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Perché le pedane sollevatrici presenti a bordo dei vagoni Vivalto di Trenord giacciono abbandonate e non in uso?

pedana per disabili installata su un treno ma chiusaLa bella pedana sollevatrice di recente costruzione è lì ferma. Immobile. Non si scosta di un solo millimetro dalla sua stazione di ancoraggio, saldamente abbracciata alla carrozza destinata al trasporto delle persone in sedia a rotelle: è nuova di zecca ed ancora incappucciata, ma nessuno sa per quale motivazione non sia possibile utilizzarla.
Interpello il controllore, che mi dice che non è argomento di sua competenza; chiedo se posso parlare con il capotreno, ma purtroppo non ha tempo da dedicarmi. Nella testa mi rode un dubbio: perché queste piattaforme, in dotazione su alcuni treni, non possono essere messe in funzione dal controllore al bisogno?

Per chi non fosse lombardo, una presentazione di Trenord (tratta da Wikipedia): Trenord è una società a responsabilità limitata costituita da Trenitalia e da FNM SpA per operare nel settore del trasporto ferroviario passeggeri della regione Lombardia.
La società venne costituita a Milano il 4 agosto 2009, con il nome di Trenitalia LeNord, per iniziativa di Trenitalia, attraverso la Divisione Regionale Lombardia, e di Ferrovie Nord Milano. Questa nuova istituzione si prefisse di gestire unitariamente il trasporto pubblico locale ferroviario in Lombardia, all'interno della normativa stabilita dal Protocollo d'Intesa tra Governo Italiano e Regione Lombardia per il potenziamento e il miglioramento del servizio ferroviario regionale.

Il sito di Trenord recita “Per organizzare al meglio l'assistenza, si invitano i viaggiatori a comunicare le proprie necessità, almeno 48 ore prima della partenza, al NUMERO VERDE DEDICATO.  E qui si torna all'annosa questione: per compiere spostamenti ad una stazione di distanza (che potrebbe essere da Milano Centrale a Milano Greco Pirelli: in pratica, una fermata) devo prenotare due giorni prima, mentre a bordo c'è una comoda piattaforma che potrebbe essere azionata e rimessa al suo posto nell'arco di cinque minuti.

Ho voglia di saperne di più, ed inizio a fare domande per cercare di capire come mai le piattaforme non vengano usate. La mia ricerca si dipana fra email a Trenord, telefonate, segreterie telefoniche: non riesco a contattare nessuno che si prenda la responsabilità di darmi un'informazione precisa. Tutta quest'aura di mistero da che cosa è mai data?
Siamo ormai abituati al reporter da denuncia che stravolge la realtà dei fatti a fini scandalistici, con il risultato che, interpellata, la gente si chiude a riccio. A me invece piacerebbe solo comprendere la motivazione dell'abbandono di un mezzo che faciliterebbe non poco la mia vita se volessi prendere un treno senza avvalermi di prenotazione.

Le informazioni raccolte dipingono un panorama dai contorni sfumati e poco chiari. Da ciò che ho compreso dalle varie telefonate intercorse (e mi spiace non poter citare le fonti) si evince che le pedane di accesso al vagone siano state installate anni addietro per far sì che i diversamente abili potessero usufruire del treno.
In seguito, con l'istituzione del servizio Sala Blu - che utilizza mezzi propri ed è totalmente scisso dalla gestione Trenitalia – le pedane sono state mandate in pensione anticipata, essendo di proprietà di un ente esterno.  In pratica, piattaforme di accesso perfettamente funzionanti e nuove di zecca sono lì, abbandonate sui treni come attrazioni di luna park in disuso.
E' chiaro che prenotare un servizio di aiuto e sostegno per viaggi su lunga tratta sia una grande comodità, ma possibile che non si possa far nulla per utilizzare le “pedane fantasma” che permetterebbero viaggi in completa indipendenza? Possibile che siano destinate a rimanere relitti a bordo treno?

Mettere in moto queste piattaforme vorrebbe dire poter integrare l'ottimo servizio che Sala Blu offre ai viaggiatori diversamente abili. Non mi arrendo e conservo il sogno di poter sensibilizzare la Direzione Trenord sull'uso di questi preziosi ausili che viaggiano avanti e indietro, abbandonate, sui nostri treni più moderni.

In disabili.com:
La Sala Blu

Speciale barriere architettoniche e accessibilità

Lila Madrigali