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locandina endthe awkwardNon sono rari i casi in cui persone provano disagio in presenza di disabili, non sapendo bene come comportarsi. Una campagna aiuta a superare questa distanza grazie a humor e intelligenza

 

L’ironia è un grimaldello che spesso ci permette di scassinare molte porte, non ultima l’imbarazzo. Ed è proprio l’ironia l’arma scelta per far riflettere e liberare il campo da quel sentimento di impaccio che talvolta le persone provano in compagnia di un disabile (sentimento che mai e poi mai ammetterebbero di sentire, ma tant’è).


Perché sì, spesso accade che non si sappia come comportarsi, che atteggiamenti assumere, quali parole evitare o aiuti dare, in presenza di una persona con difficoltà derivanti da disabilità. E se di questo non bisogna fare una colpa a chi non è abituato ad avere a che fare direttamente con la disabilità, dall’altro lato, perché non abbattere questa distanza “insegnando” e indicando come approcciarsi a queste situazioni?


Su questa basi è stata lanciato nel Regno Unito la campagna #EndTheAwakward, letteralmente Ferma l’imbarazzo, che intende appunto mostrare, grazie anche a una punta di humor britannico e a una buona dose di ironia, cosa non fare in situazioni che vedono la presenza di persona disabili, evitando imbarazzi e disagi da ambo le parti. La campagna, lanciata dall’organizzazione Scope, impegnata nella tutela delle persone con disabilità, ha visto la creazione di  una serie di gustosi cortometraggi trasmessi da Channel 4 che riproducono scene di vita quotidiana con scivoloni sociali che fanno riflettere divertendo.

 

 

Si va dagli imbarazzi di un ragazzo che non sa come approcciare una giovane donna con apparecchio acustico che gli piace,

 

ai dubbi sulla posizione da assumere di fronte a una donna in carrozzina,

 


a molte altre situazioni con comportamenti da evitare.

La campagna ospita anche una vetrina di “storie imbarazzanti”, raccontate dagli stessi utenti. Si tratta di un modo per mostrare a chi non è disabile quanto alcuni comportamenti possano essere fuori luogo, ma allo stesso tempo anche un modo per far capire alla persona disabile quali disagi può suscitare la sua condizione in chi gli sta accanto, contribuendo a innescare un comportamento cooperativo in entrambi.

 

E se le parole sono importanti, tanto più nei casi in cui si parla di disabilità, facciamo un piccolo giochino lanciando le alternative a espressioni che è bene archiviare: usiamo


persone con disabilità” al posto di “handicappati”
persone con Sclerosi Multipla” al posto di “affette da Sclerosi Multipla”
persone che usano una sedia a rotelle” al posto di “persone costrette su una sedia a rotelle”
persona non disabile” al posto di “persona normale”


….e le vostre parole al posto di quali sono? Ditecelo nei commenti!

 

In disabili.com:


La sensibilizzazione passa (anche) attraverso i social

Twitter e le parole, se l'Italia si scopre intollerante

Francesca Martin

 

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