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Spostata la data dell’uscita didattica, non era più disponibile il pullmino attrezzato per l’accesso con sedia a rotelle, e ai genitori era stato proposto di accompagnarlo con mezzi propri

Ci troviamo a commentare ancora notizie di bambini con disabilità lasciati a casa o, peggio, a scuola da soli mentre gli altri compagni vanno in gita. Siamo stanchi perché di episodi spiacevoli riguardanti gite e bambini con disabilità abbiamo scritto in passato troppe volte (e in questi casi, una volta è già troppo), e credevamo che questi episodi non accadessero più. E invece.

Invece le cronache riportano in questi giorni la vicenda di Cosimo, un bambino di 9 anni con disabilità motoria che frequenta la quarta elementare a Firenze. Martedì Cosimo, che è in carrozzina, è rimasto a scuola da solo con l’insegnante di sostegno, mentre i suoi compagni di classe sono andati in gita: lui sul pullmino non ci entrava, perché mancava la pedana.

Chi ha ricostruito la vicenda sulla stampa spiegherà che la gita, originariamente programmata per lunedì 30 maggio, era stata posticipata a martedì a causa dello sciopero della scuola: in quella data però non era più disponibile il mezzo allestito per l’accesso in carrozzina, a differenza della prima prenotazione. Secondo quanto riportato dai quotidiani, all’insorgere del problema, la scuola avrebbe contattato i genitori qualche giorno prima della gita, informandoli della problematica sorta con l’indisponibilità del pullmino attrezzato, e i genitori del piccolo si sarebbero resi disponibili ad accompagnare il figlio con mezzi propri. Cosa che poi, sempre secondo le ricostruzioni riportate dai giornali, non è avvenuta, perché la mattina della gita i genitori, accompagnato a scuola il bambino, avrebbero detto che non lo avrebbero portato alla sede dell’uscita prevista, accettando di farlo rimanere in classe con l’insegnante di sostegno.

Tra rimpalli di responsabilità, che qui non intendiamo commentare, ciò che rimane è un gruppo di bambini che va in gita e un compagno di classe che rimane in aula, da solo, con l’insegnante di sostegno.
Rimane la richiesta, alla sola famiglia del piccolo con disabilità, di attrezzarsi, prendere eventualmente un giorno di ferie dal lavoro, per portare per proprio conto il bambino nel luogo della gita. Rimane la tremenda sensazione, per lui, di non essere come gli altri e non poter fare le cose che fanno tutti.

Perché non si è deciso di rimandare la gita? Perché non si è deciso di spostarla, nel momento in cui ci si è accorti che un componente della classe non avrebbe potuto andarci, perdendo così la possibilità non solo di partecipare a una giornata di formazione diversa, ma anche quella di stare tutti insieme in pullman, il pullman della gita, momento insostituibile di coesione della classe, di canti, di giochi, di inclusione.
Si dirà probabilmente che oramai era tardi per cambiare data e annullare il noleggio del mezzo, la gita, le prenotazioni, che non c’erano più giorni disponibili, che si sarebbero dovuti avvisare i genitori, ecce cc. Tutte problematiche reali, ma che rabbia per quanto accaduto.

Per approfondire:

Normativa gite scolastiche e disabilità
Circolare Ministeriale 14 ottobre 1992, n. 291

Sull’argomento leggi anche:

Disabilità, visite guidate e viaggi d’istruzione: la parola d’ordine è nessuno escluso!

Redazione

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