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Una ricerca dell’ISS restituisce una immagine sconsolante della situazione, con le famiglie spesso lasciate sole

La disabilità intellettiva e i disturbi dello spettro autistico non godono di adeguato supporto in Italia, e questo è il risultato anche della scarsa formazione specialistica al riguardo.

A dirlo sono i numeri della ricerca del progetto PASFID (Psicopatologia - Avanzamento della valutazione dei Servizi e della Formazione in Italia per la persona con Disabilità dello sviluppo), di cui l’Istituto Superiore di Sanità, attraverso l’Osservatorio Nazionale Autismo, è partner in collaborazione con altri enti e associazioni di settore, ovvero il CREA (Centro Ricerca e Ambulatori) della Fondazione San Sebastiano della Misericordia di Firenze, la Federazione Italiana Prader Willi, UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare, l’Associazione Persone Williams, l’Associazione Non solo 15, l’Associazione Sclerosi Tuberosa, la Fondazione Italiana per l’Autismo e il Coordinamento Socio Sanitario e Servizio di Integrazione Lavorativa, Azienda Sanitaria Friuli Occidentale.

I dati illustrati nel corso della conferenza “Formazione e servizi per i bisogni di salute mentale delle persone con disabilità intellettiva” restituiscono una immagine sconsolante: in Italia c’è poca formazione universitaria, carente aggiornamento professionale, difficoltà nel garantire l’accoglienza e i servizi per le persone con disabilità intellettiva, disturbo dello spettro autistico e altre disabilità del neurosviluppo.

POCA FORMAZIONE SPECIFICA
Sul fronte formazione, l’indagine è stata svolta attraverso mappature sistematiche della letteratura, ricognizioni desk, indagini CAWI e interviste a campioni di studenti, docenti universitari, direttori e utenti di dipartimenti di salute mentale. Secondo queste fonti, i corsi di laurea in medicina e di specializzazione in psichiatria non includono le problematiche di salute mentale di questa popolazione specifica. L'attuale disposizione degli psichiatri e degli specializzandi in psichiatria verso le problematiche specifiche della Disabilità Intellettiva/Disturbo dello Spettro Autistico (DI/DSA) risulta gravemente limitata. La maggior parte di essi una riferisce una grave mancanza di conoscenze e di strumenti terapeutici, ed esprime preoccupazione rispetto alla possibilità di lavorare nel settore.

SERVIZI CARENTI
Maria Luisa Scattoni, responsabile dell’Osservatorio Autismo dell’ISS ricorda inoltre cosa succede quando una persona autistica diventa maggiorenne: Al compimento del 18° anno, quando la neuropsichiatria infantile non può più occuparsene, la persona con DI/DSA e problemi di salute mentale viene lasciata senza riferimento specialistico. Anche nei casi di sintomi acuti o di alta pervasività di comportamenti psicopatologici l'accoglienza nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura è fortemente limitata. Spesso le persone vengono rimandate ai servizi sociali o alle famiglie, costrette a ricercare autonomamente qualche professionista disponibile ad offrire delle cure, con grave danno sia morale che economico. Disporre di competenze professionali adeguate alla identificazione e alla gestione dei bisogni di salute mentale di queste persone è indispensabile per fornire loro una adeguata assistenza”.

MANCANZA DI RIFERIMENTI PER LE FAMIGLIE
Un altro dato altamente sconfortante è che più della metà degli psichiatri operanti sul territorio si dichiara incapace o indisponibile alla presa in carico di persone con DI/DSA e problemi di salute psichica. Il problema è anche a monte: ai medici di medicina generale, che dovrebbero indirizzare le famiglie con bisogni verso i servizi specialistici disponibili, ma anche qui non va meglio. Secondo l’indagine a sua volta il medico di base non riceve alcuna formazione sulle modalità di comunicazione e sulle peculiarità cliniche di questa popolazione.

Su questo argomento leggi anche:

Denuncia. Autismo maggiorenni: le famiglie sono lasciate sole

Autismo. Online il sito dell’Osservatorio Nazionale e in elaborazione le Linee guida per adulti con autismo


Redazione

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