SIPPS ricorda che secondo la Convenzione ONU del 1989 sui Diritti del Fanciullol’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente” in tutte le decisioni, ed il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2015 ha sottolineato che le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del fanciullo e del suo diritto ad essere vaccinato.

Ricorda sempre la SIPPS che la Corte Costituzionale, nella sentenza n° 5 del 2018 con cui ha respinto il ricorso con cui la Regione Veneto aveva contestato la legittimità costituzionale della legge n. 119 del 2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età, recita che “l’art. 32 della Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività, nonché, nel caso di vaccinazioni obbligatorie, con l’interesse del bambino, che esige tutela anche nei confronti dei genitori che non adempiono ai loro compiti di cura”. “i valori costituzionali coinvolti nella problematica delle vaccinazioni sono molteplici e implicano, oltre alla libertà di autodeterminazione individuale nelle scelte inerenti alle cure sanitarie e la tutela della salute individuale e collettiva (tutelate dall’art. 32 Cost.), anche l’interesse del minore, da perseguirsi anzitutto nell’esercizio del diritto-dovere dei genitori di adottare le condotte idonee a proteggere la salute dei figli (artt. 30 e 31 Cost.), garantendo però che tale libertà non determini scelte potenzialmente pregiudizievoli per la salute del minore”.

E’ quindi chiaro che in questa vicenda – aggiunge il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS - non è il “rischio sociale di esclusione” che il Governo deve considerare, bensì il rischio che un bambino venga incolpevolmente danneggiato da una malattia che era prevenibile, per una decisione colpevolmente assunta dai suoi genitori! Non è giusto che un bambino che non può essere vaccinato si ammali a scuola per una malattia che era prevenibile con le vaccinazioni! Non è giusto che un bambino sano che potrebbe essere vaccinato si ammali di una malattia prevenibile con le vaccinazioni perché i genitori hanno deciso di non vaccinarlo! Lo Stato ha il dovere di agire per proteggere questi bambini! “Per questi motivi – conclude il Presidente Di Mauro - la SIPPS si allinea alle altre Società Scientifiche ed alle Istituzioni che sostengono la necessità di non modificare l’attuale legislazione sulle vaccinazioni”.

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