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Fondazione Vodafone sta studiando con il team di Cervelli Ribelli un dispositivo elettronico indossabile in grado di segnalare la scomparsa improvvisa di persone nello spettro autistico ed aiutare a rintracciarle

La tecnologia viene in aiuto delle persone con disabilità, ed in particolare delle famiglie di persone autistiche. E’ allo studio, infatti, un innovativo progetto per realizzare il primo localizzatore per le persone con autismo che si perdono. A lanciarlo e sostenerlo, Fondazione Vodafone e il network “Cervelli Ribelli”, il cui presidente è il giornalista Gianluca Nicoletti. I primi prototipi del dispositivo saranno presentati a settembre, prima di sperimentare sul campo il dispositivo.

Come ben sanno i familiari di persone con autismo, e come confermato dai numeri della cronaca, capita spesso che le persone non neurotipiche si allontanino e si perdano, talvolta anche con grandissime difficoltà ad essere rintracciate. Ricorderete forse il recente caso di Daniele Potenzoni, scomparso a Roma del 10 giugno 2015 e mai più ritrovato.
Da questa esigenze è partita l’idea, quindi, di sondare le esigenze delle famiglie e iniziare a studiare uno strumento che consenta alla persona autistica di godere di uscite all’aria aperta senza il rischio di incidenti. L’idea era quella di arrivare a produrre un dispositivo tecnologico in grado di segnalare tempestivamente la scomparsa di persone autistiche e il loro veloce rintracciamento.

Il progetto ha previsto due fasi, coinvolgendo un team di esperti medici, psicologi, educatori, designer ed informatici: nella prima parte si è proceduto a studiare i numerosi casi di scomparsa di persone con disturbi dello spettro autistico, e a raccogliere alcune informazioni presso le famiglie attraverso un questionario. A questa prima fase è seguita poi la parte tecnologica, con lo studio delle componenti da utilizzarsi, e il coinvolgimento, nel progetto, dei designer e ingegneri  del laboratorio di stampa 3d del Politecnico di Milano per arrivare alla definizione di prototipi indossabili, in grado di tenere conto delle attitudini e dei diversi livelli di autonomia, consapevolezza e capacità cognitive delle persone autistiche.

A settembre verranno presentati i primi prototipi a cui seguirà una fase di sperimentazione sul campo per perfezionare il prodotto, che potrà peraltro essere utilizzato anche in contesti di condizioni differenti dall’autismo, contribuendo ad una maggiore serenità di familiari di persone anche con altre patologie, come l’Alzheimer.

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Redazione


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