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Esattamente 40 anni fa grazie a una legge rivoluzionaria iniziò la sfida dell’integrazione scolastica

Il 4 agosto del 1977 nasceva la L. 517 e con essa la scuola italiana accoglieva il modello di integrazione scolastica su cui si sarebbero basate tutte le norme future. La legge fu il risultato di una significativa fase di studio e di lavoro che consentì di superare le logiche dell’esclusione e dell’educazione separata.

Cosa esisteva in precedenza?
Con la riforma Gentile l'obbligo scolastico era stato esteso solo ai ciechi ed ai sordi. In seguito vi fu istruzione speciale con classi differenziali per gli allievi con lievi ritardi, ospitate nei normali plessi scolastici e scuole speciali per sordi, ciechi ed anormali psichici, situati in plessi distinti. Per i casi più gravi erano poi previsti istituti speciali, con lunghi soggiorni in cui gli allievi vivevano separati anche dalle famiglie. Le classi differenziali erano però destinate anche agli allievi con problemi di condotta o disagio sociale o familiare.
Fino alla fine degli anni '60 la logica prevalente rimase quella della separazione e della medicalizzazione.

Qualcosa iniziò a cambiare all’inizio degli anni ’70, quando, con la L. 118/71 gli studenti con lievi disabilità vennero inseriti nelle classi comuni della scuola dell’obbligo. In essa però non vi era alcun accenno alla didattica speciale, allo sviluppo potenziale o alle risorse da impegnare. L'allievo con disabilità veniva inserito nelle classi comuni, alle quali doveva adeguarsi. Molto lavoro, dunque, era ancora da fare.
Se ne fece carico una commissione speciale, guidata da F. Falcucci, che nel 1975 giunse ad una storica ed importante Relazione dettagliata che negava il valore della scolarizzazione riservata e affermava l'idea che la frequenza delle classi comuni non deve necessariamente implicare il raggiungimento di mete culturali comuni. Benchè anche in questo caso l'integrazione scolastica fosse prevista solo per i soggetti con disabilità lieve, con la commissione Falcucci vi fu un passaggio rivoluzionario, che mise al centro la persona e le sue potenzialità peculiari.


E’ proprio questa nuova cultura ad animare la legge 517, che solo due anni più tardi individuò modelli didattici flessibili in cui attivare forme di integrazione trasversali, esperienze di interclasse o attività organizzate in gruppi di alunni ed affidate ad insegnanti specializzati. Con essa nasceva, finalmente, la scuola italiana dell’integrazione.

Nel 1987, con la sentenza della C.C. n. 215 il diritto all’integrazione scolastica di tutti gli alunni con disabilità venne esteso anche alle scuole superiori. Qualche anno dopo, nel 1992, sarebbe giunta finalmente una legge quadro sulla materia, la 104, che disciplina gran parte delle disposizioni tuttora vigenti.
Tanto tempo è passato da quel lontano 1977, tanti cambiamenti vi sono stati nella cultura, nella mentalità, nella percezione stessa dell’alunno e della persona con disabilità. Eppure, la L. 517 conserva un’attualità sorprendente e rimane il provvedimento normativo in assoluto più importante per l’esercizio del diritto allo studio degi alunni con disabilità.
Certamente non tutto è perfetto ed oggi sono altre e crescenti le nuove sfide dell’inclusione. Non possiamo che augurarci che tra 40 anni altri potranno scrivere di esse e delle ulteriori conquiste che potranno esservi.

Lunga vita, dunque, all’integrazione e all’inclusione!


APPROFONDIMENTI

Caposaldo dell’inclusione


In disabili.com

Integrazione scolastica: un lungo percorso ad ostacoli

Tina Naccarato