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Una scena di uno spettacolo teatrale sul palco del GiullareIl festival nazionale di teatro contro ogni barriera di Trani ha portato sulla scena compagnie integrate dove il linguaggio universale dell'arte ha costruito ponti

Per chi fa un mestiere come il mio, parlare e raccontare è lo strumento che ci siamo scelti per trasmettere informazioni, certo, ma la segreta speranza è sempre quella di riuscire a toccare le persone, seminare idee, arrivare un po' più in là, con le sole parole. E quando, in un giorno di luglio caldo caldissimo, in una città luminosissima del sud scopri che alcune di quelle tue parole possono avere una forma meravigliosamente concreta, è un momento che difficilmente dimenticherai.

Mi è successo di pensare e vivere questo, visitando lo scorso weekend il Centro Jôbêl di Trani, una realtà dove il significato di integrazione si concretizza nella realtà di tutti i giorni, tra gli spazi di questa struttura polivalente che è riuscita  a costruire un equilibrio incredibilmente armonioso tra il tessuto sociale cittadino e la comunità che la costituisce.

Credevo di partecipare "solo" (!), come giurata, a Il Giullare, il Festival nazionale di teatro contro ogni una scena di uno degli spettacoli del giullarebarriera organizzato dal Centro, e invece scopro che dietro c'è molto altro, c'è tutto il resto, che è la vera sostanza. C'è un mix di passione e  professionalità in grado di costruire comunità in una struttura che ospita un centro diurno socio-educativo e riabilitativo per adulti disabili, una struttura residenziale comunitaria per adulti con problematiche psicosociali, un centro antiviolenza e antistalking, un servizio di pronto intervento sociale per emergenze abitative, una ludausilioteca, tutti coordinati da una cooperativa sociale negli spazi in cui la parrocchia di S. Maria del Pozzo gestisce l'oratorio.

Tutte attività che non sono un mero elenco di servizi dislocati in un'area  comune - peraltro ben attrezzata e accogliente - ma sono i ragazzini che giocano a calcio nel cortile dell'oratorio a pochi metri da Anna, Carlo, Giovanna che appena arrivata incontro nei loro sorrisi aperti e curiosi. Il viavai di queste ore è brulicante, mentre loro sono impegnati nelle consuete attività in momento dello spettacolo Nato per la follia al festival il giullaregiorni stra-ordinari che scavalcano l'abitudine. Sono i giorni de Il Giullare, e il centro è in fermento per l'organizzazione delle serate che vedranno esibirsi le quattro compagnie finaliste di teatro integrato, arrivate da tutta Italia, prima della premiazione finale di domenica. E a respirarsi è davvero aria di festival: ci sono gli attori che ripassano la loro parte, gli allestimenti da mettere in scena e le prove audio a riempire gli spazi del cortile. Intanto la vita del centro scorre con piccole grandi variazioni alla routine, che prende anse generose e gioiose di sospensione: dal pranzo collettivo ai workshop di teatro che riuniscono attori, compagnie e ospiti di Jobel.

Il Giullare è questo: una occasione di confronto artistico che, crescendo di anno in anno, è arrivata alla sua settima edizione, portando a Trani compagnie teatrali formate da attori con  e senza disabilità, ma anche tutta una serie di altri soggetti che si sono distinti per iniziative di integrazione in tutta Italia.  
Quando, nelle serate di venerdì, sabato e domenica, il Festival entra nel vivo con le esibizione delle compagnie finaliste e degli altri numerosi ospiti, le sedie a disposizione sono tutte occupate: il pubblico è numeroso e la partecipazione calorosa. Sul palco vengono messi in scena testi inediti e rivisitazioni di classici: da una versione aggiornata e rivisitata di Biancaneve, nello spettacolo "Il magico mondo di Ophelandia" a cura della cooperativa premiazione della band scooppiati al giullaresociale Don Uva di Potenza, a "Cupido Scherza e spazza" di ACVE Aprea di Atripalda (Av).  E se la disabilità è parte fisica della compagnia, con attori disabili e non che si mescolano tra loro, spesso rendendosi indistinguibili, la disabilità stessa è anche declinata nei testi delle piece, come in "Nato per la follia" messo in scena dall'Associazione La Panchina di Trento. O ancora, il sentimento di conflitto in "ConflitTI-AMO" dell'Associazione Flair di Perugia. E se nella serata finale l'ospite d'onore è stato nientemeno che Al Bano (venuto a titolo totalmente gratuito), il pubblico ha avuto modo di apprezzare anche le performance musicali di Maria Rita di Cugno, adolescente non vedente dalla voce strepitosa, e di una delegazione degli Scooppiati Diversamente Band che hanno fatto ballare il pubblico a ritmo di simpatia e buona musica, oltre che conoscere il bel progetto di integrazione lavorativa delle TesteCalde. Tutti soggetti premiati dal Giullare per il loro impegno in progetti contro le barriere all'inclusione sociale delle persone con disabilità.

E io, che in questi tre giorni di festa faccio orgogliosamente parte della giuria, mentre siedo in prima fila vivo ad un certo punto una illuminazione forse banale, ma diretta e fisica. Mi accorgo che l'evento è un unico grande corpo, e la scena di uno spettacolo al giullareil loro si scioglie nel noi: la distinzione perde di senso all'improvviso. D'improvviso mi accorgo che io, come tutti, sto guardano uno spettacolo, applaudendo un attore, ridendo per una battuta. Non stiamo partecipando a un evento sociale, non stiamo sforzandoci di vedere oltre, non stiamo battendo le mani con un sorriso di compassione. Lì sopra ci sono persone che sanno emozionarci, che sono nel ruolo, che anche in quei momenti buffi e fuori programma in cui un attore dimentica la battuta o saluta il pubblico con la mano, sono padroni di quella che in quel momento è la loro scena.

Se il Centro Jobel è una famiglia, il Giullare è un momento in cui la famiglia apre le braccia, ti dà modo di esprimerti e salire su una ribalta che per le persone con disabilità è spesso un miraggio. Ecco perché questo festival va conosciuto, sostenuto e frequentato: un momento tra i pochissimi in Italia in cui si dà dignità all'espressione artistica di tutti, senza l'odiosa etichetta "per disabili". E' questo ciò di cui abbiamo bisogno per costruire quella cosa che, la scriviamo così tante volte, è l'integrazione.

giullare: simbolo del festivalA me resta il piacere di aver conosciuto una piccola grande realtà dove i meccanismi di professionalità e passione hanno trovato una combinazione in ingranaggi vincenti. A tenere insieme tutto, in fili che sembrano invisibili ma che sono saldi e robusti come non t'immagini, l'organizzazione e la gestione degli operatori e dei responsabili del centro, che hanno fatto di questa manifestazione qualcosa di unico. A loro, Giovanna Capurso, Cinzia Angarano, Marco Pentassuglia in particolare, e a tutta la loro meravigliosa squadra, va il mio sincero ringraziamento. Non solo per una ospitalità straordinaria, ma per quello che fanno e per come lo fanno, pur nelle continue difficoltà anche di un territorio non facile. 

E voi, pubblico o attori che leggete, per il 2016 fatevi toccare come noi da questa magia. E' un incantesimo strano, quello del Giullare: quello del bene che contagia, non sai come, non sai perché. Forse con uno scherzo, che quando ti volti non vedi più nessuno, e un suono di campanellini che si allontanano saltando ti saluta già lontano.


In disabili.com:

Sul palco del Giullare l'abilita' mette in ombra la disabilita'


foto di Alessandro Ziantoni e Francesco Paradiso

Francesca Martin