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La FISH chiede una immediata verifica e chiusura con riconversione di quelle strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie di tipo residenziale che di fatto segregano e maltrattano ospiti anziani e disabili

114 casi di maltrattamenti, 68 di abbandono d’incapace, 16 di lesioni personali e 16 di sequestro di persona. Sono numeri che fanno rabbrividire, quelli relativi alle violazioni penali più frequenti nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari rilevate dall’Arma dei Carabinieri nel 2016 e trasmesse dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap in occasione della recente Conferenza di Consenso sulla segregazione delle persone con disabilità.

FENOMENO SOTTOSTIMATO - “Segregazione”. Questa parola che da sola fa tremare i polsi, evocando scenari di carcerazione, è stata al centro della discussione che, dando spazio e facendosi portavoce di una fortissima istanza da parte del mondo della disabilità e delle famiglie di persone disabili in particolare, lancia di fatto una sfida politica, culturale, scientifica e organizzativa a questo modello.
La prima sfida è immediata: in Italia persistono servizi e strutture residenziali dove le persone con disabilità e gli anziani non autosufficienti vivono in condizioni segreganti e subiscono trattamenti inumani e degradanti. Il consolidato sospetto che i fatti di cronaca, le indagini delle autorità competenti, le azioni penali rappresentino solo una minima parte delle situazioni vissute impone di chiedere a gran forza una immediata verifica e un impegno politico a chiudere e convertire queste strutture, si legge nella nota della FISH.

DISABILITA’ PIU’ FRAGILI - Ma non c’è solo la segregazione, brutale e conclamata. Condizionidi vita degradanti e umilianti derivano anche dalla separazione, dall’isolamento, dalla sola contrazione delle elementari libertà individuali. Servizi in cui prevale una concezione sanitaria e ospedaliera che trasforma chi ne è ospite in “paziente”, “malato” e non più persona con il diritto di vivere normalmente la sua vita e le sue relazioni interpersonali. E dalla Conferenza della FISH emerge come queste “residenze totali” siano in particolare rivolte alle persone con limitazioni di natura intellettiva o di salute mentale.

I CRITERI DI ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE - La FISH punta il dito in particolare sui criteri di accreditamento delle strutture, ritenendoli  prettamente incentrati sui requisiti strutturali che non riescono a distinguere i servizi che lavorano per l’inclusione da quelli che si possono definire segreganti. Dalla Conferenza di Consenso emerge la convinzione che i criteri di accreditamento debbano invece riguardare sempre più processi interni alle strutture, focalizzati sulla personalizzazione dei progetti di vita, sui supporti, sulla interazione col territorio e le comunità locali.

STOP ALLE RETTE - È’ ora di modificare anche le impostazioni “finanziarie” centrandole non sulla copertura delle rette e quindi sull’autoconservazione dei servizi stessi, ma orientandole alla definizione delle risorse necessarie alla realizzazione del progetto di vita della persona con disabilità, rendendo esigibile la libertà di scelta della persona con disabilità, favorendo la deistituzionalizzazione e la progressiva crescita dell’autonomia personale, aggiunge la FISH.

TRE OBIETTIVI - La Conferenza si chiude quindi con una certezza: si è aperto un cantiere con tre impegnative linee di azione:

1. “liberare” il prima possibile le persone con disabilità che vivono in situazioni inumane e degradanti;

2. individuare con certezza le strutture da ritenere segreganti e quindi da chiudere o convertire;

3. delineare nuovi modelli inclusivi di servizi e sostegni per l’abitare.

Su questa terza linea di azione la giuria che ha supportato la Conferenza promossa da FISH ha apprezzato lo sforzo di individuazione dei rischi di segregazione degli attuali servizi residenziali. Ha però suggerito di proseguire nel lavoro di dettaglio rovesciandone la logica, ossia definire indicatori e check list che promuovano la qualità dei servizi per l’abitare, valorizzando il lavoro prodotto dall’Osservatorio Nazionale Disabilità e dalla recente Norma UNI 11010:2016 che fissa appunto indicazioni – finalmente aderenti alla Convenzione ONU – sui “Servizi per l’abitare e servizi per l’inclusione sociale delle persone con disabilità”.

Il lavoro ora prosegue innanzitutto a livello politico e istituzionale con richieste immediate e relative alle emergenze umane, fa sapere la Federazione. In questo FISH confida di contare anche sul supporto del “Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale” che ha partecipato alla Conferenza annunciando un lavoro di studio e concreta verifica sul tema.
Prosegue anche l’approfondimento tecnico e scientifico su modelli organizzativi, criteri, elaborazioni, con la ricerca di un confronto più stretto anche con Regioni e Comuni.

In disabili.com:

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Redazione