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La tecnologia fa passi da gigante, anche per ciò che riguarda gli ausili per la disabilità. Possiamo fare la nostra parte portando la nostra esperienza e offrendoci di testarli

Siamo noi a creare la storia con la nostra osservazione, e non la storia a creare noi”.  Il Professor Stephen Hawking, padre di questa frase, è fortemente convinto che la disuguaglianza fra gli esseri viventi sia il motore che spinge alla conoscenza sempre maggiore del nostro mondo. Compito della ricerca secondo Hawking è proprio quello di rompere i confini esplorando oltre il conosciuto, per donare speranze e seminare nuove forze che segnino il progredire di un'epoca.

Ha anche affermato, in merito alla sua malattia: "La medicina non può curarmi ed io mi sono affidato alla tecnologia".
La stessa tecnologia che ogni tanto ci intimorisce, in quanto innovazione e territorio inesplorato fuori dalla comfort zone, aiuta le persone con disabilità a recuperare uno stile di vita vantaggioso e  soddisfacente.  Pensate ad esempio ad un drone che permetta ad una persona disabile di sedervisi sopra come fosse una sedia a rotelle: la sua fluttuazione (se non propriamente volo) permetterebbe di azzerare in un colpo qualsiasi problematica di barriere architettoniche.
Tali innovazioni sono in fase di studio, non si tratta di immaginazione.

I primi prototipi bussano timidamente alle nostre porte per aprire uno spiraglio di fiducia nel futuro: sta a noi coglierlo con curiosità ed interessarci in prima persona, magari portando la nostra personale impronta per far sì che possiamo contribuire alla crescita, perché questi diventino a tutti gli effetti ausili che aiutano le persone con disabilità.
Si tende a pensare che questi pionieristici ausili abbiano prezzi esorbitanti, e spesso è vero, ma prima che vengano immessi sul mercato e brevettati subiscono una fase di prova nella quale si cerca di ottimizzare le prestazioni ed eliminare qualsiasi problema possa presentarsi (in gergo, beta testing). In pratica, si fa da “cavie” e si presta la propria persona per provare in anteprima qualcosa che è stato progettato per il miglioramento e il benessere.

Sapete che ci si può proporre come beta testers per i nuovi ausili? Il procedimento è semplice: basta rendersi disponibili presso le case costruttrici o presso privati che sperimentano un'apertura verso nuovi progetti (spesso basta una e-mail) donando la nostra prestazione per eseguire delle prove. Ovviamente non è detto che ci chiamino accettando la nostra proposta, ma se non ci proviamo non ci riusciremo e resteremo con l'amaro in bocca di non aver tentato.

La nostra esperienza affinché degli esperti possano costruire il miglior ausilio possibile, che semplifichi non solo la nostra vita ma quella dei tanti nella nostra condizione: un pensiero che approda alla formula “positività + fiducia + azione personale = VITA.”
Non sarà un' operazione degna delle equazioni di Hawking, ma fa la differenza.


In disabili.com:

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Lila Madrigali