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una bambola Empathy Dolls Le bambole usate anche per terapia riabilitativa

La terapia della bambola è una terapia non farmacologica innovativa, dedicata a persone affette da problematiche quali demenza, disturbi psichiatrici, disturbi del comportamento o del tono dell'umore. È una strategia terapeutica utile a migliorare il benessere e la qualità di vita, in adulti o minori, in situazioni di difficoltà : facilita il rilassamento e diminuisce gli stati di agitazione. L'impiego di questa terapia aiuta gli operatori nei loro compiti assistenziali e risulta molto utile anche per i familiari che seguono i loro cari a domicilio, poiché la terapia è applicabile sia in ambito residenziale che domiciliare.

Negli ultimi anni si assiste da parte dei servizi a richieste sempre più numerose di interventi che impieghino le terapie espressive, le terapie non farmacologiche, nelle loro diverse modalità , in progetti preventivi, riabilitativi e terapeutici. La terapia farmacologica, infatti, pur essendo necessaria, determina molti effetti collaterali che in alcuni casi appesantiscono una condizione fisica generale già difficile o compromessa da altre patologie organiche.
Per tali ragioni occorre perfezionare delle strategie che aiutino a ridurre il ricorso continuo a crescenti sedazioni e che possano contestualmente stimolare le abilità affettive e cognitive residue che rappresentano i pilastri che sostengono il controllo dei comportamenti patologici tipici degli stati di demenza senile.

L'attenzione rivolta alla lettura dei parametri non-verbali dell'interazione, consente alle terapie non farmacologiche la messa a fuoco di elementi correlati agli stati mentali più arcaici e ai relativi meccanismi di difesa; tutto ciò può costituire un punto di osservazione ulteriore, che si è spesso rivelato utile ad altre figure professionali, anche ai fini della formulazione diagnostica.

La bambola terapeutica nasce in Svezia alla fine degli  anni '90. La sua ideatrice, Britt Marie Egedius Jakobsson, psicoterapeuta, la pensa e la realizza per il suo bambino autistico.
Da allora e sempre più, in Europa, le bambole Joyk create per stimolare l'empatia e le emozioni dei bambini e degli adulti, diventa in ambiti di cura e terapia, oggetto simbolico nella relazione di aiuto.

La terapia consiste nel ricorso all'oggetto bambola, che riveste gradualmente un significato simbolico in grado di aiutare a migliorare il benessere del malato.
Le sue azioni possono realizzarsi sia a livello preventivo che di cura, attraverso il supporto alla salute che può derivare da alcuni benefici dell'intervento organizzato sistematicamente e professionalmente, quali:
o la modulazione di stati d'ansia e di agitazione e delle loro manifestazioni sintomatiche come aggressività , insonnia, apatia o wandering;
o la conseguente possibilità di ridurre sensibilmente il ricorso ai sedativi;
o la riduzione di condizioni di apatia e depressione caratterizzata da disinteresse ed inattività totale;
o la capacità di rispondere ai bisogni emotivi-affettivi che, malgrado il deterioramento cognitivo, rimangono presenti ma non sono più soddisfatti come in età precedenti;
o la possibilità di ostacolare il deterioramento di alcuni abilità cognitive e di sostenere l'utilizzo di prassi motorie che fungono da stimolo delle abilità residue.
A partire dall'osservazione delle potenzialità di questa terapia, essa può essere considerata un metodo integrativo, piuttosto che alternativo, ma anche uno strumento di riabilitazione in grado di aiutare a ridurre e compensare le compromissioni funzionali degenerative.
Da considerare che la terapia della bambola non è per tutti. Più le donne che gli uomini scelgono una bambola da accudire anche se gli studi dimostrano che gli uomini che le hanno utilizzate ne hanno comunque tratto dei benefici, al punto da non volerli escludere da questo tipo di trattamento. In alcuni casi le bambole vengono sostituite con degli "orsetti" o altri animali con ottimi e analoghi risultati.



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Alessandra Babetto