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La disabilità fa paura? A chi? Perché? Come si può garantire l’inclusione e insieme il rispetto delle esigenze di ciascuna specificità?

Le uscite didattiche, come già sottolineato in passato, sono una vera e propria prova di integrazione. Perché essa possa funzionare al meglio, è spesso richiesta un’organizzazione attenta, sensibile e flessibile, che tenga in considerazione molti ed eterogenei elementi di eventuale problematicità. A decidere i criteri, come sappiamo, sono le scuole autonome.   Serve individuare con grande attenzione i luoghi da visitare, i mezzi con cui spostarsi, il personale da coinvolgere, sempre in relazione alle esigenze proprie di tutti gli alunni. In molti, in moltissimi casi, tutto ciò accade e garantisce il successo dell’inclusione. Questo però non fa rumore.

A fare rumore, purtroppo, sono gli episodi nei quali si registra un fallimento e, purtroppo, in ogni primavera, non mancano episodi sgradevoli sui quali è assolutamente necessario riflettere con grande attenzione. E’ il caso, ad esempio, della vicenda di Giulio, i cui genitori a quanto pare non erano stati avvisati di un’uscita didattica. Il ragazzo è arrivato a scuola e non ha trovato nessuno. E’ il caso della ragazza di Legnano, con cui nessuno dei compagni ha voluto dividere la stanza. Il web si è indignato, è intervenuto il ministro Giannini, si è schierato con le famiglie, la gita è saltata per tutti, forse. E’ il caso del ragazzo di Isernia, anch’egli dimenticato a scuola mentre i compagni erano in gita.

Com’è possibile che si diano situazioni in cui per ragioni molteplici, eterogenee, che non conosciamo ma che certamente occorre superare, il percorso di inclusione possa fallire in maniera così eclatante? Dov’è l’errore? Dove le responsabilità? Non manca chi, tagliando corto, definisce l’integrazione una farsa, chi parla di ipocrisie. Non manca il rilancio delle responsabilità, la bagarre, il disfattismo. E’ perfettamente comprensibile se deriva dalle sofferenze di famiglie stremate, un po’ meno quando diventa esercizio di apparenza sui social network. Va bene la denuncia, molto meno i processi sommari che non fanno altro che arrecare ulteriore disagio. Ancora una volta servono fatti, competenze, proposte concrete e risolutive da parte di chi conosce bene il sistema, ne padroneggia gli ingranaggi, le possibilità nascoste, le derive reali. Ben vengano i contributi delle famiglie, le loro proposte, le loro riflessioni, anche amare: la gita, scrive una mamma, non è che la coda del serpente. Non c’è altra via: solo il dialogo schietto, reale e davvero costruttivo, può essere la strada.

Senza dimenticare altri e non semplici problematiche concomitanti. Non tutti i docenti, ad esempio, sono disposti ad accompagnare i ragazzi in gita. Si tratta di un problema che non riguarda specificamente gli allievi con disabilità, ma che purtroppo non aiuta nessuno e si ripercuote pesantemente sulla situazione. Non sono disposti perché il carico di responsabilità è enorme, tant’è vero che il MIUR si è visto costretto, nei giorni scorsi, a tornare sulla materia con una nota per dimensionarne la portata, a seguito di una nota precedente che attribuiva ai docenti responsabilità sulla sicurezza dei mezzi di trasporto, sulla condotta degli autisti. Molte erano state le proteste: cosa dovremmo fare – si erano chiesti in tanti – seguire gli autisti in bagno per accertarci che non assumano droghe? Molti docenti avevano minacciato di non accompagnare più i ragazzi in gita. Qualcuno, tra le proteste, aveva ricordato che i docenti non vengono pagati per le molte eccedenti in cui lavorano durante le uscite didattiche. Anche qui, non manca chi fa sarcasmo in rete, sostenendo che i docenti in fondo fanno una vacanza gratis.

Non va bene, non è questa la via. Bisogna rispettare in primo luogo i sacrosanti diritti dei ragazzi, di tutti, esigerne il pieno esercizio. Senza irridere: se si pretende piena competenza, com’è giusto che sia, di deve accordare rispetto.

Tutti gli attori coinvolti e dunque famiglie, personale scolastico ed eventualmente extrascolastico, hanno il dovere ed anche il diritto di intervenire e proporre, per risolvere, per consentire progresso, successo, inclusione reale. Non c’è tempo per il disfattismo.

APPROFONDIMENTI
Nota responsabilità docenti

In disabili.com
Gite scolastiche e studenti disabili: alcune dritte

Tina Naccarato