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Nonostante le statistiche riportino una crescita della partecipazione dei ragazzi con disabilità, purtroppo si registrano ancora casi di esclusione dai viaggi d’istruzione

Ci siamo occupati più volte della pianificazione delle uscite didattiche e delle attenzioni necessarie per non escludere nessun alunno. Abbiamo inoltre sottolineato come le gite siano un’importante occasione per promuovere inclusione scolastica.

Tuttavia, nonostante le dichiarate buone intenzioni di molte scuole e la crescita delle informazioni riguardanti la corretta organizzazione delle uscite didattiche, purtroppo ogni anno giungono alle cronache episodi di evidenti insuccessi, di micro e macro esclusioni, di bambini e ragazzi che per motivazioni eterogenee alla fine non partecipano ai viaggi d’istruzione.

Anche quest’anno, soprattutto sui social network, diversi genitori hanno lamentato vicende di questo tipo, alcune delle quali, ancora una volta, hanno avuto divulgazione mediatica, anche a causa del particolare clima di incomprensione che si è creato tra scuola e famiglia. E’ il caso, ad esempio, di Saronno, dove un’uscita didattica di scuola secondaria di primo grado è stata annullata a seguito di alcune vicissitudini alquanto spiacevoli. La famiglia qualche tempo fa aveva rilasciato un’intervista ad un noto quotidiano, che era stata seguita da una replica del dirigente scolastico su un altro quotidiano. La vicenda era stata poi ripresa anche da altri organi di informazione, assumendo così anche sfaccettature che hanno dato adito a diverse interpretazioni nei lettori.

Abbiamo raggiunto telefonicamente i genitori, che ci hanno parlato della spiacevole vicenda di esclusione accaduta alla figlia. S., mamma di una ragazza con disabilità, avrebbe dovuto partecipare ad un’uscita didattica di alcuni giorni e la sua partecipazione era stata concordata con la scuola nello scorso autunno, quando era stato stilato il programma delle gite. Nel corso dell’anno scolastico, anche a seguito del cambio non solo, purtroppo consueto, del docente di sostegno, ma anche della figura dell’educatore, la ragazza aveva manifestato delle crisi comportamentali importanti, che erano poi sfociate in atteggiamenti di aggressività nelle situazioni di disagio. I primi mesi di scuola e fino al periodo natalizio, racconta la mamma, erano stati molto difficili e spesso i genitori erano stati chiamati dalla scuola per riportare la ragazza a casa. I suggerimenti della famiglia sulla gestione delle crisi legate alla sindrome di cui è affetta la ragazza, erano stati inascoltati. La mamma ha riportato che in gennaio la famiglia è stata informata che il docente organizzatore dell’uscita didattica aveva ritirato la sua disponibilità ad accompagnare i ragazzi. Contestualmente veniva richiesto ai genitori, anche formalmente, di non far partecipare la ragazza, nonostante fosse stata assicurata la presenza della mamma ed in seguito pure quella di entrambi i genitori, anche accompagnando la figlia con mezzo proprio. I genitori a quel punto avevano interessato gli uffici scolastici di competenza, inviando la richiesta che avevano ricevuto. Non avendo ottenuto risposta si erano poi rivolti alla stampa. Dopo la pubblicazione dell’articolo, continua il racconto della mamma, il dirigente aveva fornito una replica piuttosto generica e riduttiva dell’intera vicenda, mentre l’ufficio scolastico aveva ricevuto scuola e famiglia con la finalità di ricomporre il dialogo ormai interrotto. Questo tentativo, purtroppo, non aveva ottenuto successo e quindi la scuola aveva deciso di annullare la gita. Ciò aveva avuto una ricaduta significativa anche nella relazione con gli altri genitori, che avevano visto i figli privati di un diritto e così avevano organizzato una sorta di gita alternativa, extrascolastica, dalla quale la ragazza era stata esclusa. La mamma conclude il suo racconto evidenziando che nei giorni scorsi si è svolta un’uscita didattica di una sola giornata alla quale la figlia ha partecipato insieme a tutti i compagni. La giornata si è conclusa serenamente e ciò mostra, in maniera evidente, che il periodo più critico delle difficoltà comportamentali è stato in effetti superato. Eppure, nonostante ciò, la gita di più giorni è stata annullata. La mamma in ultimo evidenza l’esiguità di comunicazione riscontrata anche in aspetti didattici e nella quotidianità scolastica. Ora le sue crisi sono diminuite – conclude con amarezza – perché non vi sono più richieste su di lei.

Tanta amarezza, dunque. Rimane da chiedersi, dichiara il papà, come sia stato possibile che una ragazzina ben conosciuta nella scuola – frequenta lo stesso IC fin dalla scuola primaria – abbia potuto essere temuta dall’intera comunità scolastica, al punto da annullare una gita. Rimane da chiedersi come sia stato possibile che gli altri genitori, che ben la conoscevano, abbiano potuto organizzare un’uscita a parte, proprio per fare in modo da escluderla. E’una sconfitta amara, dichiara con dispiacere, dell’alleanza scuola-famiglia, della comunicazione, della comunità intera e del principio stesso di inclusione.

La vicenda di Saronno non è purtroppo l’unica realtà in cui le incomprensioni non hanno trovato soluzione. Un’altra mamma, sempre in merito ad una scuola secondaria di primo grado del centro-nord, ci ha raccontato che nessuno dei docenti voleva accompagnare suo figlio e che quindi era stata esplicitamente richiesta la sua presenza. Dopo varie vicissitudini le è stato chiesto però di firmare un documento in cui si assumeva la piena responsabilità della sicurezza del figlio nel corso del viaggio d’istruzione. Lei però si è rifiutata, ritenendo che in un viaggio d’istruzione la responsabilità debba essere della scuola. Al suo diniego la situazione è stata fortemente problematizzata e così la mamma ha deciso di rinunciare all’uscita. In questo caso la gita è saltata solo per suo figlio

Tanta, troppa la strada ancora da fare. E non potremo mai farla se non torneremo a mettere al centro il dialogo, la condivisione e la comunicazione efficace, quella che trova soluzioni, non contrasti. Quella che non esclude.

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Tina Naccarato