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Non di rado nelle scuole esistono prassi inadeguate riguardanti i colloqui tra docenti di sostegno e genitori. Cosa prevedono le norme?

Un momento significativo di confronto tra insegnanti e genitori è certamente il periodico incontro in occasione dei colloqui individuali. In tale occasioni essi possono discutere di persona dell’andamento scolastico degli alunni, nonché del più generico percorso formativo, dei comportamenti, degli apprendimenti, del loro atteggiamento verso la scuola ecc. La finalità dell’incontro è promuovere sinergie e unione di intenti sui bisogni formativi, nell’ottica di una corresponsabilità educativa verso i minori.

Naturalmente, in tali occasioni, sono coinvolti tutti i docenti, curriculari, disciplinari e di sostegno e, certamente, anche tutti i genitori. Non poche incertezze emergono, però, a volte, nella definizione del ruolo e dei compiti del docente di sostegno in tali occasioni e non mancano prassi del tutto inadeguate.

Occorre in primo luogo ricordare che il docente incaricato ai fini del sostegno didattico ad alunni con disabilità, come previsto in maniera inequivocabile dalla L. 104/92, viene assegnato alla classe e non all’alunno. Per tale ragione egli si assume le medesime responsabilità dei colleghi nei confronti di tutta la classe e non ha oneri differenti rispetto ai loro. Pertanto, benché in genere più spesso coinvolto nelle relazioni e nelle comunicazioni con la famiglia dell’alunno con disabilità, anche in maniera informale, non è però formalmente tenuto a dare disponibilità differenti o maggiori per i colloqui rispetto a quelle richieste ai suoi colleghi.

Una prassi molto inadeguata che purtroppo non è rarissima nelle scuole, è inoltre quella di marginalizzare il suo ruolo in occasione dei colloqui. In alcuni casi, addirittura, incontra solo i genitori degli alunni con disabilità che segue, mentre in altri, pur se presente a tutti i colloqui, può essere ignorato dagli altri genitori e non coinvolto dai colleghi. Eppure, va da sé, trascorre in genere molte ore in classe e quasi sempre in un numero superiore rispetto ai colleghi curriculari: è concentrato sull’inclusione, quindi osserva le dinamiche con attenzione, percepisce malumori, dissapori, piccoli o grandi drammi della vita degli alunni. Per i genitori, per tutti i genitori, è una risorsa davvero preziosa, ma non di rado ignorata, quasi a volere allontanare una figura che non è lì per il figlio. Eppure è lì, è un docente anche di suo figlio e può anche essere che lo conosca meglio di altri insegnanti.

Ricordiamo che i rapporti scuola-famiglia sono disciplinati a livello contrattuale dal CCNL scuola, in cui si prevede che il consiglio di istituto, sulla base delle proposte del collegio dei docenti, definisca le modalità e i criteri per lo svolgimento di tali rapporti, assicurando la concreta accessibilità al servizio, pur compatibilmente con le esigenze di funzionamento dell’istituto e prevedendo idonei strumenti di comunicazione tra istituto e famiglie. Tali disposizioni riguardano tutti i docenti, senza distinzioni.

Alla luce di tutto ciò, è utile ricordare, il docente di sostegno che cura con grande attenzione la comunicazione con le famiglie è certamente apprezzabile, soprattutto nelle situazioni di gravità. Tuttavia, tale disponibilità non può essere imposta oltre i formali colloqui individuali previsti per tutti i docenti, ma deve derivare dal buon senso e dalla cordialità dei rapporti. Anche le famiglie devono cercare di concordare modalità comunicative adeguate: se vi è necessità di feedback quotidiano può ad esempio essere utilizzato un quaderno per le comunicazioni, un diario di bordo o altre modalità ragionevoli. Il docente, non è infatti tenuto a fornire il proprio numero di telefono alle famiglie o a trattenersi quotidianamente all’uscita di scuola.

Vi sono necessità, bisogni o esigenze che spesso richiedono una certa attenzione nella cura comunicativa ed è ragionevole riconoscerlo agendo nel buon senso. Il medesimo buon senso deve’essere però agito anche da parte delle famiglie, che non devono trasformare la disponibilità in pretesa. Nella ragionevolezza e nel massimo rispetto per le esigenze dell’alunno, occorre però anche rispettare la privacy e la professionalità del docente. Le buone prassi, in queste cose, stanno in genere nel mezzo.


APPROFONDIMENTI:

Colloqui con i genitori
 

In disabili.com:

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Tina Naccarato