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Continua il dibattito sul futuro dell'inclusione: i professionisti della scuola affermano il valore di una formazione solida e comune a tutti i docenti


Con la legge 107/15 la formazione dei docenti assume un carattere obbligatorio e permanente, rientrando all'interno degli adempimenti della funzione docente. Il provvedimento introdotto, pur comportando difficoltà di carattere negoziale, viene accolto con favore ed è ritenuto fondamentale per la diffusione continua delle competenze didattiche all'interno delle istituzioni scolastiche. Le attività di formazione dovranno infatti essere  definite dalle scuole, in  coerenza  con  il  piano triennale dell'offerta formativa e con i piani di  miglioramento da esse stilati.

Naturalmente, in questa determinazione del legislatore, assume particolare rilievo la promozione delle azioni formative orientate ai processi di inclusione, riguardanti non solo il personale docente di sostegno, ma anche tutti i docenti curricolari. La L. 107/15, inoltre, prevede l'obbligo di formazione iniziale ed in servizio per i dirigenti scolastici sugli aspetti pedagogico-didattici e organizzativi dell'integrazione scolastica, nonché per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, rispetto alle specifiche competenze, sull'assistenza di base e sugli aspetti organizzativi ed educativo-relazionali relativi al processo di integrazione scolastica.

Come anticipato, il tema della formazione è stato anche al centro del dibattito che ha animato la tavola rotonda interna ai lavori del Convegno di Rimini ed è stato un aspetto significativo sul quale le diverse posizioni, distanti su altre tematiche, hanno trovato pieno accordo.
A. Cenerini, presidente dell'Associazione Docenti e Dirigenti Scolastici Italiani (ADI), ha evidenziato la necessità dello sviluppo di competenze diffuse riguardanti tutti i docenti per una scuola davvero inclusiva, richiamando l'esperienza realizzata in passato nelle scuole dell'infanzia di Bologna, nelle quali non c'era la figura dell'insegnante di sostegno, ma tutti erano insegnanti di sostegno, a rotazione. Con una formazione affidata a A. Canevaro (Università di Bologna), le competenze erano in costante crescita  e nelle scuole si era potuta diffondere la cultura dell'inclusione.

Se le competenze sono diffuse, ha rimarcato D. Boscolo, si diffonde con esse la cultura delle responsabilità condivise; ciò è realizzabile puntando su una pedagogia e su una didattica inclusiva per tutti.
E. Chiocca, presidente del Coordinamento Italiano Insegnanti di sostegno (C.I.I.S.) ha sottolineato che è necessario lavorare nella prospettiva di una formazione comune, con insegnanti che si possono intercambiare sul posto di sostegno e sulla cattedra di materia. Occorre fare una scelta forte: ribadire che l'alunno con disabilità è alunno di tutti e che tutti devono avere le competenze per lavorare con lui in classe, con gli altri. Per ottenere tutto questo è necessario concepire la formazione sulla disabilità come obbligatoria per tutti gli insegnanti, condizione imprescindibile per lavorare nella scuola italiana. E' inoltre necessario riformulare l'impianto epistemologico della pedagogia speciale, superando la dicotomia fra pedagogia e didattica generale e pedagogia e didattica speciale.  Ripensare la pedagogia potrebbe tradursi in una Pedagogia per tutti, ovvero una Pedagogia per la scuola inclusiva, riferita, cioè, alla formazione dei docenti in relazione a tutti gli alunni, nessuno escluso.

Nessuno spazio, dunque, ad improbabili logiche che ritengano realizzabile l'inclusione con la ratio della separazione, delle carriere, della formazione o delle responsabilità educative.  

Approfondimenti

Legge n. 107/2015
 
Formazione obbligatoria


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La tavola rotonda di Rimini

Tina Naccarato