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Secondo quanto emerso dalla Nota di aggiornamento al DEF, i datori di lavoro domestico potrebbero dover diventare sostituti d’imposta, ovvero obbligati a trattenere le tasse dovute dai collaboratori domestici, ed a riversarle allo Stato

In questi giorni stanno emergendo le indiscrezioni contenute nella prossima manovra economica, e anticipate dalla “Nota di aggiornamento” al Def, il Documento di economia e finanza, che precede la Legge di bilancio.

Tra queste, una che sta preoccupando le famiglie che hanno alle loro dipendenze un lavoratore domestico, ovvero una badante (ma anche ma anche giardinieri, governanti, babysitter).  Secondo le indiscrezioni, sembra che ci sia allo studio una ritenuta sullo stipendio di badanti  e lavoratori domestici che le famiglie dovrebbero applicare, con l’obiettivo di far emergere il lavoro irregolare. Vediamo cosa significa.

COME FUNZIONA OGGI - Attualmente, le famiglie che hanno alle dipendenze un lavoratore domestico, oltre allo stipendio mensile versano ogni tre mesi i contributi previdenziali, ma non sono sostituti d’imposta così come lo sono, invece, gli altri datori di lavoro: significa che non è la famiglia a trattenere le imposte a carico del collaboratore in busta paga, poiché è lo stesso collaboratore a pagare le imposte eventualmente dovute, attraverso la dichiarazione dei redditi o il modello 730.

COME POTREBBE CAMBIARE - Se la proposta contenuta nella nota del Def dovesse entrare in vigore, le cose cambieranno: i datori di lavoro domestico diventeranno sostituti d’imposta, con l’obbligo di trattenere le tasse dovute dai collaboratori domestici e di riversarle poi loro allo Stato. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la proposta potrebbe tradursi nella introduzione di una ritenuta d’imposta del  10 o del 20% sulle somme pagate ai lavoratori domestici, probabilmente in coincidenza con il versamento dei contributi trimestrali previdenziali. Se di fatto non si tratterebbe di una tassa in più per i datori di lavoro domestico, tuttavia le famiglie con a carico una badante, una baby sitter o altri collaboratori sarebbero costretti a dover elaborare una busta paga col calcolo delle imposte, e quindi a un lavoro anche burocraticamente non semplice, che richiede di farsi affiancare da un professionista.

CONTRASTO ALL’EVASIONE FISCALE - L’obiettivo di questo intervento è quello di far emergere il lavoro irregolare, dal momento che è alta l’evasione fiscale sul lavoro di colf e badanti. Come detto, poiché il datore di lavoro del lavoratore domestico non è sostituto d’imposta, è il badante/colf che si occupa di presentare la dichiarazione dei redditi l’anno successivo, solo se il suo reddito supera gli 8.150 euro. Questo, secondo gli analisti, porta numerosi lavoratori domestici a lavorare un numero di ore tale da non far superate gli 8.000 euro per non dover versare le imposte.
Intanto, i sindacati dei datori di lavoro domestico si dicono nettamente contrari a questa ipotesi.

SMENTITA DEL MINISTRO - Ma nella giornata di ieri, il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, in audizione in Parlamento, ha smentito l'ipotesi della "tassa per le badanti". Vedremo gli sviluppi.

Redazione

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