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Nell'inferno degli invisibili esiste una realtà ancora più sommersa: coloro che soffrono di disabilità emotive, caratteriali, comportamentali. Pubblichiamo una testimonianza di Massimo Squillario, che affronta con amarezza  e provocazione un problema che accomuna tante persone


Ho avvertito l'impellenza di questo scritto dopo un recente articolo che parlava di "disabilità invisibile". Speravo di trovarne alcuni concetti già leggendo quell'articolo, ma verteva piuttosto sulle disabilità fisiche meno evidenti ed ottimamente gestite. Ci sono disabilità che vengono trattate molto sporadicamente anche nei siti dedicati alla sensibilizzazione. Perché per molti, forse ancora di più per chi quotidianamente ha lotte fisiche e motorie da affrontare, "quelle sono tutte storie". Chi ha perso un arto, chi non ha mai camminato, può spietatamente sentenziare che chi invece ha disturbi della personalità, sia qualcuno che se solo volesse risolverebbe tutto schioccando le dita.

Magari, ma sì, puoi metterci anche un po' di meditazione, fregnacce di pensiero positivo, dedicarti alla religione o all'orto. Ma tu, "disabile mentale", in realtà hai solo tutte storie. Alibi a comportarti male. Scuse nel non affrontare correttamente la vita, "tu che potresti".
Ma non ci sono rampe per gli schizofrenici.  Non ci sono ausili iper-tecnologici per gli attacchi di panico.
Chi ha un disturbo ossessivo-compulsivo potrebbe essere bonariamente oggetto di dileggio nella compagnia di amici. E chi ha disturbi nel rapporto con l'alimentazione potrebbe ancora sentirsi cantilenare la vecchia pubblicità "vuole fare la modella".

Si dice spesso che i peggiori nemici dei disabili siano i disabili. Se poi si mischiano i piani, apriti cielo. "Io mi sono lanciato col paracadute, e tu me la meni con il disturbo narcisistico? Cioè ti credi tanto bella?" - "Non sento dalla nascita eppure vado al lavoro ogni giorno, e tu hai crisi d'ansia incontrollabile se calpesti le fughe delle piastrelle? Ma per favore!". Ma per favore: perché  sembrerebbe tutta lì la questione. Il disturbo è mentale, e quindi semplicemente mentale deve essere la soluzione. Così se chi ha un amico o un parente paraplegico riterrà sempre doveroso che nessuno mai da lui pretenda capriole sulle primule, la maggior parte di loro non riserverà la stessa attenzione e indignazione laddove ad esser messe a dura prova saranno le differenze elaborative dell'autismo, l'eccessiva vulnerabilità del Borderline o l'inamovibilità dell'Asperger.
Si potrebbero scrivere pagine e pagine sul bizzarro sesto senso che certe situazioni sanno sviluppare in chi ne è portatore. Un po' come accade ai non vedenti, che si dice amplifichino olfatto e udito, ad alcuni borderline viene molto più facile cogliere sfumature nelle frasi, comunicazioni non verbali, collegare apparenti casualità, per creare un quadro complessivo che all'altro soggetto del rapporto in realtà non è ancora chiaro e consapevole. Ai borderline insomma spesso è impossibile mentire, e in un mondo con aspirazioni politically correct questa è una vera grana da evitare, una denudazione a cui la maggior parte delle persone non ha nessuna voglia di sottoporsi.

Nella conflittualità dei rapporti non verrà mai applicata un'attenzione equivalente allo spingere una carrozzina in salita, non verrà mai spostato un ostacolo emotivo come si farebbe con uno materiale al passaggio di un ipovedente. Le parole "storpio" o "handicappato" causano uno stigma sociale che spinge a sempre nuove etichette; abbiamo avuto i "diversamente abili" e oggi piace il "con esigenze speciali". Terreni meramente fisici; gli altri invece saranno sempre gli isterici, i pazzi, i nevrotici, i rompipalle, in definitiva quelli insopportabili. Quelli che si devono aggiustare, quelli che devono semplicemente decidere di cambiare la loro vita, e se non lo fanno la colpa è loro, sono loro che vogliono restare così.
Tanta empatia per persone con sindrome Down che eseguono una performance. Ma l'agorafobico che cento volte viene al cinema, sarà giudicato ingestibile e infrequentabile se alla centounesima vorrà andare via a metà spettacolo, o non riuscirà neanche ad uscire di casa. Perché  è questa la cosa più insidiosa e pericolosa: i disabili caratteriali sembrano persone "normali" in molte occasioni. Appaiono funzionali, produttivi, magari poco divertenti, introversi, ma affidabili. Prima di  trovare disturbi estremamente gravi ed autismi inespugnabili, c'è tutta una gradazione di persone più o meno consapevoli della propria condizione, in terapia farmacologica o no, con ripetuti tentativi di integrazione o isolamenti a vari livelli. Ben pochi "normodotati" si danno mai il tempo e la preoccupazione di capire quali possano essere i punti destabilizzanti da aggirare, quali ombre vadano irradiate per ricevere ciò che anche questi emarginati invisibili potrebbero e vorrebbero dare. Ma hanno tutte storie, e non ci sono rampe per loro.


In disabili.com:
Essere (malati) rari non significa essere invisibili
 
Massimo Squillario