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Matteo Caronni, commentatore sportivo con atrofia muscolare spinale, ci dice la sua sul mestiere di giornalista, sul campionato, sulla sua squadra del cuore e molto altro

Matteo Caronni, 30 anni, da Appiano Gentile, professione giornalista. Matteo, da qualche anno, lavora nelle redazioni del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24) sotto la direzione di Fabio Ravezzani (ex Tuttosport), dove si occupa di calcio e sport in generale, con un occhio di riguardo alla sua squadra del cuore, la Juventus. Matteo, affetto da atrofia muscolare spinale, è una delle pochissime persone con disabilità che ha il merito e la fortuna di poter condurre come presentatore principale trasmissioni televisive; l'abbiamo intervistato per raccontarci qualcosa sulla sua carriera e raccogliere le sue impressioni sui primi mesi della stagione calcistica 2016/2017.

Come ti sei avvicinato al mondo del giornalismo?
Sarei falso se ti dicessi che sin da piccolo avevo il sogno di fare questo lavoro. Come tanti bambini sono partito con il classico astronauta e, passando per veterinario, militare, “pokerista”, mi sono ritrovato al termine del liceo a voler intraprendere questa strada. Mi sembrava, e mi sembra tuttora, il modo migliore per restare a contatto con la mia passione più grande, lo sport.

Qual è stato il tuo percorso di avvicinamento, scolastico e lavorativo, al giornalismo?
Dopo aver frequentato il liceo scientifico mi sono laureato in Scienze della comunicazione all'università Bicocca di Milano. Con la laurea in mano ho cominciato a spedire curriculum a varie redazioni, sia di carta stampata che televisioni, e tra questi ovviamente TeleLombardia dove, dopo un colloquio con il direttore Ravezzani, ho iniziato uno stage di 3 mesi, per poi essere assunto.
 
La tua condizione di disabilità ha mai posto freni alla tua carriera e/o hai mai subito discriminazioni per questo?
No, direi proprio di no.

Sei una delle poche (se non l'unica in Italia) persone con disabilità che ha l'opportunità di essere il conduttore principale di programmi televisivi, eccezion fatta per personaggi del mondo dello sport (come Giusy Versace e Bebe Vio alla Domenica Sportiva) che, pur ben figurando, non hanno avuto una formazione e un'esperienza di tipo giornalistico. Secondo te, qual è il motivo? Non ritieni che sia giunto il momento di dare spazio, anche sui canali nazionali, a giornalisti con disabilità?
Certo, ma non in quanto disabili, ma in quanto persone meritevoli. Pretendere spazio per il semplice fatto di essere disabile è tanto sbagliato quanto non concederlo a priori perché non normodotato. È una forma di pietismo che fa male a tutto il “mondo della disabilità”. Quello che sarebbe giusto è semplicemente avere una chance uguale per tutti, e il migliore va avanti. Chiaro che poi ci deve essere anche dall'altra parte un po' di coraggio, un po' di voglia di osare e di andare contro certi canoni di “normalità”. Io ritengo sia spesso solo una questione di abitudine. Anche il telespettatore che per la prima volta mi avrà visto condurre sarà rimasto colpito da me e probabilmente i primi tempi guardava la trasmissione per curiosità senza magari soffermarsi nemmeno su quello che dicevo. Oggi invece sono per lui uno dei tanti, che magari non piace per questioni di tifo e non perché diverso.

matteo caronni giornalista disabile sportivoPassiamo al calcio giocato, la tua grande passione... chi ti conosce non può ignorare la tua fede juventina: ritieni che la squadra di Allegri possa riconfermarsi Campione d'Italia nonostante le critiche per il gioco non proprio spumeggiante?
Sì assolutamente. Le preoccupazioni sul gioco sono legittime, anche se esagerate, in ottica Champions. In Italia il gap con le altre è talmente ampio che difficilmente potrebbe essere colmato dalla sola qualità di gioco, ammesso che effettivamente la Juventus giochi così male.

Secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, le lacune maggiori sarebbero a centrocampo, sei d'accordo? Chi ti piacerebbe vedere a rinforzare la mediana bianconera nel prossimo futuro?
Sono d'accordissimo. È certamente quello il punto debole della rosa di Allegri. Sin dai tempi di Pescara sono un grandissimo estimatore di Verratti e insieme all'ormai pressoché certo arrivo di Witsel, ritengo che possa essere il tassello mancante per considerare di nuovo la Juventus al top in Europa anche in quel reparto, purtroppo però è davvero complicato riportarlo in Italia.

Parlando delle principali rivali per il campionato, chi ti spaventa di più? La Roma del calcio champagne ma dalla difesa fragile, un Napoli in crisi d'identità o un Milan in crescita dopo l'arrivo di Montella?
Il Napoli mi pare di gran lunga la squadra più solida nel lungo periodo. Se a gennaio riuscirà a sopperire all'infortunio di Milik con un'ottima prima punta, credo possa facilmente riprendersi il secondo posto.

Con gli innesti di Higuain e Pjanic, la squadra si è rinforzata molto anche in ottica Champions League. Considerando il valore delle avversarie e le storiche difficoltà di approccio della squadra in campo europeo, credi che sia comunque l'anno buono?
La Champions è sempre un terno al lotto. Non basta essere una delle migliori formazioni, ma ti deve girare tutto bene in primavera. Tutto quello che hai dimostrato prima, in negativo o in positivo, conta davvero poco. L'obiettivo della Juventus deve essere quello di farsi trovare pronta, con la rosa al 100%, poi può cominciare a sperare che sia l'anno giusto, gli uomini ci sono.

Pensi che Stefano Pioli possa essere l'uomo giusto per risollevare le sorti dell'Inter?
Pioli è un eccellente allenatore, ma credo che il problema dell'Inter non fosse il tecnico, bensì la confusione in società. Non avendo al momento risolto quel problema, penso che indipendentemente da chi siede in panchina i risultati saranno sempre altalenanti.

Capitolo Nazionale, cosa ne pensi dell'Italia di Giampiero Ventura dopo le prime partite?
Ventura è da sempre tra i miei tecnici preferiti, uno dei più innovativi. A dimostrazione che per avere idee nuove non conta l'età. Sono sicuro che farà molto bene se riuscirà a gestire la pressione mediatica che inevitabilmente aumenterà avvicinandoci ai Mondiali.

Domanda secca...fammi tre nomi (non scontati) per il futuro della Nazionale...
Benassi, Conti e Sensi.

Il declino del calcio italiano è dovuto, secondo la critica, alla scarsa competitività dei campionati giovanili e alla sempre più folta presenza di stranieri nelle rose delle squadre di Serie A. Secondo te, qual è il vero motivo di questo declino e quale pensi possa essere la medicina per curare questo male che sembra incurabile?
Il problema principale da risolvere è cominciare a pensare al bene comune e non ai singoli interessi di ogni società. Spesso si sente parlare di stadi, settori giovanili, stranieri, extracomunitari o seconde squadre, ma tutto ciò è la conseguenza del problema, non la causa. Premier e Bundesliga (senza scomodare le leghe americane come Nba o Nfl) sono  campionati in grande crescita perché hanno capito questo. Hanno reso il prodotto più accattivante, serio, credibile, quindi fruibile. Il che si traduce in maggior appeal a livello internazionale, maggior guadagno PER TUTTI da diritti tv e di conseguenza maggiori fondi da reinvestire in squadre, stadi e tutto ciò di cui di solito ci lamentiamo. Temo però che sia difficile da accettare per un popolo che ancora vorrebbe tutto il campionato la domenica alle 15.

Chiudiamo con un consiglio, cosa diresti a tutte le persone con disabilità che volessero intraprendere la carriera di giornalista?
Qualche giorno fa mi è capitato di sentire una frase da Alex Zanardi che ritengo possa essere la risposta migliore alla tua domanda: “Io vedo un traguardo dove molti altri faticano a vedere un percorso”. Credo sintetizzi perfettamente un concetto molto semplice, provarci credendoci davvero. Vale ovviamente per qualsiasi obiettivo e lavoro, quindi anche per chi vuole intraprendere questo mestiere, che è un lavoro come un altro.


Marco Berton