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Antonio Genovese ci racconta cosa significa essere un mister con disabilità e come allena una squadra di calcio femminile dalla sua sedia a rotelle

Urlatori o gentleman, più o meno simpatici, tattici o creativi… di allenatori di calcio, in un paese malato di pallone come il nostro, siamo abituati a vederne tanti e diversi, ma ancora mi mancava un mister in carrozzina. Lui è Antonio Genovese, e allena una squadra femminile di serie B. Non so altro, a parte questo, e non so immaginarmi come possa essere allenare una squadra di calcio dalla sedia a rotelle. Decido di contattarlo per capirlo…

allenatore in carrozzinaAntonio, su Facebook scopro che, pur in carrozzina, sei allenatore di una squadra di calcio della serie B femminile – la Domina Neapolis . Non ti nascondo che la cosa mi ha inizialmente stupito, poi, nell’inquadrare la situazione, non mi è più sembrato così strano. Ho però delle curiosità, soprattutto pratiche… Partiamo però dall’inizio: come sei arrivato ad allenare una squadra della serie B?
Da piccolo come un po' tutti giocavo a pallone ma, giovanissimo, a causa di incidente stradale il mio sogno si è spezzato. Ho iniziato ad allenare a livello amatoriale e dal 1996 al 2006 sono stato il Talent-Scout per il vivaio dell'Inter. Dopo juniores e terza categoria maschile mi innamorai del femminile passando dalla D al Settore Giovanile, per collaborare poi in Serie A con la Res Roma. La società ottima ma... sentivo meno mio il campo ed allora lasciai la squadra a fine stagione scorsa. Dopo essere stato in ballo come Head Coach della Nazionale Inglese Femminile Under 15 (poi la scelta è caduta su un altro nome), è arrivata la chiamata dalla Domina Neapolis in B, ed eccomi qui.

Una domanda secca: nella pratica, come fai a seguire le atlete, fisicamente? Come si svolgono gli allenamenti, e in cosa consiste il tuo ruolo?
Intanto faccio il pendolare per passione: abitando io a Milano, ed essendo la squadra in provincia di Napoli, nel weekend lascio il nord e scendo. Le ragazze sono allenate fisicamente da un altro Mister con cui collaboro, dividendoci i compiti. Io sono tesserato come Allenatore e Responsabile della Prima squadra: in settimana studio l'avversario nei suoi punti deboli e punti di forza, moduli, etc, che invio all'altro mister che così prepara gli allenamenti in base all'avversario e alle mie indicazioni. Ad ogni partita sono lì come mister, siamo un duo, in panchina.
In passato, invece, con le altre squadre preparavo il tutto, analizzavo l'avversario facendo svolgere gli allenamenti con le esercitazioni che ritenevo più idonee e la messa in pratica di esse con la partita.

Come è stato il primo approccio della prima squadra che ti ha avuto come allenatore in sedia a rotelle? Hai avvertito diffidenza, stupore, qualche “barriera” iniziale?
La prima squadra fu a livello amatoriale, e devo ammettere che non ebbi alcun problema, trattandosi tra l’altro di una prima squadra, e quindi dovendo far vedere meno l'esercizio ma più spiegandolo. Mi viene riconosciuta la dote di motivatore, dicono che sono attento alle dinamiche e ho occhio sui  moduli da attuare in campo. L'accoglienza lì, come nelle successive squadre, fu ottima, e da tutti ancora ricevo richieste di consigli ed apprezzamenti sul lavoro svolto… venendo ancora chiamato mister - e per chi fa il mister non v'è cosa più bella del notare a distanza di anni di aver lasciato qualcosa di buono nelle persone allenate!

E adesso come vanno le cose con la squadra?
La squadra è praticamente nuova per metà, sia per quanto riguarda le giocatrici che lo staff. La fase di amalgama procede velocemente con importanti risultati ed apprezzamenti dagli avversari, e ciò fa piacere sia per me e lo staff, ma soprattutto per le ragazze perché prima di tutto devono giocare divertendosi e possibilmente far divertire chi le vede...

antonio genoveseAllenando e partecipando ad un campionato, giri anche in molte città. Credi che il fatto di vedere te, che alleni una squadra di calcio in carrozzina, possa contribuire a portare in giro un’idea di disabilità meno statica, passiva, talvolta pietistica?
In teoria potrebbe, però purtroppo spesso vengo visto come una "mascotte" per chi mi vede al seguito della squadra... le barriere mentali sono ancora molto radicate in Italia. A malincuore mi accorgo che al nord, salvo nel maschile, nel femminile è più difficile trovare una squadra propensa ad affidarmi una panchina, e dato che per spostarmi mi sposto solo verso dove sono fortemente richiesto... è un po’ difficile. Sembra un paradosso abitare Milano ma essere cercato maggiormente al centro-sud Italia, isole e all'estero, più che al Nord Italia.

Se altre persone, leggendo la tua storia, desiderassero diventare allenatori regolarmente iscritti all’albo, cosa devono fare?
Io stesso non sapevo che ci fosse questa possibilità. Mi sono messo a leggere i concorsi per Allenatore; nello specifico Allenatore di Base - Diploma B Uefa (con Uefa si intende che il patentino è valido in tutto il territorio CEE).
Andando a questo link si possono vedere tutti i corsi Allenatori del Settore Tecnico della FIGC divisi per regione: basta cliccare sulla regione di residenza e cercare il corso per "Allenatore di Base - Diploma B UEFA" e vi si troverà che vi sono due posti per disabili. Il corso ha un costo importante, dura un mese con frequenza serale dalle 17:30 alle 22:30-23:00 dal lunedì al venerdì in aula, e la mattina del sabato sul campo. A conclusione del corso si devono effettuare esami su tutte le materie. Una volta superato il corso, per rimanere iscritti al relativo Albo è necessario pagare la quota ogni anno. Periodicamente bisogna fare corsi di aggiornamento, volendo anche on-line, al fine di mantenere la licenza europea UEFA. Con detto patentino si può  allenare fino alla categoria Juniores a livello giovanile e fino alla Serie D per il maschile, mentre per il femminile in qualsiasi categoria.
Ho raccolto tutte queste info nella mia pagina facebook dedicata.

Domanda d’obbligo: come sta andando il campionato per la Domina Neapolis?
Considerando che la squadra è nuova, il campionato della Domina Neapolis nel complesso sta andando più che bene, con continua crescita a livello personale, di squadra, di gruppo: ce ne siamo accorti noi, lo staff tecnico e dirigenziale visto ma anche e soprattutto, e questo fa più piacere, dagli avversari, che non ci hanno fatto mancare i loro sinceri complimenti.

In disabili.com:
Racconto di calcio in tv dalla mia carrozzina, e sulla Nazionale vi dico che…
 

Francesca Martin