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lou gehrig: primo malato di slaTra i fattori che allontanano l'insorgenza della malattia scoperto anche il consumo di caffè

Non esiste ancora la cura per guarire la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) ma la ricerca continua a studiare i vari aspetti di una malattia rara, grave e fatale cercando di scoprire i suoi meccanismi e le potenziali cause o fattori di rischio. Sono stati studiati diversi fattori ambientali. In particolare, in ambito professionale, l'esposizione a metalli come piombo, mercurio e selenio, solventi organici, campi elettrici ed elettromagnetici è stata associata a un aumento del rischio, ma con dati contrastanti. Anche il fumo è stato associato ad un aumentato rischio di malattia. I dati più numerosi, però, anche se a volte contraddittori, riguardano l'associazione tra Sla e i traumi meccanici, in particolare alla testa. Una recente ricerca condotta dall'Istituto Mario Negri ha confermato questa correlazione.

Quello che è emerso da questa ricerca, condotta tra il 2007 e il 2010 su 377 pazienti con Sla confrontati con 754 soggetti affetti da altre malattie indipendenti, è che i primi avevano con maggiore probabilità una storia pregressa di traumi, avvenuti in ambito professionale o ludico. Sono stati considerati solo i traumi importanti, che avevano richiesto un ricovero, o l'intervento di un medico, oppure avevano causato una disabilità anche temporanea. Con almeno un trauma di questo tipo, il rischio di malattia aumentava di circa una volta e mezza, e il numero dei traumi era proporzionale all'aumento di rischio: con tre o più traumi il rischio triplicava rispetto al gruppo controllo. Influiva sul rischio, sempre in modo proporzionale, anche la gravità del trauma.
Tale associazione è statisticamente significativa soprattutto tra i maschi. Non sembra invece esserci alcuna correlazione tra il sito di insorgenza della malattia e la sede dei traumi.

Questa scoperta sembrerebbe quindi dare qualche risposta ai tanti interrogativi circa un legame piuttosto stretto tra la Sla e l'attività sportiva, soprattutto il calcio. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come l'incidenza della malattia tra i calciatori italiani sia molto superiore rispetto a quella media della popolazione. "In effetti questa scoperta - sottolinea Ettore Beghi del Laboratorio Malattie Neurologiche del Dipartimento Neuroscienze del Mario Negri - porta a non escludere un certo legame tra calcio e Sla".

Effettuando analisi per sottogruppi, alcune variabili considerate solo come "confonditori" hanno assunto un ruolo interessante. Il caffè, ad esempio, è risultato quale fattore protettivo in tutte le analisi: "Abbiamo infatti scoperto - spiega Beghi - un consumo minore di caffè tra chi si è ammalato. D'altronde recenti studi sul Parkinson, malattia neurodegenerativa come la Sla, ha confermato l'azione benefica della caffeina in questo tipo di patologie".

Nel corso della presentazione dei risultati dello studio, Caterina Bendotti, del laboratorio di Neurobiologia Molecolare sempre del Dipartimento Neuroscienze del Mario Negri, ha inoltre illustrato alcuni dati emersi recentemente dal laboratorio riguardo l'uso di cellule staminali da cordone ombelicale in due modelli animali affetti da degenerazione motoneuronale. "In particolare - ha spiegato l'esperta - è emerso che il ruolo benefico di queste cellule sulla progressione della malattia nei due modelli non è dovuto alla sostituzione cellulare ma, piuttosto, alla produzione e secrezione da parte di queste cellule di fattori di crescita e citochine antinfiammatorie".


Per approfondire:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sclerosi_laterale_amiotrofica



IN DISABILI.COM:

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Alessandra Babetto



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