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Una docente racconta l’esperienza di inclusione assoluta realizzata in una piccola scuola di montagna

Ci siamo soffermati spesso, nel corso degli anni, a riflettere sulle condizioni che favoriscono i processi di inclusione all’interno delle scuole.
Certamente un ruolo fondamentale è ricoperto dal clima, dalle relazioni, dalla consapevolezza dei soggetti coinvolti nella presa in carico, a cominciare dai docenti, curriculari e di sostegno, dalle figure di sistema che hanno incarichi riguardanti l’inclusione, dalle attenzioni dei dirigenti scolastici in merito ai processi in corso, fino alla collaborazione, fondamentale e necessaria, che dev’esservi tra scuole e famiglie ed alla volontà di dialogo costruttivo tra di esse.

Tuttavia, va da sé, vi sono altri elementi di contesto che certamente sono significativi ai fini del buon esito dei processi di inclusione, come ad esempio la presenza di edifici privi di barriere architettoniche, la collaborazione attiva e continuativa tra i servizi preposti, la presenza sul territorio di attività e luoghi di integrazione ecc.

Un aspetto certamente non trascurato nelle analisi dei contesti utili a favorire l’inclusione è la numerosità delle classi, tant’è vero che vi sono apposite norme che ne disciplinano i limiti  in presenza di alunni con disabilità. Pare pacifico, infatti, che le classi poco numerose possano essere contesto ideale per promuovere le dinamiche inclusive e favorire le attenzioni ai diversi bisogni educativi degli alunni.

Un’esperienza davvero peculiare, in tal senso, è quella che si può realizzare nei piccoli plessi di montagna, dove non solo il numero degli alunni è in genere piuttosto ridotto, ma, addirittura, spesso si ritrovano nella stessa classe, intesa come pluriclasse che accoglie bambini di età e competenze diverse, che giorno per giorno realizzano, insieme, apprendimenti eterogenei e con diversi gradi di difficoltà. Se in esse sono presenti anche alunni con disabilità, le differenze, che sono già prassi, che non sono eccezione ma regola, vengono percepite con naturalezza: la differenza, infatti, in tali contesti è già, tout court, normalità. In un contesto siffatto, va da sé, l’inclusione può farsi assoluta.

Un’esperienza in merito realizzata quest’anno ci è stata raccontata da una docente, che ne ha ravvisato le grandi potenzialità ai fini dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. La ringraziamo per la collaborazione.

Quest’anno ho lavorato in un piccolo plesso di una scuola di montagna, diviso tra una pluriclasse di scuola primaria ed una sezione mista di scuola dell’infanzia. Il numero degli alunni era piuttosto esiguo, tale da consentire continue interazioni tra bambini di età diverse. Ne sono derivate anche manifestazioni spontanee di tutoraggio, che, sotto la presenza vigile dei docenti, hanno contribuito a sviluppare tra i bambini solidarietà, consapevolezza e senso di responsabilità. La pluriclasse di scuola primaria era composta da dieci alunni di classi diverse, alcuni dei quali con certificazione ai sensi della L. 104/92. Certamente ciò ha significato anche la presenza di diverse risorse assegnate alla scuola e questo ha favorito la realizzazione di una didattica estremamente attenta alle esigenze di ciascuno. L’aspetto inedito, che mi preme evidenziare, però, è come l’estrema eterogeneità dei bambini, sia in termini di età che di competenze, lungi dal creare difficoltà tra di essi, è stata invece patrimonio comune, habitus per tutti e per ciascuno. La differenza assoluta è stata cioè piena normalità, ordinarietà, quasi affatto percepita proprio perché ordinaria. Tutto ciò, naturalmente, ha favorito non solo un atteggiamento disteso e sereno tra i bambini, ma anche la percezione delle peculiari difficoltà di alcuni quale normalità. Contestualmente, in maniera del tutto naturale, chi sapeva di più si è posto istintivamente quale supporto del compagno, più piccolo o con maggiore difficoltà. Non ho mai visto un livello di inclusione così elevato, direi assoluto…

Certo, aggiungiamo, si tratta di un contesto molto peculiare, che ha poca diffusione rispetto alle classi numerose ed omogenee cui siamo generalmente abituati e le esperienze realizzate in esso possono apparire di difficile realizzazione in altri contesti. Tuttavia, può essere territorio di pensiero e di riflessione, perché esperienze di classi aperte, come previste dalla L. 517/77 (art.7) possono essere realizzate anche con gruppi di alunni di età diverse. Allo stesso modo, bisogna aggiungere, sarebbe il caso di riflettere sull’opportunità o meno di perpetrare prassi che invece organizzano attività per gruppi di livello, che, come già evidenziato, non riteniamo funzionali all’inclusione.
Il pensiero va a Don Milani, a Barbiana, al mutuo insegnamento, a quell’esperienza pienissima dedicata a ciò che oggi chiamiamo inclusione. E non potrebbe essere altrimenti.

Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
(Don L. Milani, Lettera a una professoressa)

APPROFONDIMENTI

Pluriclasse come opportunità
 
In disabili.com

Legge 517/77: lunga vita all’integrazione!

Tina Naccarato