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parcheggio_disabiliForse occorre un cambiamento culturale prima di uno tecnologico


Torniamo a parlare di mobilità e parcheggi. Ancora una volta dobbiamo ribadire che nonostante gli appelli e le mobilitazioni i parcheggi riservati continuano ad essere insufficienti, continuano ad essere occupati abusivamente e le auto private restano sempre l’unico mezzo a disposizione di chi ha una capacità motoria ridotta.

Il mancato controllo su queste situazioni crea un disagio immenso a chi non può scegliere se camminare un po’ di più o prendere i mezzi pubblici, inaccessibili ormai per antonomasia.
Ma creano disagio anche alle Pubbliche Amministrazioni, e soprattutto alla Polizia Locale, che si trova a dover gestire situazioni anomale che dovrebbero essere prevenute a monte.
Per questo ormai da anni si sta cercando una soluzione, e diversi dispositivi contro l’occupazione abusiva sono stati sperimentati in alcuni comuni italiani, senza successo. O quantomeno senza un successo tale da consentirne l’esportazione su larga scala.

park_tutorOggi vi presentiamo una nuova tecnologia che promette di rispondere adeguatamente alle istanze dei cittadini e alla complessità dell’organizzazione del lavoro da parte della Polizia Locale.
Si tratta di un dispositivo prodotto da ParkBusy Srl, società nata per interloquire con le pubbliche amministrazioni in ambito di trasferimento di tecnologie e formazione professionale.
Il dispositivo è attualmente in sperimentazione nel comune di Sesto San Giovanni e promette efficienza e bassi costi.
Si chiama Park Tutor, ed è un sistema che permette di identificare l’avente diritto tramite l’impronta digitale. L’utente deve registrare la propria impronta digitale al momento del ritiro del dispositivo (una sorta di badge), che rimane memorizzata solo al suo interno (conformemente al divieto di creare banche dati biometriche).
Nel frattempo i parcheggi riservati sono stati dotati di sensori di monitoraggio, in grado di segnalare se il posto riservato sia occupato o libero, e di un dispositivo di ricezione in grado di codificare i badge degli utenti.
In caso di parcheggio il badge dialoga automaticamente con il dispositivo di ricezione, e invia ad un software centralizzato (in possesso della Polizia Locale) un segnale di corretta occupazione del parcheggio.
In questo modo se il parcheggio è occupato da una persona che non ha il diritto di farlo, e che quindi non possiede il badge, la Polizia Locale riceverà un segnale di allarme

Si tratta quindi di un pass tecnologico che certifica il parcheggio regolare attraverso l’impronta digitale e avvisa la polizia locale dell’eventuale occupazione abusiva.
Il badge non può essere riprodotto, contraffatto o ceduto, e permetterebbe così di superare il problema della contraffazione dei permessi.
Si tratta di un sistema che è stato definito €˜versatile‑¬ perché potrebbe essere usato anche per regolare l’accesso alle zone a traffico limitato, oppure per la sosta concessa solo ai residenti.

Pensate che possa essere un sistema risolutivo? Pensate che il problema culturale della mobilità per i disabili possa essere corretto con un dispositivo tecnologico? Forse c’è bisogno di pensanti sanzioni, o solo di rovesciare la prospettiva? Parliamone nel FORUM

Per info:
http://www.parkbusy.com/ParkTutor.html


In DISABILI.COM

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Ilaria Vacca