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lavoro disabili: Mario, con sindrome di Down, al lavoroCapi, accessori, e molto di più. Dietro a un marchio sociale, un ampio progetto di formazione professionale. Per aiutare gli imprenditori a trasformare in opportunità un obbligo di legge

"Colora et labora". Così, con il riadattamento di un antico motto, si può descrivere una tra le più recenti e positive idee di avviamento al lavoro per le cosiddette "categorie protette". Un'iniziativa che ha coinvolto quaranta ragazzi Down e con disabilità intellettive: hanno appreso una particolare tecnica di pittura e l'hanno applicata su 6.500 teli, usati poi da una nota casa di moda per realizzare scarpe e accessori. Il risultato approda dunque nel mondo dello stile, in tempo per le collezioni primaverili ed estive, ma il principio di base non conosce stagionalità: offrire ai disabili concrete occasioni per realizzarsi, nella professione come nella vita quotidiana.

Capofila dell'iniziativa è Valemour, marchio sociale della Fondazione veronese Più di un sogno Onlus, che sviluppa un Progetto di Vita mirato all'inclusione sociale, all'autonomia e allo sviluppo di abilità delle persone Down e con disabilità intellettive. Attraverso la Cooperativa Sociale Vale un Sogno, presente a Verona e a Torino, vengono proposti percorsi professionali per chi è in età da lavoro.

VALEMOUR sciarpaNel nome del marchio convergono più significati. "Vale" come il valore delle persone coinvolte, delle idee, dei progetti. "Mour" come "glamour", quell'atmosfera affascinante che porta con sé il mondo della moda. Un universo che Valemour conosce bene: attraverso la strategia del co-branding, si lega ad aziende di abbigliamento e accessori note a livello internazionale. Imprese che condividono gli ideali del marchio. Il risultato sono prodotti in edizione limitata, realizzati anche con il coinvolgimento diretto di chi lavora nella cooperativa. Un modo per far conoscere l'impegno di Valemour nell'avviamento alle professioni. Del resto, "La moda offre la possibilità di creare delle relazioni, dei contatti umani. Si riesce a parlare ai giovani, che saranno non solo gli imprenditori di domani, ma anche i futuri compagni di viaggio dei nostri ragazzi", sottolinea Marco Ottocento, amministratore unico della Cooperativa "Vale un Sogno" e responsabile Valemour. Allo stesso modo, si realizza un dialogo tra realtà non profit e profit, come succede in effetti quando si fa inserimento lavorativo.

Già, perché dietro al marchio sociale non c'è solo moda, né un'attività soltanto manifatturiera. Si ha invece un articolato modello di inserimento al lavoro. Un sistema analizzato anche dall'università Bocconi di Milano. "Nella cooperativa offriamo un servizio alle aziende - precisa Ottocento - In genere, un imprenditore non conosce la disabilità intellettiva, e quindi non può immaginare che una persona che si trovi in questa situazione possa ad esempio svolgere dei lavori di segreteria, o altre specifiche attività. Il nostro tratto distintivo, dunque, è che ci avviciniamo all'imprenditore e, dopo aver studiato il contesto aziendale, lo aiutiamo a trovare l'occupazione più adatta al ragazzo che verrà inserito". Una volta scelti i potenziali candidati al posto di mosaico di volti di persone che lavorano a valemourlavoro, si entra nel cuore del modello: la formazione simulata in ambito protetto. Nella cooperativa, si insegnano i compiti e gli incarichi da svolgere successivamente in azienda, con un'attenzione anche alla conoscenza di temi come i diritti e i doveri del lavoratore, la sicurezza e la salute nel contesto di lavoro. La persona selezionata entra quindi in azienda, assistita all'inizio da un educatore della cooperativa. Quando la risorsa acquisisce un buon livello di autonomia, l'educatore si separa, ma resta comunque a disposizione dell'azienda per un supporto e per eventuali aggiustamenti agli incarichi del neoassunto. Importante, infatti, è il monitoraggio di come procede ogni esperienza di inserimento, dal punto di vista produttivo ma anche delle relazioni con colleghi e datori di lavoro.

La cooperativa, dunque, come un hub, termine che riporta alla mente l'immagine di un aeroporto. E in effetti, si accompagna ogni ragazzo in un viaggio verso l'occupazione e l'autonomia. Uno spazio da cui si parte, ma in cui si può anche tornare per apprendere nuove competenze, se un inserimento non dovesse andare bene. Ipotesi, questa, che finora non si è mai verificata. Anzi: emblematici il caso di una ragazza assunta da due anni con mansioni di segreteria, accoglienza e smistamento della posta, oltre a quello di un giovane inserito in un'azienda per compiti di catalogazione e controllo qualità.

"Gli inserimenti finora svolti seguono due direttive: l'interesse di ciascun ragazzo, che noi conosciamo bene, e  le necessità delle imprese, quindi le possibilità reali di mercato - sottolinea Ottocento - Evitiamo il salto da un tirocinio all'altro, come capita in altre situazioni. Cerchiamo di realizzare una vera inclusione, termine che preferisco rispetto a "integrazione", perché significa capire le difficoltà dell'altro, e aprire le braccia per cercare una soluzione con cui mettere a proprio agio la persona. L'imprenditore, dunque, svolge un'azione proattiva nei confronti del disabile, includendolo con le sue difficoltà".

Con questo modello di inserimento lavorativo si aiutano gli imprenditori a trasformare un obbligo di legge in opportunità. Le condizioni per estendere questo principio nelle aziende ci sono, secondo Ottocento: "È più facile di quanto si pensi. Non è vero che gli imprenditori non vogliono assumere, a scapito di quanto prevede la legge. Le aziende con cui siamo entrati in contatto, ad esempio, hanno riscontrato che l'inclusione è un'esperienza molto stimolante".

Un'avventura da diffondere e replicare. Già per la pittura dei teli si sono coinvolti 40 ragazzi aderenti, oltre alle due sedi della Cooperativa Vale un Sogno, anche ad altre sei organizzazioni in diverse città italiane. "Il lavoro è servito a capire se si può estendere il progetto di hub formativo - racconta Ottocento - Costruire una rete non è semplice, ma mi piacerebbe che le associazioni la ampliassero, aggiungendovi altre attività lavorative".

Per il futuro, alcune tappe sono già segnate. Ancora rulli e colori su stoffe, per decorare scarpe e accessori autunnali. Nuovi partner per progetti di co-branding. Non mancano, poi, le aspirazioni. Tra queste, lo sviluppo di un percorso formativo ad hoc per le persone con più difficoltà. E la creazione di negozi-laboratorio a marchio Valemour, in cui i ragazzi disabili realizzino i prodotti, e giovani non disabili li vendano. "Questa formula ci piace molto - ammette Ottocento - Un ragazzo disabile potrebbe diventare così motore dell'economia, e quindi di assunzione anche di chi è normodotato".

Un futuro roseo, dunque, che si abbina a idee e sogni promettenti, vivaci come le tinte ideali che li caratterizzano.

PER APPROFONDIRE:

Il sito di Valemour

Il sito della Fondazione Più di un Sogno Onlus: www.piudiunsogno.org



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Roberto Bonaldi