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Ruolo dei genitori nella promozione dei processi di inclusione: centrale e complesso
 
Molto spesso, all’interno dei dibattiti riguardanti l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, si discute del ruolo dei genitori e della loro partecipazione alla vita scolastica. La loro presenza, in dialogo costruttivo e costante con la scuola, è fondamentale. Non mancano, però, le difficoltà e non è raro leggere sui sociali network i racconti di genitori che denunciano situazioni spiacevoli.

Cosa fare, dunque?

È innanzi tutto importante definire in modo chiaro le funzioni di tutti i soggetti coinvolti nella presa in carico, in modo da partecipare al dialogo in modo attivo e con i contributi peculiari di tutti. Ciò è essenziale non solo nelle situazioni formali, ma anche nella relazione quotidiana. È pertanto fondamentale conoscere le disposizioni normative di riferimento, ma anche osservare semplici regole di buon senso.

DISPOSIZIONI NORMATIVE – Attualmente le disposizioni riguardanti le misure previste per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità sono contenute principalmente nella legge 104/92, nel DPR del 24/02/94 e nel DPCM n. 185/06. Tali norme assegnano un ruolo partecipativo importante alle famiglie, in tutto il percorso che, partendo dalla richiesta di attestazione della situazione di disabilità, giunge all’attivazione della misure scolastiche inclusive. Il loro ruolo è infatti importante sia nella definizione del Profilo Dinamico Funzionale (PDF) che del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Insieme ai docenti ed ai referenti ASL, infatti, le famiglie contribuiscono a definire gli obiettivi raggiungibili a lungo, medio e breve periodo.

COSA SI PREVEDE PER IL FUTUROCome già evidenziato e come previsto all’interno delle deleghe al governo della L. 107/15, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, il D. Lgs. n. 378 sull’inclusione scolastica.
Il provvedimento ha destato non poche perplessità e sono in corso numerose richieste di modifiche, sia da parte delle associazioni che dei docenti. In particolare, l’art. 5 ridimensiona in maniera sensibile il ruolo e la partecipazione dei genitori. Si prevede, infatti, che una valutazione diagnostico-funzionale sostituirà la Diagnosi Funzionale (DF) ed il PDF, con commissioni di tipo meramente medico. Non solo: le risorse di sostegno verranno decise dal Gruppo Inclusione Territoriale (GIT) e non più richieste in sede di stesura del PEI. Non appaiono rosee, dunque, le prospettive per il futuro e molte sono le proteste in corso. Il Miur, però, pare mostrarsi disponibile ad accogliere alcune proposte di modifica del testo normativo.

A queste difficoltà si aggiungono le numerose criticità già presenti e puntualmente denunciate dalle famiglie: dialogo difficile coi dirigenti, coi docenti, con gli altri genitori, richieste spesso inascoltate, problematiche non solo nella partecipazione concreta alla stesura dei documenti, ma, spesso, anche nel mero accesso ad essi. Non mancano certo le buone prassi, ma a suscitare riflessione e perplessità indubbiamente sono le situazioni in cui l’esercizio della corresponsabilità educativa è difficoltoso, se non fallimentare. Troppo spesso i fallimenti sono dovuti a carenze nel dialogo, troppe sono le incomprensioni dovute alla mancanza di comunicazione e relazione. Nella quotidianità della vita scolastica un confronto costante può dissipare moltissime incomprensioni, con l’impegno da parte di tutti. Si può fare.

APPROFONDIMENTI
Linee di indirizzo sul rapporto scuola-famiglia
 
In disabili.com:
Dalla certificazione al PEI
Intervista ad una mamma insegnante
 

Tina Naccarato