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lagazzi che zappano la terraSono in crescita gli esempi di imprese agricole che uniscono all’imprenditoria un risvolto sociale, favorendo l’occupazione di soggetti svantaggiati

In tempi di crisi, si dice, il risvolto della medaglia è quello di trovarsi costretti a ripensare modelli, cercare strategie, rimodulare i propri parametri, anche economici e di sviluppo. Se il lavoro non c’è, si cerca di crearlo, o recuperare, riadattandole, idee e strategie già in essere, magari attuando ibride formule in grado di favorire nuove forme di solidarietà di tipo sociale.

E’ quello che sta succedendo nella agricoltura italiana, settore verso il quale si registra una nuova tendenza, con un “rientro” di molti giovani che riscoprono il piacere di attività da tempo snobbate a favore di altri settori, e dove invece risiede un potenziale business da non sottovalutare.
Il rientro alla campagna sta dando vita in numerosi casi a esperienze di agricoltura “sociale”, con un crescente numero di esperienze imprenditoriali e di cooperative che occupano persone in situazione di svantaggio, quali disabili, rifugiati, tossicodipendenti o detenuti.

IMPRENDITORIA E SOLIDARIETA’ - Si è fatto luce sul fenomeno nel recente Convegno Nazionale dei Consiglieri Ecclesiastici della Coldiretti a Roma. Coldiretti che sottolinea: “(…) si moltiplicano nelle campagne i progetti imprenditoriali dedicati esplicitamente ai soggetti più vulnerabili che devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona che in Italia si è accentuata dall’inizio della crisi. Lungo tutta la penisola – sottolinea la Coldiretti – sono nate esperienze molto diversificate di agricoltura sociale che vanno dal recupero e reinserimento lavorativo di soggetti con problemi di dipendenza (droga e alcool in particolare) all’agricoltura terapeutica (ortoterapia, ippoterapia ecc.) con disabili fisici e psichici di diversa gravità ma anche il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate (minori a rischio, disoccupati di lunga durata, ecc.) e l’attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità (es. orti urbani per gli anziani)”.

UN SETTORE IN CRESCITA - E i numeri sono incoraggianti, stando ai dati sulla crescita delle assunzioni in agricoltura, che registra un +5,6 % di lavoratori dipendenti del settore nel secondo trimestre del 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, offrendo sbocchi anche a molti costretti ad abbandonare altri settori invece in crisi, secondo una analisi Coldiretti su dati Istat. Si stima peraltro – precisa la Coldiretti – che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori  immigrati.

AGRICOLTURA SOCIALE - Imprenditoria agricola, quindi, che si rinnova scoprendo di essere vincente integrando una funzione sociale che si realizza nelle diverse tipologie di coltivazioni e allevamenti ma anche di servizi correlati (dalla ristorazione all’agriturismo ai punti vendita in azienda) affidati a soggetti in condizione di svantaggio. “L’agricoltura sociale è la punta più avanzata della multifunzionalità che abbiamo fortemente sostenuto per avvicinare le imprese agricole ai cittadini e conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale e sociale ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Una svolta epocale – precisa Moncalvo – con la quale si riconosce che nei prodotti e nei servizi offerti dall’agricoltura non c’è solo il valore intrinseco ma anche un bene comune per la collettività fatto di tutela ambientale, di difesa della salute, di qualità della vita e di valorizzazione della persona.

AZIENDE DAL VOLTO UMANO - Iniziano ad essere non più casi isolati le esperienze di questo tipo. Tra le esperienze di aziende italiane “dal volto umano” si riporta quella di Francesca Gironi, giovane imprenditrice della Coldiretti che gestisce con successo dal 2008 l’azienda agricola Le Noci, nel Comune di Staffolo (Ancona) la quale, dopo aver lasciato una professione nel settore della comunicazione d’impresa, si è dedicata all’allevamento dei cavalli e nella coltivazione della terra con attività rivolte soprattutto all’ambito della disabilità con relativo centro di accoglienza.
Nel 2011, riporta sempre Agenparl, Francesca avvia un  progetto più ampio di terapia occupazionale, con residenzialitàinserimento lavorativo per persone disabili che comprende la cura dei cavalli, la pulizia della scuderia, la coltivazione di un orto, la cura del giardino ecc. Oggi Francesca ha anche avviato i lavori per ampliare la sua azienda per ospitare più ragazzi disabili insieme per rispondere alle crescenti domande di ospitalità di tipo residenziale a loro riservata e a fine lavori la sua azienda sarà certificata come “struttura residenziale per disabili” . I lavori riguardano anche la prossima realizzazione di un punto vendita dei prodotti orticoli coltivati dai giovani ospiti.

E’ questa l’Italia che riparte nel modo migliore.

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Francesca Martin



 

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