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Due donne raccontano la loro storia di successo professionale, tra disabilità nascoste e invito a non sottovalutarsi e aprirsi, piuttosto, alle opportunità

Quello del lavoro e disabilità è spesso un binomio “difficile”: non solo per i numeri che purtroppo ben conosciamo (la disoccupazione delle persone disabili è estremamente alta), ma anche per l’esistenza di problematiche che investono anche la percezione del lavoratore stesso non solo da parte dell’azienda, ma anche dei diretti interessati.
Per sentire dalla diretta voce di chi vive queste situazioni, riportiamo qui le testimonianze interessanti di due donne con disabilità, lavoratrici, che sono riuscite a superare con successo alcuni di questi ostacoli. Le loro storie complete sono state raccolte qui da JobMeToo, agenzia che si occupa di mettere in comunicazione aziende e lavoratori disabili, che pubblica periodicamente offerte di lavoro per categorie protette.

IO NON SONO LA MIA DISABILITA' – La prima a raccontarsi è Maria Morabito, che attraverso JobMeToo è stata assunta come contabile fornitori presso 'L'Oreal Italia' che racconta:
"Ai miei vecchi datori di lavoro non lo dicevo affatto oppure glielo dicevo dopo tanto tanto tempo della mia disabilità, sbagliando, perché non c’è niente di male. Prima pensavo che la mia malattia mi potesse limitare e cercavo di ignorare tutto quello che riguardava il mondo della disabilità a livello lavorativo".
In queste parole si riconosce un dubbio che molte persone con patologie hanno: rivelare oppure no al proprio datore di lavoro avere una malattia o una disabilità? Inserire nel curriculum informazioni circa la mia disabilità può precludermi occasioni lavorative? Si tratta di argomenti affatto secondari, come quello relativo a privacy e disabilità.

lucia armano BISOGNA CAMBIARE MENTALITA' - Lucia Armano invece è più incisiva e speranzosa, e guarda la questione dall’altra prospettiva: secondo lei in molte occasioni, infatti, quando le proposte di lavoro ci sono, "le persone con disablità si lasciano sfuggire opportunità per paura di doversi trasferire o di trovarsi di fronte a mansioni che non sono in grado di svolgere". Tradotto: a volte i muri si alzano da entrambi i fronti: le aziende hanno timore di assumere perchè non conoscono il potenziale del candidato, ma quest'ultimo a volte non ci prova neanche anche per la semplice paura di essere respinto un'altra volta (o, peggio, di non essere all'altezza). "Penso quindi che la nostra missione più importante sia cercare di modificare la mentalità dell’intera società, affinché i disabili acquistino fiducia in se stessi e vengano considerati innanzitutto come persone, con punti di forza e di debolezza, senza mettere le loro problematiche al primo posto".
Oggi Lucia lavora per JobMeToo come Junior Recruiter e considera la sua cecità "una sfida intrigante" che fa sì parte della sua vita, ma è una caratteristica tra le tante, come una personalità gioiosa, un sorriso solare: "ovviamente le difficoltà in più ci sono, ma ognuno ha i suoi limiti e bisogna imparare a conviverci con un sorriso, poiché nonostante questi ultimi è comunque possibile vivere una vita piena e felice".

Qual è la vostra esperienza?

Qui trovate offerte di lavoro disabili

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Redazione

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