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Fenomeno in costante aumento tra i giovanissimi, va contrastato con ascolto, conoscenza degli strumenti ed educazione al rispetto

Oggi, in concomitanza con la Giornata europea della sicurezza in rete, istituita nel 2004  per sensibilizzare verso un uso più sicuro e consapevole di internet e dei social network, si svolge anche la prima giornata nazionale contro il bullismo.
Il bullismo è un fenomeno in esponenziale crescita negli ultimi anni, che trova inoltre,  non di rado, nei social network, nel web e negli strumenti telematici ambienti fertili dove i giovanissimi possono diventare vittime – o autori essi stessi - di atti denigratori, le cui ricadute possono avere effetti devastanti sul piano tanto fisico quanto psicologico delle vittime, anche sulla lunga durata.

I NUMERI DI BULLISMO E CYBERBULLISMO - I dati italiani più recenti relativi a bullismo e cyberbullismo sono quelli raccolti daTelefono Azzurro – che su questo fronte è attivo al numero 1.96.96 -  e risalenti a settembre 2016: nell’anno scolastico 2015-2016, Telefono Azzurro ha gestito 1 caso al giorno di bullismo o cyberbullismo attraverso call center. In totale i casi gestiti sono stati 270 (il 13% sul totale -2055- dei casi denunciati all’Associazione, percentuale superiore a quella tra febbraio e luglio 2015 che era del 10,3%). Dei 270 casi gestiti, il 62% ha riguardato richieste di aiuto per situazioni di bullismo. Più della metà dei casi di cyberbullismo segnalati sono avvenuti al Nord (56,5%), mentre l’età delle vittime si sta abbassando in maniera preoccupante: è un trend in crescita quello che vede come vittime bambini sempre più piccoli, anche di 5 anni (22% dei casi).
Se i ragazzi sono vittime quasi unicamente di episodi di bullismo (89,5%), più di 1 ragazza su 6 è vittima di cyberbullismo (16,7%). Inoltre, anche se i bulli sono generalmente maschi (60% dei casi) e amici o conoscenti della vittima, in 1 caso su 4 viene segnalata come bulla una ragazza e in 1 caso su 6 almeno una diade.

LA LEGGE SUL BULLISMO - Se consideriamo che il 91% dei giovani tra 14 e 18 anni è iscritto ad almeno un social network e l’87% usa uno smartphone connesso a internet, è evidente che il fenomeno va preso in considerazione in modo serio.
Proprio per questo è stata approvato qualche giorno fa dal Senato un disegno di legge che vuole affrontare il problema, intervenendo rispetto a misure di prevenzione e di educazione nelle scuole sia per le vittime, sia per i "bulli" e stabilendo la ‘procedura di ammonimento’ come nella legge anti-stalking.

NON SOLO VIOLENZA FISICA - Essere oggetto di prese in giro, di dileggio oltre che di vera e propria violenza - fisica o psicologica - è diventare bersaglio dei bulli. Bulli che esprimono la loro prepotenza colpendo chi, più indifeso, tace e incassa. Intimorito, spaventato e umiliato. Ma, appunto, non  pensiamo che il bullismo siano solo “spintoni”: si tratta, certo, della tipologia più propria dei soggetti maschi, ad esempio, ma non solo. C’è anche il bullismo indiretto, che tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola. E infine il bullismo più frequente fra le femmine, quello che denigra e scredita attraverso il pettegolezzo, forma di violenza subdola che nei giovanissimi può avere effetti devastanti.

BULLISMO, MALATTIA E DISABILITA' -  E il bullismo, se mira a colpire i punti deboli e le fragilità, ridicolizzandole e facendone oggetto di scherno, non prescinde purtroppo problemi fisici o disabilità. Interessante in questo senso le testimonianze raccolta tra i piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che raccontano le proprie esperienze con il prepotente di turno: "I miei compagni mi prendono in giro perché non parlo bene; ho fatto tre interventi da quando sono piccolo" scrive un bambino preso di mira a causa della sua malattia.
Fiorella, 11 anni, ricorda che alle elementari veniva "presa in giro dai ragazzi più piccoli solo perché avevo una malattia e molto spesso venivo ricoverata. Molti dicevano ‘stammi lontano perché sei contagiosa’ e appena tossivo facevano brutte facce. Io sapevo cosa voleva dire soffrire. Mai deridere gli altri senza sapere di cosa soffrono".
Martina è fiera di non essere bulla: "rispetto gli altri – scrive – e sono pronta a difendere chi è in difficoltà". Sara, invece, confessa di essere stata bulla per un periodo della sua vita: "io e altre due mie amiche ci divertivamo a prendere in giro le ragazze più deboli. Lo facevamo per essere fighe agli occhi dei ragazzi. Ma poi, dopo l’esperienza in ospedale, ho capito che per essere fighe ci vogliono ben altre cose come il rispetto, la generosità".

UNA GUIDA PER IL WEB SICURO - L’uso disinvolto e massiccio delle nuove tecnologie da parte dei nativi digitali ha portato i giovanissimi a trasferire la valenza del reale nella dimensione virtuale e online, talvolta con effetti distorsivi talmente evidenti da preoccupare. Ma la rete e le nuove tecnologie sono strumenti che nascono come opportunità: per conoscere, confrontarsi con il mondo e per comunicare. Per questo è importante conoscerli a fondo – anche nei loro pericoli e imparare a utilizzarli e monitorarli correttamente. A questo scopo è stata realizzatada Telefono Azzurro la guida operativa “Il Nostro Post(o) nella rete” (scaricabile qui), per far conoscere e orientare gli utenti nella gestione di alcune problematiche connesse all’utilizzo delle tecnologie digitali da parte dei più giovani. Si rivolge, in particolare, ad adulti di riferimento, genitori, insegnanti, operatori del sociale e della salute mentale, a professionisti dell’infanzia.

Infine una riflessioni. Ben vengano strumenti, guide e consigli degli esperti, sempre. Ma prima di tutto, viene da dire, partiamo dalla cosa più semplice ma forse più difficile: il rispetto. Educhiamo i nostri ragazzi alle differenze, al rispetto di quello che non è uguale a noi, alla libertà di essere quello che si è, sempre.

Per approfondire:

Il focus dedicato al bullismo dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù


In disabili.com:

Legge su bullismo e cyberbullismo: cosa prevede per la scuola?

Alex Zanardi testimonial per dire No al bullismo


Francesca Martin