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giovani volontariDesiderio di mettersi in gioco, ma anche poca conoscenza sulle attività e sui destinatari. I risultati di alcune esperienze, tra stereotipi abbattuti e altri da sfatare, traguardi raggiunti e progetti innovativi

Giovani, volontariato e disabilità. Ovvero, un terno vincente, se si sviluppano azioni mirate. Il terreno è fertile: nel nostro Paese, infatti, tra i 6,63 milioni di persone che si dedicano ad attività sociali, la percentuale più alta, pari al 9,5% del totale, si compone di studenti.

È quanto emerge dalla recente indagine realizzata da Istat, CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) e Fondazione Volontariato e Partecipazione. Un maggior coinvolgimento dei giovani significa diffondere tra loro una conoscenza più corretta della disabilità. Al momento, infatti, tra i ragazzi non sempre sembra esserci molta chiarezza.

La considerazione emerge da un altro studio. A realizzarlo, l’Associazione Volontari per la Sclerosi Multipla, di Trieste. Un questionario, distribuito nelle scuole del Friuli Venezia Giulia, permette di comprendere come i giovani percepiscono la disabilità. Età prevalente nell’indagine: tra i 15 e i 20 anni. Presente anche un gruppo più ridotto tra i dieci e i 14 anni, coinvolto dagli insegnanti. Tra i partecipanti, anche una piccola rappresentanza di adulti attivi nella scuola.
I risultati mostrano uno scenario in chiaroscuro.

Ad esempio, la disabilità viene intesa perlopiù sotto l’aspetto fisico, come nel caso di chi è in carrozzina. Davanti a domande su sclerosi multipla e autismo, le risposte sembrano ancora frutto di stereotipi. Molto diffusa è l’idea che il disabile abbia bisogno di “aiuto fisico e assistenza”, senza pensare invece ai casi di chi è più autonomo. In generale, di fronte a un disabile, prevale il desiderio di rendersi utile, ma tanti intervistati avvertono anche imbarazzo, perché non sanno come comportarsi. La voglia di “mettersi in gioco”,  nel complesso, tra i giovani c’è, ma il volontariato e le campagne per abbattere le barriere fisiche e culturali non vengono considerati come le principali forme di aiuto.

«Bisogna permettere ai ragazzi di trovare la strada giusta per concretizzare la loro voglia di dare una mano - commenta Antonella Zadini, neuropsichiatra, specialista in Medicina Riabilitativa, e vicepresidente dell’Associazione Volontari per la Sclerosi MultiplaÈ importante mettere i giovani in contatto con le diverse realtà». Utile, in questo senso, un lavoro in rete tra le associazioni rappresentative delle varie disabilità. Collaborare, dunque, prestando attenzione anche a come si comunica: l’associazionismo in generale, infatti, dovrebbe rivedere il modo in cui trasmette il messaggio del volontariato. Alla ricerca di una forma più stimolante, innovativa, attraente. E dovrebbe far passare il concetto che l’assistenza «non è solo aiutare il disabile nelle attività quotidiane. Aspetto, questo, comunque importante – sottolinea Zadini – Assistenza significa anche dare alla persona la possibilità di integrarsi e di superare gli ostacoli che abitualmente incontra».

Per il prossimo futuro, la vicepresidente dell’Associazione Volontari per la Sclerosi Multipla ha già alcuni progetti. In primo luogo: coinvolgere l’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, perché coordini e stimoli progetti di volontariato con ragazzi disabili. In programma, poi, l’estensione del questionario alle scuole medie regionali. E poi un’idea innovativa, rivolta ai bambini dalla terza alla quinta elementare: «Penso di andare nelle scuole e vedere come sviluppare il concetto di disabilità attraverso il disegno – commenta Zadini – Sempre graficamente, poi, si chiederà ai bambini di esprimere cosa hanno colto di quanto è stato spiegato. Sono fortemente convinta che bisogna puntare su giovani: sono il nostro futuro, ma anche le persone con la maggior capacità di ricezione, sviluppo e attuazione degli stimoli».

