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Oggi, 3 dicembre, giornata internazionale della persona con disabilità, riflettori colorati per illuminare la strada da percorrere insieme, oltre le definizioni

Il 3 Dicembre si celebra la giornata internazionale della persona con disabilità.
Che cosa significhi alla fine non è così chiaro come sembra: dal 1992 ad oggi si sente ancora forte il bisogno di una giornata internazionale che celebri l'importanza ed il valore di una persona con caratteristiche speciali.
Se ne comprende il senso di protezione riservato alla persona fragile, ma ciò che appare fuori dal tempo è che si continui a classificare il disabile come una persona svantaggiata, sfortunata, da compatire.

Ogni persona con disabilità percepisce sé stessa in modo unico: chi si sente svantaggiato, chi sfortunato, chi accetta di farsi compatire.
Dall'altra parte della strada c'è chi fa della situazione avversa un'alleata, chi non sente la disabilità come situazione avversa.
Da un'altra parte ancora, c'è chi desidererebbe non considerare la disabilità come vero e proprio handicap ma non può, visto che il mondo nel quale ci troviamo a vivere è pieno di barriere e limiti spesso invalicabili.
Tali limiti portano a pensare che non valga la pena uscire dalla propria zona comoda nella quale tutto è a nostra portata, ma all'interno della quale non accade niente che possa portare emozioni nuove.

Nel 2016 è ancora quindi in atto la santificazione della persona con disabilità: le difficoltà pratiche che frenano la vita da diversamente abile sono talmente tante che la sofferenza esistenziale si tocca con mano, ogni volta che si vede arrancare una carrozzina nel tentativo di superare un gradino, o si scorge una persona disperata perché non può permettersi gli ausili che lo renderebbero più libero.
Il nomenclatore sanitario fermo al medioevo si diverte a far pensare che si stia rinnovando mentre, gira e rigira, resta sempre uno strumento insufficiente alla richiesta di indipendenza. Tutta questa stasi si trasforma in fragilità e sacrificio agli occhi dei normodotati che, un po' per empatia ed un po' per valore inculcato, finiscono per provare compassione per il disabile.
Il disabile, in quanto compatito e non realmente sostenuto nello sviluppo, si sente frustrato e si arrabbia.

E allora, in questo 3 Dicembre accendiamo qualche bel riflettore colorato che metta in luce la realtà attuale:
GIALLO. Se tutti ci diamo da fare per rimuovere anche una sola barriera architettonica abbiamo drasticamente cambiato il mondo in meglio.
AZZURRO. Per ogni persona diversamente abile che si impegna a spiegare con dovizia di particolari cosa sia realmente una barriera architettonica e perché gli impedisca di vivere bene, si crea una rete di conoscenze. La conoscenza è potere ed attuazione, sono mani che si stringono e lavorano insieme, spesso con pochissimo sforzo se si mettono in relazione le energie.
ROSSO. La profezia che si autodetermina: se reputi che Mauro sia un incapace e gli dici che è un incapace, Mauro finirà col credere davvero col credersi incapace. Porre attenzione a come si percepisce e giudica una persona diversamente abile significa valorizzare i suoi punti di forza.
ARANCIO. La persona diversamente abile non è uno stinco di santo. Mangia, espelle, fa i ruttini e dice le parolacce esattamente come qualsiasi essere umano... perché è esattamente quello che è. Un qualsiasi essere umano.


In disabili.com:
Giornata mondiale della disabilità: a che punto siamo con l'integrazione?
La Giornata mondiale disabilità e i 17 obiettivi per un futuro migliore


Lila Madrigali


Foto di copertina: immagine da Google tratta dalla serie "The Undatables"