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Per i due terzi dei manager italiani le imprese con dipendenti disabili hanno organizzazioni di lavoro più efficienti e innovative, processi più semplici, luoghi di lavoro più razionali

Se l’accesso al lavoro da parte della persona con disabilità è un punto decisamente debole del sistema lavoro (i dati sull’occupazione di disabili sono piuttosto cattivi, ndr), la soddisfazione dell’azienda di fronte all’opera di personale disabile è però buona, dimostrando come la disabilità passi in secondo piano di fronte alla produttività del lavoratore, con ricadute positive per l’intera organizzazione.

Sul come i manager percepiscano la presenza di colleghi e lavoratori con disabilità in azienda, è stata realizzata un’indagine promossa da AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Prioritalia, Manageritalia e Osservatorio Socialis su “I manager e la gestione dei lavoratori con disabilità”, condotta da AstraRicerche, che è stata oggetto del convegno “Disabilità & Lavoro – La sfida dei manager” svoltosi a Roma nei giorni scorsi, in occasione dell'avvio della partnership istituzionale tra l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la Fondazione Prioritalia.

RICADUTE POSITIVE PER TUTTI - In generale, la ricerca ha rilevato come avere dei colleghi di lavoro con disabilità determini ricadute positive e concrete su tutti i dipendenti: i due terzi dei manager italiani (65,2%) ne sono convinti: i compiti vengono distribuiti per tutti in modo più equo, gli spazi organizzati in modo più razionale, vengono effettuati interventi migliorativi in termini di arredo o illuminazione, e sviluppate nuove forme organizzative di lavoro (dal telelavoro allo smartworking).
 La stragrande maggioranza dei manager intervistati (88,2%) inoltre ritiene che avere personale con disabilità produce un impatto positivo per le stesse capacità manageriali: “ho imparato a organizzare il lavoro in maniera più efficiente”, “ho imparato a semplificare i processi”, “ho imparato a valutare meglio le persone”.
 
DISABILITÀ E DIVERSITÀ
L’82,5% dei manager dice di non aver mai osservato fenomeni di esclusione dalla vita aziendale del lavoratore disabile. La percentuale è confortante, anche se certifica che l’esclusione resta un problema in almeno un’azienda su cinque. Poco? Ancora tanto. E quel tanto che c’è ancora da fare ricade proprio sulla responsabilità manageriale. Da sempre il buon manager si deve adoperare per affermare l’inclusività, per tutti i suoi collaboratori, per tutti i dipendenti. Deve adoperarsi per includere ogni diversità: imperativo ancora più stringente dopo il D. Lgs 254/2016 che ha recepito la direttiva europea sulla rendicontazione non finanziaria che impone ad alcune imprese di redigere il “bilancio di sostenibilità”, rendicontando proprio le informazioni di carattere non finanziario e su ogni tipo di diversità.
 
OBBLIGHI, CONTRATTI E VALORE AGGIUNTO
I dirigenti intervistati ritengono che l’assunzione e la presenza di disabili in azienda sia primariamente da intendersi come parte del normale funzionamento organizzativo (43,6%), un valore aggiunto per la crescita dell’organizzazione (31,5%) e, solo come buon ultimo, l’adempimento di un obbligo (24,9%). Tant’è che metà degli intervistati (49,7%) ritiene che la gestione dei lavoratori disabili sia molto (9,1%) o abbastanza (40,6%) strategica per l’organizzazione.
 
DISABILITY MANAGER O DIVERSITY MANAGER?
Dall’indagine emerge che la gestione della disabilità nei luoghi di lavoro sia “una questione da manager”. I dirigenti intervistati ritengono che questa vada affrontata proprio organizzativamente e culturalmente non tanto con un disability manager, ma certamente con il “disability management”. Cioè, forse non serve una figura manageriale specifica e dedicata (51%), ma piuttosto una funzione manageriale più ampia (54,6%) come un diversity manager o capability manager.
 
INFORMAZIONE E FORMAZIONE
Tra i miglioramenti e gli aiuti suggeriti per evolvere troviamo informazione, competenza e cultura: per il 74,8% è importante la promozione di momenti informativi e formativi di tutto il personale sulla disabilità in azienda.
Per il 76,2%, per i manager di oggi e di domani è indispensabile la gestione delle tematiche legate alla disabilità in azienda e queste impattano già oggi e ancor più in futuro sul miglioramento delle performance aziendali (65,2%). Ultimo, ma non per ultimo, per l’ampissima maggioranza (82,6%) le competenze ed esperienze di associazioni non profit che si occupano di persone con disabilità possono contribuire a una maggiore conoscenza e informazione sulla gestione della disabilità in azienda.

DIVERSITA’ COME VALORE AZIENDALE - "Le aziende di  oggi hanno bisogno di nuove leve per uno sviluppo sostenibile - ha affermato Paolo Bandiera, Direttore Affari Generali AISM - e hanno compreso l'opportunità che può derivare dall'ascoltare le esigenze dei dipendenti con disabilità: su questo terreno abbiamo costruito una serie di corsi di formazione dedicati, su temi quali la diversità come valore aziendale, la  presa in carico e l'individuazione di soluzioni organizzative, le clausole di flessibilità per la conciliazione vita-lavoro, le competenze necessarie ai medici del lavoro ".
 
I manager intervistati affermano all’unanimità che abilitare la disabilità sul lavoro – ha detto Mario Mantovani, vicepresidente Manageritalia – è possibile e richiede un cambiamento organizzativo vantaggioso per tutti. È un’opportunità che va verso quel nuovo lavoro che serve per competere e deve mettere in campo una vera e nuova managerialità, così scarsa nel nostro paese fatto di troppe pmi familiari, capace di coniugare i nuovi modelli di business e organizzativi con empowerment e motivazione dei collaboratori, per farli crescere e dare senso al loro lavoro


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Redazione

 

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