Incoraggiare i ragazzi al volontariato è anche la base di una recente iniziativa sperimentata a Padova. “10.000 ore di solidarietà”: nel suo nome, l’evento racchiude il suo obiettivo, prima inseguito, poi effettivamente raggiunto. In un weekend, 200 ragazzi dai 14 ai 30 anni, hanno messo insieme le loro forze, idee, e ore di volontariato per realizzare progetti socialmente utili in associazioni, enti, cooperative, istituzioni della provincia e della Diocesi di Padova.

Più nel dettaglio, come riferito dal Centro di Servizio per il Volontariato provinciale di Padova, sui 19 enti partecipanti all'iniziativa, cinque si occupano di disabilità. I giovani ospitati in queste specifiche realtà sono stati 55, per un impegno complessivo di 2.000 ore. A queste si aggiungono le 720 ore cumulate da operatori e volontari degli enti. Durante la manifestazione, comunque, anche altri ragazzi hanno avuto modo di prestare servizio a persone disabili, seppure in centri che non si occupano esclusivamente di disabilità.

volontario con disabileTra le sedi protagoniste del progetto c'è l’Opera della Provvidenza S. Antonio (O.P.S.A.), grande struttura che ospita persone con grave disabilità intellettiva, spesso accompagnata da altre disabilità. L'ente è un interessante osservatorio sul volontariato: in particolare, da tempo accoglie tanti giovani desiderosi di rendersi utili. Sono ragazzi provenienti da tutta Italia. Arrivano da soli, ma anche con i compagni di classe, o con i gruppi parrocchiali. C’è chi si presenta un giorno alla settimana, chi più spesso, soprattutto durante le vacanze estive. E poi c’è chi si ferma per almeno cinque giorni, partecipando alle proposte di volontariato residenziale. Più un ragazzo è giovane, più si nota che la presenza alle varie iniziative è incoraggiata dagli adulti: «La partecipazione attiva va sollecitata. Ci vuole qualche educatore che la promuova. Poi il riscontro tra i ragazzi è positivo», rivela Suor Paola Bazzotti, coordinatrice dei volontari. Per lei, la formazione e il sostegno sono fondamentali: servono a far capire il senso del volontariato, e a mantenere elevato il livello dell’impegno profuso. «Un dato che torna in più commenti dei volontari è la fatica della costanza», sottolinea Suor Paola.
volontari
Per molti, poi, è difficile parlare di disabilità, almeno al primo impatto con la residenza. «Quando incontro i gruppi di ragazzi, le definizioni che emergono sono: “malati”, “persone bisognose”, “con problemi”, “anziani” – racconta la coordinatrice – Solo in seguito si arriva alla parola “disabili”. Io spiego che prima di tutto gli ospiti della struttura sono persone. Poi descrivo le disabilità che si possono incontrare». Poco alla volta, dunque, il ghiaccio si rompe.

Le esitazioni dei giovani si sciolgono. Alla fine «I ragazzi confidano: Avevo tanta paura, non sapevo come comportarmi. Sono stati però gli ospiti a farmi sentire a casa, mi hanno accolto», evidenzia Suor Paola. Che agli incontri informativi sulle proposte di volontariato invita anche i genitori dei giovani partecipanti: un modo per fare “cultura allargata”, mostrando l’immagine reale della disabilità, lontana dalle false credenze spesso ancora diffuse.

Il valore della solidarietà, in fondo, si consolida e si trasmette alle future generazioni con il contributo di tutti. È questione di fare uno sforzo. Volontario.



PER APPROFONDIRE:

Il link del sito di CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), da cui è possibile scaricare l'indagine sul volontariato:
www.csvnet.it


La pagina sul sito dell'Associazione Volontari per la Sclerosi Multipla da cui è possibile scaricare l'indagine: "I giovani incontrano la disabilità"

Centro di Servizio per il Volontariato provinciale di Padova

La pagina del sito dell’Opera della Provvidenza S. Antonio (O.P.S.A.) per conoscere le proposte di volontariato:
www.operadellaprovvidenza.it



IN DISABILI.COM:

IL VOLONTARIATO COME FORMA DI PARTECIPAZIONE

WELFARE COME VOLANO DI RIPRESA


Roberto Bonaldi



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