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Dal Consiglio Nazionale del Notariato tre proposte per il sostegno dell’intero nucleo nel quale si sviluppa il rapporto di cura famigliare

Sono anni che la “questione caregiver” si trascina nel nostro Paese, con legislature che si sono succedute senza giungere a quel riconoscimento di tutele e diritti che fanno dell’Italia una eccezione tra i numerosi paesi europei che invece quella protezione l’hanno concessa.

Così, mentre sembra sempre che la legge sia ad un passo dall’essere approvata (qui ne raccontiamo l’iter), intanto sono tre milioni le persone nel nostro Paese che, spesso dovendo abbandonare il proprio lavoro, quasi sempre rinunciando a vita sociale e svaghi, si occupano continuativamente di un familiare con disabilità, non autosufficiente, senza un riconoscimento giuridico in materia di pensione assistenziale, indennità o malattia, né tantomeno misure che assicurino una qualità della vita pari a tutto il resto della popolazione.

Come intervenire, quindi? Che strumenti introdurre, o leggi migliorare, per iniziare, perlomeno, un percorso di riconoscimento giuridico della figura del caregiver? Ricordiamo, peraltro, il recente parere del Comitato delle Nazioni Unite, per il quale la mancanza di sostegni finanziari e sociali alle famiglie delle persone con disabilità può configurare una violazione dei diritti umani.
Sull’argomento sono arrivate in questi giorni anche le proposte del Consiglio Nazionale del Notariato, presentate in occasione della tavola rotonda dal titolo 'La persona fragile e il ruolo dei caregiver: nuovi strumenti per le famiglie vulnerabili', nell’ambito del 56° Congresso Nazionale del Notariato, svoltosi a Roma.
All'incontro hanno preso parte Alessandra Locatelli, neo ministra per le Disabilità, Valentina Perniciaro, presidente della Fondazione Tetrabondi, Elena Sodano, presidente dell'Associazione Ra.Gi Onlus, Pietro Franzina, ordinario di diritto Internazionale- Università Cattolica del Sacro Cuore, Diego Barone, Consigliere Nazionale del Notariato e Nicola Russo, capo dipartimento per gli affari di giustizia del ministero della Giustizia.

La proposta del Notariato parte dal presupposto che, in caso di presenza di un caregiver familiare, abbiamo di fronte tutto un nucleo vulnerabile, e non solo il soggetto da assistere. Secondo i notai è quindi necessario cambiare prospettiva e passare dalla protezione di chi riceve cura alla protezione congiunta di chi riceve e chi cura, attraverso il riconoscimento giuridico della figura del caregiver, partendo dalla normativa esistente.
Le proposte del notariato si muovo su più fronti, e comprendono anche misure che abbracciano anche altri ambiti, come quello del Dopo di Noi, sempre a carattere famigliare.

Le proposte del Notariato:
1. Deroga alla disciplina testamentaria
Il Notariato propone la modifica della normativa sul 'dopo di noi' per fare in modo che un genitore possa disporre per testamento o compiere una donazione a favore di un figlio con disabilità, senza che questo lascito o questa donazione possano essere impugnati da altri figli (con una apposita deroga, quindi, alla disciplina della c.d. 'legittima'). Secondo il Notariato, la riforma consentirebbe, nell'ambito dei rapporti familiari, di dare maggiore rilevanza alle esigenze di cura della persona rispetto alle esigenze di 'equilibrio' nel trattamento successorio dei legittimari

2. Modifica al codice civile
Il Notariato propone anche la modifica al Codice Civile, in modo che i familiari di una persona con disabilità grave possano disporre per testamento in suo favore, prevedendo che alla sua morte i suoi beni siano destinati alle persone o agli enti che se ne sono presi cura. La riforma metterebbe al centro l'esigenza del soggetto disabile di avere un patrimonio proprio senza lasciare che, alla sua morte, quello stesso patrimonio si devolva a persone che potrebbero non avere avuto alcun rapporto di cura con lui. E, al contrario, 'premiando' coloro che questo rapporto avranno avuto.

3. Il riconoscimento giuridico della figura del caregiver
Secondo la proposta del Notariato, la qualifica di caregiver dovrebbe sempre essere riconosciuta da parte di un magistrato, ma una volta attribuita consentirebbe di trattare normativamente il caregiver in base a regole analoghe a quelle oggi previste per un amministratore di sostegno o ai genitori dei figli minorenni o ai tutori delle persone interdette.
I notai evidenziano che questa riforma avrebbe grande impatto soprattutto sulle famiglie con soggetti disabili maggiorenni: oggi, al compimento della maggiore età, i genitori perdono automaticamente la funzione di amministrazione e di rappresentanza legale del figlio, e quindi diventa necessario che uno di essi si faccia nominare amministratore di sostegno del figlio (con procedura piuttosto lenta e anche umiliante, che richiede esame della persona in udienza davanti al giudice e esibizione di documentazione medica; in certi casi anche di prove testimoniali circa la capacità della persona).
Con la riforma suggerita, dichiara il notariato - si potrebbe conferire al genitore anche la qualifica di caregiver con abbinate funzioni analoghe a quelle che il genitore può esercitare in forza del rapporto di filiazione: il giorno del compimento del 18° anno di età del figlio, quel genitore potrebbe proseguire nell'esercizio delle stesse facoltà, non più in quanto genitore ma in quanto caregiver, senza bisogno di ulteriori procedure e senza soluzione di continuità. Prevedendo una alternativa rappresentata dalla nomina di un diverso amministratore di sostegno scelto dal giudice in presenza di gravi motivi.

Su questo argomento leggi anche:

Caregiver: chi sono e cosa fanno (e perchè serve una legge subito)

Redazione

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