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La Corte di Cassazione si è espressa sul caso del licenziamento di un lavoratore che prestava assistenza notturna alla madre malata di Alzheimer, usufruendo del congedo biennale retribuito

Torniamo a parlare di tematiche legate a disabilità e diritti, perchè la Cassazione ha stabilito che un lavoratore in congedo biennale per assistere la un parente con disabilità può occuparsi del congiunto anche solo di notte, dedicando poi il giorno al risposo o ad altro.

Con la sentenza n. 29062 del 5 dicembre della Sezione Lavoro , gli ermellini hanno infatti accolto il ricorso di un lavoratore che era stato licenziato dopo che l’azienda, che aveva concesso il periodo biennale di congedo retribuito (previsto per legge in casi di assistenza a parenti in situazione di handicap grave), aveva scoperto, facendolo seguire, che durante il giorno non si trovava nella casa della madre inferma, malata di Alzhemeir, presso la quale aveva spostato la residenza per usufruire della legge 151 del 2001.

L’ASSISTENZA NOTTURNA - L’azienda, appellandosi  sia a quella necessità di un intervento assistenziale  permanente, continuativo e globale ... nei confronti della persona in condizione di  handicap in situazione di gravità, sia in relazione al necessario requisito della  convivenza con il soggetto disabile grave, così come invece previsto dalle disposizioni di legge e dall'Inps, aveva proceduto con il licenziamento dell’uomo. A quel punto era seguito il ricorso del lavoratore che si giustificò affermando di aver prestato assistenza notturna alla madre. La donna, come da certificazione medica specialistica, aveva tendenza alla fuga, soffriva di insonnia notturna e tratti di ipersonnia diurna, per cui il figlio doveva per forza restare sveglio la notte per assistere la madre insonne, e sorvegliarla per scongiurare possibili fughe già verificatesi in passato.

COMPATIBILITA’ CON RIPOSO E VITA - Ne è seguita una vicenda giudiziaria, fino alla sentenza definitiva della Cassazione, la quale ha ricordato come chi si occupa dell’assistenza del congiunto abbia diritto ad avere anche spazi per le proprie esigenze di vita quali la cura dei  propri interessi personali e familiari, oltre alle ordinarie necessità di riposo e di recupero delle energie psico-fisiche, sempre che risultino complessivamente  salvaguardati i connotati essenziali di un intervento assistenziale che deve avere carattere permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile.

Quindi, pur risultando che materialmente l’uomo si fosse trovato in alcuni giorni lontano dalla casa della madre, questa cosa non è stata sufficiente a ritenerlo un comportamento illegittimo poiché, ferma la convivenza, egli prestava assistenza continuativa notturna alla madre disabile, alternandosi di giorno con altre persone, in modalità considerate compatibili con le finalità dell'intervento  assistenziale.
 
COSA SONO I CONGEDI RETRIBUITI BIENNALI - I congedi biennali retribuiti sono definiti dall'art. 80, comma 2 della Legge 388/2000, poi ripreso dall’articolo 42, comma 5 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Per poterne usufruire, è previsto il requisito della convivenza quando richiesto dal coniuge, dai fratelli, dalle sorelle o dai figli della persona con handicap grave. Così come per i permessi lavorativi  da Legge 104/1992, la condizione essenziale è che la persona con disabilità sia stato accertata persona con handicap in situazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992).


Per approfondire:

Il testo della sentenza


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Redazione