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soldiAlle Regioni il compito di disciplinare le modalità di impiego degli assegni di cura

Il 27 giugno scorso è stata presentata, con atto alla Camera n. 5319, la proposta di legge "Istituzione del Fondo per la non autosufficienza" che ha come obiettivo, come suggerisce il nome stesso, quello di creare un nuovo Fondo per la non autosufficienza, utile a garantire autonomia e vita indipendente ai disabili gravi, ma anche un adeguato sostegno alle persone anziane non autosufficienti ed alle famiglie che quotidianamente prestano loro assistenza.

Nella normativa italiana vigente non esiste alcuna definizione giuridica di non autosufficienza. La Proposta di legge vorrebbe compensare tale lacuna formulando la seguente indicazione: "sono considerate non autosufficienti le persone che, per una minorazione singola o plurima, hanno subìto una riduzione dell'autonomia personale, correlata all'età , tale da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione". Definizione che richiama quasi in maniera identica quella utilizzata per "handicap" dalla Legge 104.

La proposta prevedrebbe un Fondo nazionale gestito dall'Inps che garantisca tre livelli di assistenza sulla base dello stato di gravità accertato da specifiche commissioni medico legali, con indennità ed assegni di cura di importi mensili che dovrebbero essere suddivisi in tre livelli a seconda della necessità assistenziale: 490 euro per il primo livello, 900 per il secondo e 1200 per il terzo. Gli assegni di cura di secondo e terzo livello sono integrativi dell'indennità di accompagnamento. Chi è già titolare di indennità di accompagnamento dovrebbe quindi percepire la differenza tra il contributo per la non autosufficienze e quanto già percepito come accompagnatoria. Gli assegni di cura dovranno, nelle intenzioni dei proponenti, essere utilizzati nell'ambito delle reti assistenziali territoriali regolate dalle Regioni sulla base di progetti assistenziali personalizzati definiti dal distretto socio-sanitario di appartenenza.

In questo meccanismo, l'Inps dovrebbe da un lato partecipare con i propri medici alle commissioni per la valutazione della non autosufficienza e dall'altro gestire l'effettiva erogazione degli assegni di cura.

Nella proposta vengono attribuiti alle Regioni il compito di disciplinare le modalità di impiego degli assegni di cura, le modalità e le procedure attraverso le quali, nell'ambito del distretto socio-sanitario, devono essere valutati il bisogno assistenziale e le prestazioni da erogare in favore della persona non autosufficiente ed infine "le modalità di controllo e di verifica della qualità delle prestazioni, della loro congruità rispetto ai bisogni e delle spese sostenute dai soggetti fruitori o dalle loro famiglie".

Secondo la proposta i finanziamenti per il Fondo dovrebbero derivare da un lato da un prelievo dello 0,5% della contribuzione obbligatoria sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti e dall'altro da un contributo di solidarietà sulle rendite finanziarie e sui grandi patrimoni immobiliari di valore non inferiore a 1,2 milioni di euro.



PER APPROFONDIRE:

Handylex.org

Testo completo della proposta di Legge


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Alessandra Babetto